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Infrastrutture e obiettivi climatici: sbloccare produttività e generare crescita

Gli investimenti in infrastrutture sono fondamentali per frenare il cambiamento climatico e resistere alle sue conseguenze. Nei prossimi 5 anni sono in ballo 100mila miliardi di dollari: meglio puntare sul verde fin dall’inizio, anche economicamente. Un contributo di Zoë Knight, managing director HSBC Centre of Sustainable Finance.

Il 2017 sarà ricordato per la successione di disastri naturali legati a condizioni climatiche estreme che hanno sconvolto comunità ed economie in tutto il mondo.

C’è stato l’uragano Harvey negli USA, il tifone Hato che ha colpito il sud della Cina e Ophelia in Irlanda e nel Regno Unito, oltre agli incendi che hanno devastato la California, la Spagna e il Portogallo e alle inondazioni che hanno devastato India, Bangladesh e Nepal.

E il 2018 appena iniziato non è da meno, come stiamo vedendo dalle condizioni meteo in varie parti del mondo. Il messaggio è chiaro: l’impatto del cambiamento climatico continua a intensificarsi, e richiede urgentemente un’azione globale da intraprendere su più fronti.

La sfida è enorme. La maggior parte degli esperti ritiene che sia essenziale evitare che le temperature globali aumentino di altri 2 gradi rispetto a quelle registrate nella fase preindustriale. In sostanza, dobbiamo ricostruire e reinventare una buona parte dell’attività economica che è stata implementata nell’ultimo secolo e mezzo.

Bisogna ridurre le emissioni degli stabilimenti industriali e degli impianti elettrici; edifici – e intere città – devono diventare più efficienti dal punto di vista energetico e idrico. I trasporti e la rete elettrica devono fare a meno dei combustibili fossili. Inoltre, strade, dighe, soluzioni abitative e le reti per le telecomunicazioni devono essere costruite o rimodernate in modo da resistere a tempeste più forti e livelli del mare più alti.

Le infrastrutture sono il cuore di questa transizione e le decisioni prese oggi in merito agli investimenti sulle infrastrutture avranno un ruolo essenziale negli anni a venire.

La buona notizia, però, è che il mondo intero deve necessariamente investire in infrastrutture. Tutte le economie si evolvono costantemente e continuano a lottare per incrementare la produttività dei lavoratori e delle aziende. Sempre più persone si stanno spostando dalle campagne alla città e, in molte parti del mondo – specialmente in Asia e Africa – il numero della popolazione è in aumento. Tutto questo si traduce in un incremento della domanda di energia, trasporti, soluzioni abitative, network per le telecomunicazione e per l’IT.

Ovviamente, la strada da percorrere consiste nell’investire in infrastrutture che riescano a soddisfare tutte le necessità allo stesso tempo, ovvero sbloccare la produttività e generare crescita, minimizzando al contempo le future emissioni di carbonio e supportando le economie e le comunità nel processo di adattamento agli effetti del cambiamento climatico.

Tutto questo, però, ha un prezzo. Nei prossimi cinque anni, ci vorranno circa 100 trilioni di dollari da investire in infrastrutture in tutto il mondo, sia per sostituire i sistemi che stanno diventando obsoleti, sia per favorire la crescita. La gestione dei fenomeni collegati al cambiamento climatico aggiungerà a ciò ulteriori costi, quindi è decisamente meglio che un’infrastruttura sia “green” sin dall’inizio. Forse, il cambiamento più urgente – e, potenzialmente, con il maggiore impatto – deve avvenire nelle infrastrutture del comparto energetico.

Gli impianti che generano e trasmettono energia elettrica, così come il sistema dei trasporti, gli edifici e le città che la consumano, devono fare due cose: prima di tutto ridurre le emissioni (sia utilizzando alternative a basse emissioni di carbonio – come l’energia solare e quella eolica – e consumando o sprecando meno elettricità); e in secondo luogo sapersi maggiormente adattare all’impatto del cambiamento climatico.

Prendiamo in considerazione l’efficienza del sistema energetico. Ogni anno, secondo le stime della Banca Mondiale, l’8% dell’energia elettrica a livello globale si perde durante la trasmissione e la distribuzione di elettricità e, dagli anni 60, non è stato registrato alcun miglioramento significativo. Rimodernare i sistemi più obsoleti potrebbe essere già essere un ottimo passo in avanti nella lotta alla decarbonizzazione dell’economia mondiale.

Fortunatamente, sta aumentando anche il numero di investimenti nelle tecnologie e nei progetti che favoriscono una maggiore efficienza energetica. Infatti, gli investimenti in attività legate all’efficienza energetica sono aumentati del 9% nel 2016, raggiungendo i 231 miliardi di dollari. Il settore edile ha ricevuto il maggior numero di investimenti, per un valore complessivo di 133 miliardi di dollari.

Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2016, gli investimenti in energia rinnovabile hanno toccato i 300 miliardi di dollari, più del doppio della cifra investita in carbone, gas e petrolio.

La Cina, in particolare, è uno dei maggiori promotori di questo cambiamento, con grandi investimenti in energia alternativa, soprattutto all’interno del suo territorio. Gran parte dell’attività legata all’iniziativa Belt and Road – che mira a costruire infrastrutture per trasporti ed energia in più di 65 paesi – sarà fatta seguendo criteri sostenibili, fornendo un impulso in più ai finanziamenti e agli investimenti verdi.

Visti gli ingenti costi, i soli finanziamenti del settore pubblico non sono in grado di sostenere questa transizione del sistema energetico mondiale, e quindi saranno essenziali i fondi del settore privato.

Un’indagine commissionata da HSBC, pubblicata lo scorso settembre, ha rivelato che oltre i due terzi degli investitori istituzionali globali intende investire più capitale in investimenti per ridurre le emissioni di carbonio e legati al cambiamento climatico. In Europa questa cifra ha raggiunto il 97%. D’altra parte, il 79% degli investitori intervistati ha affermato che vi sono ancora ostacoli all’incremento degli investimenti legati al cambiamento climatico, tra cui la mancanza di opportunità di investimento credibili.

I governi di tutto il mondo si trovano di fronte a un ampio spettro di bisogni: crescita della popolazione, urbanizzazione, la sempre presente necessità di progresso economico e crescita della produttività – e cambiamenti climatici.

Infrastrutture a basse emissioni, alta efficienza e adattate ai futuri impatti fisici legati agli aumenti di temperatura in tutto il mondo, sono la chiave di volta per affrontare queste sfide.

I recenti progressi tecnologici dimostrano che molte alternative “green” non hanno senso solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e commerciale. La necessità di agire immediatamente è concreta e le decisioni di oggi saranno fondamentali per ridurre al minimo le sfide di domani.