La cella necessaria

  • 5 Aprile 2006

Lo sviluppo di una filiera nostrana del fotovoltaico e' indispensabile. Ma il potere politico non sta creando le condizioni per una produzione italiana.  

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Le difficoltà di approvvigionamento del silicio cristallino stanno scatenando la corsa verso altre tecnologie solari. Le soluzioni in via di sviluppo sono molte, dal silicio amorfo al tellururo di cadmio, dall’arseniuro di gallio ai materiali organici, anche se va detto che finora le attese di una loro penetrazione sul mercato non sono state rispettate (anzi la percentuale delle vendite dei film sottili sono calate dal 15% del 1995 all’attuale 5%). La situazione però è destinata a cambiare. Un’analisi sulle prospettive che si aprono nel campo dei film sottili viene presentata in un rapporto americano elaborato da NanoMarkets. Nel rapporto si presentano le attività delle principali industrie impegnate in questo settore: DayStar Technologies, First Solar, Global Photonic Energy, HelioVolt, Honda, Iowa Thin Film, Konarka, Miasole, Nanosolar, Sanyo, Shell Solar and Uni-Solar. Vengono inoltre esplorati i diversi segmenti di mercato, prevedendo un fatturato per i materiali alternativi al silicio cristallino di 2,3 miliardi di dollari nel 2011. Una valutazione che potrebbe anche rivelarsi troppo prudente alla luce dell’esplosione del mercato solare. Sempre in tema di scenari possibili, secondo l’Epia (European Photovoltaic Industry Association) in uno scenario di politiche favorevoli il mercato fotovoltaico mondiale potrebbe raggiungere il livello di 5,4 GW/anno, cioè più del triplo di quanto si è installto lo scorso anno. Questo scenario prevede che la produzione di silicio solare si accresca a 30.000 tonnellate/anno, che lo spessore delle celle si dimezzi rispetto all’attuale livello di 300 mm e che la quota di film sottili raggiunga 1 GW/a, cioè cresca fino a un quinto della produzione totale. Le nuove installazioni non dovrebbero aumentare più del 20% sia nel 2006 sia nel 2007 a causa della nota difficoltà di approvigionamento del silicio, mentre si dovrebbero poi raggiungere tassi di crescita molto più elevati. Dal 2008 inoltre dovrebbe riprendere la discesa storica dei prezzi al ritmo del 5% ogni anno. In termini di fatturato annuo, secondo una recente ricerca statunitense (Clean energy trends di CleanEdge) il comparto del fotovoltaico dovrebbe passare dagli 11,2 a 51,1 miliardi di dollari tra il 2005 e il 2015.

Quanto costano 1.000 MW fotovoltaici?
Il fotovoltaico si sa costa molto, anche se le prospettive di riduzione dei prezzi e la possibilità di coprire ampie quote della domanda di energia sul lungo periodo ne fanno una soluzione strategica. Ma quanto pesa il meccanismo di incentivazione che abbiamo ora introdotto in Italia? Considerando gli attuali (generosi) riconoscimenti per la cessione alla rete dell’elettricità solare e la decurtazione di questo valore del 5% annuo a partire dal 2007, si può fare una valutazione sull’incidenza del fotovoltaico in relazione a diversi livelli della potenza installata. Per comodità riportiamo i valori in termini di incremento della bolletta elettrica, visto che il prelievo per l’incentivo solare viene fatto gravare sulla tariffa. Se entro un decennio avessimo 2.000 MW installati pagheremmo in media 0,5 euro al mese in più (dal 2015). É facile quindi valutare l’impatto per una potenza installati di 1.000 o 4.000 MW, il range entro cui si posizionerà la potenza cumulativa nel nostro paese fra 10 anni. Quanto verrà riconosciuto agli impianti sotto i 20 kW nel 2015? 0,28 euro/kWh oltre al riconoscimento dello scambio sul posto, cioè decisamente più di quanto viene riconosciuto oggi all’eolico. La situazione potrebbe cambiare se sul medio periodo (attorno al 2010) si avesse un breakthrough tecnologico che consentisse di ridurre drasticamente i costi di produzione delle celle. L’esperienza finora maturata obbliga a essere però piuttosto cauti, in quanto è più probabile che si abbia una continua evoluzione della tecnologia. Va comunque detto che per fare paragoni corretti sui costi del fotovoltaico, bisognerebbe considerare che i prezzi dell’energia elettrica nelle ore centrali della giornata sono decisamente più alti (15-30%) rispetto alla media. Va inoltre aggiunto il fatto che con il fotovoltaico integrato nell’edilizia non ci sono perdite sulla rete di trasmissione e distribuzione (circa 6% in Italia). Dunque il valore dell’elettricità fotovoltaica è almeno di un terzo superiore a quella convenzionale.

Obiettivo primario: creare un’industria nazionale
Se si considera l’obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti per soddisfare Kyoto, il fotovoltaico risulta certamente più costoso rispetto a molte alternative. Gettando però lo sguardo sul lungo termine la situazione cambia e questa tecnologia risulta vincente. Ma allora le politiche governative devono essere commisurate alla creazione di una forte presenza nazionale in questo settore strategico. Occorre cioè creare nel corso del prossimo decennio un’industria solare competitiva sui mercati internazionali. La politica della domanda interna deve essere funzionale a questo obiettivo. Lavorare per un ampio mercato interno senza creare le condizioni per un’incisiva produzione italiana sarebbe una scelta miope e perdente (l’opinione pubblica non comprenderebbe). Per raggiungere questo fine occorre quindi una decisa azione di Governo e va sollecitato l’impegno delle imprese italiane, a iniziare dall’Eni che ha mantenuto nel fotovoltaico una presenza di basso profilo, scelta assolutamente incomprensibile nella nuova fase di crescita tumultuosa del mercato.

FV-Fotovoltaici 3/2006 (maggio-giugno)

Gianni Silvestrini – Direttore Scientifico del Kyoto Club

 

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