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Truffa atomica

Nubi sempre più scure sulle centrali nucleari francesi, ma il nostro governo va avanti sull'atomo, incurante di tutto. Un articolo di Giuseppe Onufrio di Greenpeace pubblicato sul numero in uscita della rivista bimestrale QualEnergia.

In queste settimane il Governo continua la sua marcia verso la riapertura del nucleare in Italia – registrando un voto contrario della Conferenza Stato-Regioni - ed Enel prosegue la sua attività di agit-prop presentando con Confindustria le brillanti prospettive per le imprese italiane. Secondo Enel la parte "non nucleare" (non coperta da brevetti) vale il 70% dell'investimento, mentre per EDF la quota nucleare pesa per il 60%. Va ricordato che i colloqui dello scorso novembre tra Ansaldo e Areva per accedere al know-how dell'isola nucleare non hanno avuto alcun esito e che in Finlandia anche nelle opere civili il colosso francese Bouygues fa la parte del leone in termini di appalti, peraltro con risultati assai discutibili.

Lo scorso ottobre l'Agenzia di sicurezza nucleare finlandese STUK fermava i lavori di saldatura del circuito primario del reattore EPR in costruzione a Olkiluoto, per aver riscontrato nuovamente irregolarità nella realizzazione delle opere. Si tratta delle stesse tubature le cui saldature erano già state oggetto di indagine in passato. Questa volta il problema non è dei cordoni di saldatura, ma sui lavori di saldatura fatti per coprire difetti estetici sulla superficie delle tubature. E questo, contrariamente alla prassi, senza che sia stato documentato. Se mai si dovesse rifare tutto il lavoro ci vorrebbero 3 anni.

Il capo dell'agenzia STUK, Jukka Laaksonen commenta che «il calendario dei lavori era irrealistico sin dall'inizio. Quando la TVO ordinò il nuovo reattore non era stato più costruito un reattore nucleare nell'Europa occidentale o negli USA da oltre 10 anni, e nessuno aveva esperienza su un reattore di queste dimensioni. Areva non aveva alcuna esperienza nella gestione di un cantiere di questa portata, i francesi sono abituati ad andare avanti e a finire la documentazione in un secondo momento mentre i finlandesi vogliono progetti approvati su carta prima di iniziare o continuare i lavori» (Huvudstadsbladet, 11 novembre 2009). «Il cemento arrivava camion dopo camion. E noi lo pompavamo. Anche quando il sistema di rinforzo non era finito. Il cemento non poteva aspettare.Gli ispettori della Bouygues ci ordinarono di coprire gli evidenti difetti della struttura col cemento. Se ci fossero grossi errori, osservavano gli ispettori, ma questi più piccoli... venivano lasciati lì» (intervista a lavoratori polacchi impiegati in cantiere su Helsingin Sanomat, 31 gennaio 2010).

Se in Finlandia i francesi di Areva e i finlandesi della TVO si contestano a vicenda le colpe per i ritardi del cantiere, minacciandosi con richieste miliardarie, il conflitto all'interno dell'industria francese, tra Areva ed EDF, è scoppiato al punto che i capi delle due aziende – di proprietà largamente pubblica – sono stati chiamati a rapporto dal ministro Fillon che gli ha imposto il silenzio. Il casus belli è stato causato dalla gara d'appalto per quattro reattori nucleari persa negli Emirati Arabi Uniti lo scorso dicembre (vinta da un consorzio sudcoerano).

Interessante notare che a gennaio Enel presenta ancora un costo per reattore di 4-4,5 miliardi di euro, mentre ad Abu Dabi i francesi hanno presentato un'offerta che in euro è di circa 6,5 miliardi a reattore. Non è stata comunque solo una questione di prezzo – come emerge in un'analisi comparsa sul quotidiano The National di Abu Dabhi il 16 gennaio scorso – ma anche un effetto del fiasco finlandese. Sulla vicenda il Financial Times del 15 gennaio riporta come il top management di Areva stia considerando l'ipotesi di riproporre i reattori di seconda generazione CPR 1000 – che la Francia ha smesso di costruire 20 anni – per quei clienti che entrano nel nucleare.

