Il nucleare ha poco futuro

  • 24 Aprile 2006

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Uno studio del Mit denuncia tutti i problemi ancora aperti del nucleare

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Lo studio interdisciplinare del MIT presentato nel 2003 mette l’accento sulle incertezze legate alla fonte nucleare e anche agli aspetti economici nonostante i potenziali vantaggi del nucleare rispetto ai meccanismi di Emission Trading.
Per quanto riguarda i costi industriali, nei mercati liberalizzati dell’energia il nucleare non è competitivo con gas e carbone. Sono possibili riduzioni nei costi se si rendono più efficienti le fasi di costruzione e di funzionamento degli impianti, mentre una partecipazione agli schemi di Emission Trading può dare un vantaggio economico.
Per quanto riguarda la sicurezza, i nuovi reattori presentano notevoli miglioramenti rispetto al passato. Si sottolinea però come molto poco invece si sappia rispetto alla sicurezza nelle varie fasi del ciclo del combustibile.
Per quanto riguarda la gestione delle scorie, il suo stoccaggio geologico è tecnicamente fattibile ma manca ancora una esperienza convincente che lo dimostri. Il riprocessamento del combustibile non sembra migliorare la situazione e ci sono diverse indicazioni che l’uso di cicli senza rirpocessamento del combustibile irraggiato presentino vantaggi almeno pari a quelli rivendicati dai sostenitori del rirpocessamento.
Per quanto riguarda il rischio di proliferazione atomica lo studio sottolinea come il regime attuale di controlli non sia sufficiente e che il riprocessamento del combustibile irraggiato con la separazione del Plutonio – praticato in Europa, Giappone e Russia – presenti rischi elevati di proliferazione atomica.
Il rapporto presenta delle raccomandazioni per rilanciare il nucleare tra le quali un credito di imposta di 200 $/kW per ridurre i costi di costruzione dei nuovi impianti che sono molto elevati. Bisogna qui notare che questo credito di imposta equivale a circa il 50% dei costi di costruzione di una nuova centrale a gas. Il fatto che uno studio pro-nucleare invochi il supporto pubblico di questa dimensione è una prova dell’inconsistenza dei benefici economici della fonte nucleare.
Si pensa a un incentivo di 1,8 centesimi/kWh a chi vuole costruire una nuova centrale nucleare – cifra che copre i costi operativi e di manutenzione – ma nonostante questo incentivo non si hanno notizie di una ripresa del nucleare negli USA.
Va notato infine come nei Paesi che hanno un parco centrali come gli USA e che da 25 anni hanno segnato un sostanziale immobilismo nel settore – la maggior parte delle iniziative riguardano l’ammodernamento di vecchi impianti per estenderne la vita utile – si pone il problema se mantenere aperto il settore o chiuderlo.
Che questo sia il vero tema – sostituire gli impianti che verranno chiusi a fine vita – lo si desume anche dagli scenari ufficiali del DOE nei quali infatti il nucleare mantiene costante la produzione nel tempo riducendo la quota sul totale (cfr scheda 1.1).

MIT, 2003, pagine 26 
 

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