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Con le rinnovabili meno carbone anche in India: dati e stime al 2030

Anche l’industria del carbone indiana riconosce il boom dell’eolico e del solare con prezzi in continuo calo delle risorse pulite, ma allo stesso tempo ipotizza una crescita della domanda di energia “sporca”. Previsioni contrastanti sull’utilizzo del combustibile fossile nel mix elettrico indiano.

Carbone vs fonti rinnovabili, chi vincerà in India? Dal colosso asiatico arrivano segnali contrastanti sull’evoluzione del mix elettrico.

L’India è un paese cruciale per determinare il successo o il fallimento della transizione energetica globale, essendo al terzo posto nel mondo per capacità cumulativa installata nel carbone, dopo Cina e Stati Uniti, con 193 GW a gennaio 2018 secondo i dati della Central Electricity Authority (CEA).

Intanto le tecnologie pulite continuano la loro corsa verso l’obiettivo di 175 GW al 2022, sostenuto dal governo di Narendra Modi, di cui un centinaio di GW nel fotovoltaico e una sessantina nell’eolico; le fonti rinnovabili, scorrendo le statistiche della CEA, sono arrivate a 62 GW escluso il grande idroelettrico, grazie alla costante discesa dei costi per i progetti “verdi” di taglia commerciale (utility-scale).

In un documento sul futuro del combustibile fossile, Coal Vision 2030 (documento completo allegato in fondo all’articolo), il colosso minerario statale Coal India, da una parte, riconosce il ruolo sempre più decisivo dell’eolico e del solare nella produzione di energia, dall’altro, però, ipotizza che la domanda di carbone aumenterà nei prossimi anni.

Come riassume il grafico sotto, i consumi di carbone in India potrebbero salire da circa 800 milioni di tonnellate nel 2017-2018 a 1300-1900 milioni di tonnellate nel 2030, quindi in sostanza potrebbero più che raddoppiare nello scenario più ottimista per l’industria del settore.

Coal India ammette che la previsione sarà molto variabile, essendo influenzata da diversi fattori, in particolare: lo sviluppo delle rinnovabili e dei sistemi di accumulo, l’estensione delle micro-reti elettriche servite da piccoli impianti FV, più in generale dalla crescita economica nazionale e dalle misure pro-efficienza energetica per ridurre le emissioni inquinanti.

Tuttavia, il raddoppio della domanda di carbone in una decina d’anni sembra assolutamente irrealistico, alla luce del boom attuale-previsto delle risorse pulite.

La diffusione degli impianti fotovoltaici e delle batterie per lo storage elettrochimico, si legge nello stesso documento di Coal India, “potrebbe avere un impatto significativo sull’industria del carbone in India”, al pari di altre tendenze, ad esempio gli impegni per combattere i cambiamenti climatici e l’apparente calo dei consumi globali del combustibile fossile (vedi anche gli ultimi dati della IEA: La lenta agonia del carbone tra consumi piatti e rinnovabili in ascesa).

L’inarrestabile discesa dei prezzi del solare FV e delle batterie al litio, prosegue il rapporto, potrebbe favorire la sostituzione delle centrali a carbone con le energie rinnovabili, anche per coprire i picchi di domanda elettrica sulla rete.

Lo scorso maggio il fotovoltaico era già sceso sotto 4 cent€/kWh in un’asta record che aveva sancito la piena competitività di questa fonte rispetto al carbone, anche se con qualche punto interrogativo sulla “tenuta” futura di prezzi così bassi (analisi di QualEnergia.it: In India l’asta solare da record vince anche sul carbone).

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