Alcuni lo vedono esclusivamente come fonte di entrate per le esauste casse delle città italiane. Altri lo ritengono un odioso balzello che le zone centrali delle città (quelle abitate dai cittadini più abbienti) impongono a coloro che abitano nelle periferie, e che nel centro devono venire per lavoro o altri motivi. Insomma, coloro che manifestano perplessità, quando non aperta opposizione, nei confronti di qualsiasi forma di tariffazione dell’accesso ai centri urbani su autovettura (Road pricing, o congestion charge) sono numerosi, e si collocano trasversalmente lungo tutto l’arco politico.
Eppure, le (poche) esperienze maturate a livello internazionale (Londra e Oslo, per fare due esempi fra i più noti) hanno dato risultati più che soddisfacenti sotto diversi profili. In Italia finora si sono fatte ipotesi e limitate sperimentazioni. Uno studio di qualche anno fa’ commissionato dal Comune di Milano aveva previsto risultati modesti in termini di riduzione attesa del traffico e dell’inquinamento urbano. Eppure, immaginando qualche ipotesi un po’ più “coraggiosa” si potrebbero ipotizzare effetti di sicuro rilievo. In termini di traffico, di “sensibilizzazione” dei cittadini, nonché di risorse finanziarie generate, che potrebbero consentire alle amministrazioni locali di potenziare adeguatamente il trasporto pubblico locale. Attivando un ciclo virtuoso: meno traffico privato, più mezzi pubblici. Il report realizzato dall’Istituto Ambiente Italia per conto di Legambiente passa fornisce uno stato dell’arte sulle esperienze, le tecnologie, le prospettive di un efficace strumento di governo del traffico urbano.

Ambiente Italia, 2006, 28 pagine