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Le proposte di Bruxelles per l’alleanza tra finanza e clima

La Commissione europea ha definito un primo pacchetto legislativo per spianare la strada ai futuri investimenti “verdi” sia pubblici sia privati, in modo da allineare il mercato dei capitali agli obiettivi clima-energia per il 2030.

Quali sono gli investimenti realmente “sostenibili” dal punto di vista ambientale?

Come ridurre il rischio climatico (climate/carbon risk, vedi anche QualEnergia.it) che coinvolge i settori economici troppo sbilanciati sui combustibili fossili?

Bruxelles, nell’ambito del recentissimo pacchetto di proposte legislative con cui rafforzare i mercati dei capitali nell’Unione europea (Capital Markets Union), per la prima volta ha definito delle misure concrete per rendere la finanza più “verde”, in modo da allineare le strategie d’investimento agli obiettivi stabiliti dagli accordi di Parigi nel 2015.

Ecco le misure in sintesi:

  • Una classificazione (tassonomia) che consentirà di stabilire quali investimenti siano davvero compatibili con gli impegni ambientali Ue, contribuendo così a diminuire il rischio di greenwshing (spacciare per “verde” qualcosa che, di fatto, non lo è) e sviluppare standard per certificare i diversi prodotti finanziari.
  • Ci saranno regole chiare e trasparenti che gli investitori istituzionali – gestori di fondi, compagnie assicurative, fondi pensione eccetera – dovranno seguire per integrare i fattori sociali/ambientali nei rispettivi portafogli finanziari.
  • Definizione di due nuovi punti di riferimento finanziari (benchmark): un “low-carbon benchmark” e un “positive-carbon impact benchmark” con cui identificare, rispettivamente, le imprese che investono in tecnologie a basso impatto ambientale e quelle che, grazie alle loro attività, riescono a ridurre le emissioni nette complessive di anidride carbonica.

In particolare, evidenzia la Commissione Ue, le iniziative fanno seguito al Piano d’azione per la finanza sostenibile presentato lo scorso marzo e intendono sbloccare quei 180 miliardi di euro l’anno di risorse aggiuntive, necessarie a raggiungere i traguardi clima-energia al 2030.

Quel piano, a sua volta, si basava sul lavoro del gruppo di esperti (High-Level Expert Group on Sustainable Finance, HLEG) incaricato dalla Commissione di stabilire le priorità dei futuri investimenti pubblici/privati, orientandoli verso le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica, la tutela ambientale, il riciclo dei materiali e così via (vedi QualEnergia.it: Cosa serve alla finanza “verde” in Europa per fare il grande salto al 2030 )

Ricordiamo, tra l’altro, che il budget 2021-2027 proposto da Bruxelles prevede che il 25% della spesa totale, parliamo di circa 320 miliardi di euro, dovrà contribuire agli obiettivi climatici degli Stati membri, con un incremento di 114 miliardi rispetto al bilancio precedente, anche se restano dei dubbi sul peso eccessivo di certi investimenti fossili nei piani europei, ad esempio le nuove infrastrutture del gas.

Sbloccare più capitali privati da destinare alle energie rinnovabili e, più in generale, alle tecnologie “pulite”, si legge nella nota della Commissione Ue, è fondamentale per avviare una completa de-carbonizzazione dell’economia europea.

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