La cifra offerta per la gara negli Emirati è persino superiore a quella stimata da Citigroup in un rapporto pubblicato a novembre per valutare i costi del nucleare nel mercato inglese. Secondo il rapporto, perché l'investimento nel nucleare sia remunerativo in quel Paese, il prezzo dell'elettricità deve essere di 65-70 euro a MWh. Ma il sottosegretario Saglia annuncia che col nucleare il costo in Italia sarà di 40 euro/MWh: sarebbe interessante chiedere a Saglia se crede di più ai costi che Enel presenta nelle conferenze stampa o a quelle che l'industria francese presentano alle gare d'appalto.

 Il conflitto nell'industria nucleare francese è nel frattempo diventato eclatante. Mentre Areva stringe rapporti con Gas de France-Suez, il Presidente Sarkozy ha chiesto a François Roussely – già presidente di EDF e amico del nuovo capo dell'azienda elettrica Henri Proglio – di preparare un rapporto per l'aprile 2010 per stabilire se Areva ha le capacità per fare il "direttore d'orchestra" della filiera nucleare. Secondo le fonti di stampa francese, uno smantellamento di Areva è all'orizzonte, ma non è la prima volta che questa ipotesi viene palesata.

Questa sarebbe la certificazione del fallimento del progetto EPR che, nei termini in cui è stato proposto – 3 miliardi di costo, 48 mesi per la costruzione e sicurezza assoluta – è già fallito: anche per il cantiere di Flamanville si moltiplicano le voci di un ritardo di 2 anni già accumulato. La decisione improvvisa di Siemens nel gennaio 2009 di cedere la loro quota del 34% di Areva NP aveva provocato reazioni stizzite - «non è questo il modo di comportarsi negli affari, in genere si mandano segnali», The Economist, 29 gennaio 2009 - oggi quella mossa sembra meno incomprensibile. Vedremo se, dopo il rapporto dell'Agenzia di sicurezza inglese HSE di aggiornamento sul processo autorizzativo dell'EPR in UK, saranno stati superati i problemi emersi sul sistema di controllo d'emergenza e se saranno state date le informazioni per giudicare la tenuta del guscio di contenimento rispetto a un incidente aereo.

Di nuovo il Governo ha tenuto a precisare, attraverso il sottosegretario Saglia, che non sono previsti sussidi al nucleare. La stessa certezza però non la condivide il National Audit Office inglese, ente che controlla i conti pubblici. Nel rapporto pubblicato a gennaio riguardo la vendita di British Energy a EDF, si analizza anche l'effettiva possibilità che EDF costruisca nuovi reattori senza ricevere sussidi pubblici. Se ne conclude che «ci vorranno molti anni per determinare se la vendita di British Energy porterà alla costruzione di nuove centrali nucleari senza sussidi pubblici». Queste difficoltà a conciliare mercato e nucleare sono alla base dell'annuncio dato dal ministro David Millband di voler rivedere la struttura troppo liberalizzata del mercato che non favorisce l'eolico e il nucleare. Il Governo britannico tornerebbe al sistema precedente alla riforma del 1989, dove si remunerava anche la potenza disponibile non utilizzata, che allora fu abbandonato dalla riforma Thatcher a causa della sua scarsa flessibilità.

Negli USA il Presidente Obama – nel tentativo di trovare maggior consenso al Climate Bill - sta considerando l'ipotesi di triplicare i fondi per prestiti garantiti a tasso agevolato introdotti da Bush nel 2007, portandoli da 18,5 miliardi a 54. L'analisi finanziaria di Moody's concludeva nel 2008 che con gli incentivi introdotti da Bush si potevano fare solo una o due centrali, ed evidentemente era una analisi corretta.

In conclusione, l'EPR è sempre più in difficoltà e sta generando un conflitto nell'industria nucleare francese, i costi sono chiaramente più alti del previsto ed è sempre più evidente che senza sussidi in varie forme nemmeno i Paesi che hanno l'industria nucleare riescono a ricostruire almeno una parte degli impianti che andranno chiusi. Perché in Italia sul nucleare Governo ed Enel ci raccontano ancora le favole? L'obiettivo, forse, è solo quello di firmare contratti che anche in caso di blocco del programma produrranno nuovi "oneri nucleari" (da scaricare in bolletta) da girare ai francesi come merce di scambio per qualche quota nei possibili futuri EPR. E, nel frattempo, si moltiplicano gli ostacoli alle fonti rinnovabili.


Giuseppe Onufrio
Direttore Greenpeace Italia


25 marzo 2010