La fonte nucleare è stata presentata sin dal secondo dopoguerra come una fonte energetica sicura, potenzialmente risolutiva dei problemi energetici e a costi talmente bassi che non valeva la pena di misurarli. La realtà ha dimostrato che si trattava di una chimera. Gli incidenti nelle centrali nucleari tra gli anni ’70 e ’80 – Harrisbourgh e Chernobyl tra tutti – hanno dimostrato che il nucleare presenta rischi non marginali: anche se si tratta di eventi poco probabili l’entità delle conseguenze può essere molto elevata. Lo sviluppo di nuovi reattori a sicurezza intrinseca – la generazione IV – non è prevista dagli stessi proponenti prima del 2030.
Per quanto riguarda i costi e i rischi finanziari, questi si sono mostrati talmente elevati che nei mercati liberalizzati gli investimenti privati in nuove centrali si sono fermati. Per tale ragione, recentemente, negli USA si sono proposti e approvati pesanti sussidi pubblici a favore del nucleare, come si fa solo per sostenere un settore in grave crisi. Se questa è la ragione dei sussidi, non si capisce perché si proponga un intervento pubblico in un Paese come l’Italia che non ha un’industria nucleare attiva.
Dopo oltre 60 anni di ricerca nucleare, non è ancora stata trovata una soluzione accettabile per la sistemazione a lungo termine delle scorie a vita più lunga. La stessa gestione delle scorie a vita media richiederà attività e valutazioni che si spingono fino a tre secoli.
In tutto ciò le riserve di Uranio fissile non sono illimitate: ai ritmi di consumo attuali – che coprono meno del 7% dei consumi di energia primaria – l’orizzonte di esauribilità di questa fonte è comunque di alcune decadi dunque non superiore a quella del gas naturale – che però copre oltre il 21% dei consumi di energia primaria.
Anche dal punto di vista della proliferazione atomica, i cicli del combustibile nucleare oggi disponibili non permettono di escludere un uso militare come emerge non appena uno stato “a rischio” intraprende la strada nucleare, come accade per l’Iran cui certo non mancano le risorse energetiche.
Gli investimenti in ricerca nel nucleare – di fissione e fusione – hanno assorbito la fetta più consistente delle ricerche in campo energetico senza risolvere nessuno dei problemi di fondo di questa tecnologia: è ora di concentrare le risorse su altre soluzioni come le rinnovabili e l’efficienza.