L’articolo – la cui tesi di fondo è che per le scorie a vita lunga non esiste ancora una soluzione accettabile – fa il punto sulle ricerche in corso per ridurre la pericolosità e la vita degli elementi più longevi presenti nelle scorie nucleari. La ricerca scientifica ha provato diverse strade finora con scarsi successi. Si descrivono alcune delle caratteristiche delle tecniche studiate e – tra quelle più recenti – la tecnica di trasmutazione che impiega sorgenti laser. Non si può escludere che questa tecnica possa contribuire a ridurre in futuro la pericolosità e longevità delle scorie.

Si sintetizzano inoltre alcuni aspetti critici del processo di autorizzazione del sito americano del WIPP (Waste Isolation Pilot Plant – Impianto pilota per l’isolamento dei rifiuti) dedicato a quella parte delle scorie a lunga vita che non presentano emissioni di calore (transuranici separati e altro) che proviene dalle attività militari.

La rilevanza di questo sito riguarda il fatto che proprio il WIPP è stato preso a paragone – per alcune similitudini geologiche – con quello di Scanzano. Tra gli elementi maggiormente discutibili, l’esclusione dagli scenari incidentali di rilascio di radioattività di alcune tecniche di perforazione in quanto scarsamente utilizzate nell’ultimo secolo. Gli scenari vanno valutati nel lungo termine; l’autorità di controllo statunitense (NRC) ha definito – in modo giudicato scientificamente arbitrario da altri – come lungo termine 10 mila anni. Anche assumendo il termine contestato di 10 mila anni, comunque, l’esclusione dagli scenari di alcune tecniche di perforazione – usate in certe attività minerarie – perché finora usate poco, appare del tutto arbitrario.  

Nel corso dell’articolo si  riprende la strategia di sistemazione delle scorie nucleari italiane – a suo tempo delineata dalla relazione finale della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti presieduta a suo tempo proprio da Massimo Scalia – che prevedeva la creazione di un sito nazionale per i rifiuti di 2° categoria e lo stoccaggio temporaneo di quelli di 3° categoria – a lunga vita radioattiva – per i quali – come si ribadisce nell’articolo – non vi è ancora una soluzione che può definirsi accettabile.

M. Scalia e G. Onufrio, maggio 2004, 16 pagine