“Il grande balzo” – rapporto della Price Waterhouse Coopers – presenta le valutazioni dei dirigenti di 98 compagnie elettriche di tutto il mondo per sondarne preoccupazioni e aspettative.
Il primo elemento che emerge è la consapevolezza dei profondi mutamenti in atto. Secondo la metà dei responsabili (il 72% in Europa) il settore energetico è alla viglia di cambiamenti rivoluzionari.
Il 54% dei responsabili ritiene che shock ambientali potranno causare profonde trasformazioni. Alla domanda su quali tecnologie potranno contribuire a ridurre i gas climalteranti nei prossimi 10 anni le risposte sono abbastanza sorprendenti. Al primo posto vengono le rinnovabili, poi il sequestro/gassificazione del carbone e per ultimo il nucleare.
Significativamente solo il 16% (peraltro prevalentemente le utilities asiatiche) ritiene che dopo il 2012 si avrà un’eliminazione dei limiti di Kyoto o in generale di limiti alle emissioni climalteranti. Per il 21% invece si estenderà a livello mondiale lo schema europeo dell’Emissions trading.
Il senso della delicatezza della situazione è testimoniato dall’elevata percentuale delle risposte delle utilities europee che ritengono più probabili interuzioni delle forniture di gas (48%) o black-out elettrici (45%) rispetto a cinque anni fa. Sempre in ambito europeo, la percentuale di coloro che ritengono che la spinta dell’Emissions Trading abbia stimolato maggiori investimenti nelle fonti rinnovabili è tre volte superiore rispetto alla percentuale di chi ha preso in considerazione un’espansione del nucleare. Rispetto alla seconda fase dell’Emissions trading (2008-12), il 52% delle utilities europee ritiene che il prezzo dei crediti di carbonio amumenterà fino al 20% o oltre. Quasi nessuno ritiene che il prezzo, pari a 26 €/t al momento della ricerca condotta tre mesi fa (29 €/t oggi), si ridurrà.

 

The Big Leap, Utilities global survey 2006, 68 pagine, testo in inglese