Complicare la semplicità

  • 20 Aprile 2006

Italia-Germania. Il Conto energia a confronto

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di Alex Sorokin     

Sul mercato mondiale il settore del solare fotovoltaico (Fv) continua la sua inarrestabile crescita al ritmo medio del 30-40% ogni anno. Nel 2005 la potenza Fv installata nel mondo ha superato i 3.000 MW, di cui la metà in Giappone. Segue la Germania con oltre 1.000 MW installati. Con la revisione della legge a favore delle fonti rinnovabili, nell’agosto 2004, l’industria Fv tedesca vive uno straordinario boom di sviluppo e dà lavoro a oltre 20.000 addetti. In Italia il DL 387/2003 di recepimento della Direttiva europea per le fonti rinnovabili (Direttiva 2001/77/CE) aveva già creato le premesse per l’introduzione del sistema di incentivazione in conto energia, dimostratosi in Germania di grande efficacia. Dopo oltre due anni di attese, a partire da luglio 2005 il Ministero per le Attività Produttive (Map) e l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (Aeeg) hanno emanato in rapida successione una serie di provvedimenti quali il Decreto Map del 28/07/2005, la Delibera Aeeg n.188 del 14/09/2005, il Decreto Map del 6/02/2006, la Delibera Aeeg n.28 del 10/02/2006 e la Delibera Aeeg n.40 del 24/02/2006.

 

La tabella 1, nel tentare di sintetizzare il nuovo quadro normativo italiano, esprime una complessità, nata nella trasposizione alla realtà italiana di un meccanismo di incentivazione in fondo semplice quale quello tedesco. La tabella è strutturata in tre colonne principali per le tre taglie d’impianto previste, ovvero 120kWp, 20-50kWp e 50-1000kWp. La prima colonna a sinistra (taglia 1- 20kWp) è suddivisa ulteriormente in due sub-colonne, che esprimono la possibilità di scelta, per la sola taglia da 1- 20kWp, fra il regime di “scambio sul posto” (senza partita Iva) oppure di “cessione in rete” (con partita Iva).

 

Diversamente dal sistema tedesco a tariffa unica e omnicomprensiva, il meccanismo italiano è composta da due elementi da sommare quali la tariffa incentivante e la remunerazione dell’energia elettrica prodotta, ai quali si aggiunge l’eventuale premio per gli impianti architettonicamente integrati. Per chi invece opta per lo “scambio sul posto” il sistema prevede il calcolo della tariffa incentivante in base all’energia prodotta e resa disponibile alle utenze elettriche del soggetto responsabile, in pratica l’energia autoconsumata, abbinata al relativo risparmio in bolletta.

Per gli impianti Fv di potenza superiore a 50 kWp la tariffa incentivante è soggetta ad un meccanismo di gara, che assegna priorità d’accesso ai soggetti che richiedono le tariffe incentivanti più basse. A questo si aggiunge, per gli impianti Fv >50 kWp, un impegno a presentare una cauzione di 1.000 €/kWp a titolo di penale in caso di mancata realizzazione dell’impianto nei termini previsti. Per maggiori dettagli si consiglia di fare riferimento al sito internet del GRTN www.grnt.it.   

 

Limiti inaccettabili

L’altro elemento che desta preoccupazione nel settore è quello del limite della capacità incentivabile, quantificato al momento in complessivi 500 MWp, ripartiti in 360 MWp per impianti con potenza <50 kWp, e 140 MWp per impianti con potenza >50 kWp; inoltre, tale limite è stato suddiviso in quote annuali costanti nel tempo, fissate in 85 MWp l’anno (60 MWp per impianti < 50 kWp e 25 MWp per impianti >50 kWp). IL settore solare Fv e’ notoriamente caratterizzato da una dinamica di crescita esponenziale del 30-40% ogni anno, per cui ogni 2-3 anni il mercato raddoppia. Pertanto, fra circa 2anni questi limiti diventeranno un freno per lo sviluppo dell’industria Fv nazionale.

 

Ovvero limitando la potenza annuale incentivabile ad 85MWp che è pari alla capacità che la Germania installa in 2 mesi, il meccanismo italiano rischia di creare una specie di mercato “fuoco-di paglia”. A fronte di una prospettiva di mercato così a corto respiro, solo pochi imprenditori nazionali saranno disposti ad investire e assumere nuovo personale. Per soddisfare una domanda a “fuoco-di-paglia” le aziende tendono a sfruttare il momento propizio acquistando i prodotti all’estero, piuttosto che pianificare investimenti per creare strutture produttive in Italia. Pertanto l’effetto di questo limite è quello di ostacolare lo sviluppo dell’industria Fv nazionale, a tutto vantaggio delle industrie estere già  pronte per cogliere le opportunità di mercato. Occorre chiedersi quale deve essere il fine ultimo di un meccanismo di incentivazione a favore di un settore come quello Fv? – Produrre un po’ di energia pulita per accontentare i cittadini? – Aiutare il paese nel raggiungere il proprio obiettivo di Kyoto? Sappiamo che la tecnologia Fv non potrà incidere nel raggiungere, entro il 2010, l’obiettivo nazionale di Kyoto. Esistono altre tecnologie rinnovabili, meno costose e meglio adatte allo scopo. In Germania, in Giappone, e negli altri paesi che hanno adottato provvedimenti simili, lo scopo primario dell’incentivo per il settore Fv non è quello di accontentare i cittadini che chiedono energia verde. L’obiettivo vero dei provvedimenti di incentivazione è quello di investire nel futuro, di stimolare lo sviluppo di una domanda stabile sul mercato interno, in modo da creare premesse solide per lo sviluppo di una proprio industria nazionale. In tutto il Mondo l’Italia è nota come il “paese del sole” che però non sfrutta il Sole.

Occorre superare l’orizzonte del vantaggio a breve termine, e mettere in atto una strategia industriale a medio/lungo termine. Occorrono norme che creano certezze di mercato e una prospettive di futuro a medio/lungo termine, in modo da stimolare investimenti capaci di cogliere le opportunità occupazionali e di sviluppo economico offerte dalle nuove tecnologie delle fonti rinnovabili.

 21 aprile 2006

Leggi l’articolo con la tabella (documento Pdf, 250 kbyte)

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