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Rinnovabili e paesaggio, la parola chiave è accelerare, ma con intelligenza

La necessaria forte crescita di fotovoltaico ed eolico nel nostro paese richiederà una particolare attenzione al paesaggio. Tuttavia alcune opposizioni locali restano ormai indifendibili. Come si dovranno muovere governo e regioni per accelerare le installazioni senza un impatto eccessivo sul territorio? L'editoriale di Gianni Silvestrini.

Dall'editoriale della rivista bimestrale Qualenergia

Gli obiettivi indicati nella Sen sulle rinnovabili implicano un raddoppiamento della potenza eolica e una triplicazione della generazione solare.

Numeri destinati ad aumentare decisamente nei prossimi decenni quando si andrà verso la totale decarbonizzazione della generazione elettrica.

Con la decisa riduzione dei costi delle tecnologie destinata a continuare, non sarà più la variabile economica a rallentare la loro diffusione. L’elemento che risulterà sempre più decisivo sarà l’attenzione al paesaggio. Su questo punto occorre essere chiari.

Si registrano costantemente opposizioni a impianti per la produzione di biometano, parchi eolici, centrali solari che, se in alcuni casi possono essere motivati da specificità locali, spesso sono indifendibili.

Ci si deve sempre chiedere: “Cosa vogliamo al posto di questi impianti? Continuiamo a far funzionare le centrali a carbone? Vogliamo tornare al nucleare? Qual è il nostro contributo per evitare che la crisi climatica diventi catastrofica?”.

Occorre un impegno più incisivo sul versante dell’efficienza e della riduzione della domanda di energia, anche mettendo in discussione l’attuale modello dei consumi e puntando a una maggiore sobrietà. Resta però il fatto che alla fine del prossimo decennio dovremo realizzare molti nuovi impianti.

Per esempio, è probabile che nel 2030 arriveremo a 2 milioni di impianti fotovoltaici. La maggior parte delle nuove installazioni sarà realizzata sulle coperture degli edifici (pensiamo anche alla sostituzione nelle coperture in amianto con FV), magari si utilizzeranno anche le superfici vetrate, ma una quota della nuova potenza sarà installata con impianti a terra.

Ed è su questo filone che occorre fare chiarezza ponendo una particolare attenzione al paesaggio, inteso come bene che riassume valori culturali, ambientali, emotivi e produttivi del territorio.

Vuol dire dare la precedenza ad aree industriali, cave e discariche di rifiuti non più utilizzate. Se parliamo di aree agricole in disuso, potrebbe essere interessante sviluppare sistemi agro-fotovoltaici che consentano di abbinare la produzione agricola alla generazione solare, anche se non va sottovalutato in questo caso l’impatto estetico, visto che i moduli dovranno essere posti ad una certa altezza del suolo.

Le Regioni avranno un ruolo importante nel definire le aree sulle quali realizzare gli impianti, facilitando in questo modo sia il processo autorizzativo sia un possibile intervento governativo sotto forma di garanzie, si tratti di Ppa o di vendita alla rete.

I tempi stringono e Governo e Regioni devono muoversi subito. Lo scorso anno sono stati installati solo 409 MW solari. Stiamo risalendo la china, ma per raggiungere gli obiettivi della Sen, nel giro di due tre anni questi valori dovranno essere almeno 6-7 volte superiori, con una parallela forte crescita dei sistemi di accumulo abbinati al solare.

Messaggio per il prossimo governo: l’accelerazione deve partire subito facilitando la realizzazione di “solar communities” e definendo regole chiare per gli impianti a terra. Come per l’eolico vanno accelerati gli iter autorizzativi per il revamping dei parchi eolici esistenti.

A proposito di segnali positivi, vanno sottolineati i 60 GW eolici e i 100 GW solari aggiunti nel 2017 a livello globale. Un bel salto in avanti, ma teniamo conto che hanno coperto solo la metà dell’incremento della domanda elettrica mondiale. Occorre dunque accelerare.

Nel corso di quest’anno si definirà il programma Clima Energia 2050 ed è auspicabile un forte coinvolgimento delle varie istituzioni, delle forze sociali e del mondo ambientalista, seguendo il percorso virtuoso di altri Paesi.

Tratto dall’editoriale di Gianni Silvestrini per la rivista bimestrale Qualenergia, n.1/2018