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Efficienza energetica negli edifici: tutti i punti dell’accordo UE

Raggiunta ieri l’intesa preliminare tra Consiglio e Parlamento sulla nuova direttiva EPBD che punta a rinnovare ampiamente il patrimonio immobiliare europeo al 2050. Requisiti minimi obbligatori per le colonnine di ricarica dei veicoli elettrici, piani nazionali di riqualificazione, tecnologie smart, controlli periodici.

Nei complessi negoziati europei per gli obiettivi sulle rinnovabili e il clima, è stato raggiunto un accordo preliminare tra il Consiglio e il Parlamento sulla nuova direttiva per l’efficienza energetica negli edifici (EPBD, Energy Performance of Buildings Directive), parte integrante del pacchetto legislativo proposto l’anno scorso dalla Commissione per promuovere le tecnologie pulite e ridurre le emissioni di CO2.

Gli Stati membri, in sintesi, dovranno accelerare i piani di rinnovamento edilizio, definendo strategie di medio-lungo termine con traguardi intermedi al 2030, 2040 e 2050 e indicatori per verificare i progressi ottenuti, ad esempio dei tassi annuali di rinnovamento o dei limiti ai consumi energetici per metro quadrato.

Gli edifici assorbono circa il 40% di tutta l’energia consumata ogni anno in Europa: le misure di efficienza in questo settore, quindi, sono fondamentali per diminuire gradualmente l’utilizzo di combustibili fossili con relative emissioni inquinanti.

Tuttavia, la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare procede a rilento, con percentuali irrisorie di costruzioni rinnovate ogni anno (0,4-1,2% del totale nei diversi paesi). Secondo i dati di Bruxelles, il 75% dello stock immobiliare è inefficiente per quanto riguarda i consumi elettrici e termici.

Tra i punti principali dell’accordo, infatti, c’è la “spinta” verso la realizzazione di edifici NZEB (Near-Zero Energy Buildings) quasi autosufficienti, grazie all’elevato isolamento termico e alla capacità di autoprodurre la maggior parte della (poca) energia di cui hanno bisogno.

La presidenza estone di turno, inoltre, ha concordato sui requisiti minimi per le infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, anche se un po’ meno ambiziosi rispetto alla proposta originaria della Commissione, con l’obbligo di installare almeno un punto di ricarica negli edifici con più di dieci posti auto e predisporre le connessioni e i cablaggi in almeno un parcheggio per ogni cinque.

Per quanto riguarda l’edilizia “intelligente” (smart buildings), il testo negoziato tra gli organismi Ue incoraggia la diffusione al 2025 di tecnologie e dispositivi di controllo-automazione, come i vari sensori che permettono di regolare a distanza l’illuminazione e la temperatura nei singoli ambienti, a patto che la loro installazione sia ritenuta fattibile sotto il profilo tecnico-economico.

Tra le misure previste dalla nuova direttiva, troviamo lo “Smart Readiness Indicator”, un indicatore volontario che dovrà segnalare la capacità di un determinato edificio di adattarsi alle esigenze dei suoi occupanti, grazie per l’appunto ai sistemi smart e all’autoproduzione energetica.

Gli Stati membri, inoltre, potranno definire dei database dove raccogliere dati e informazioni sulle prestazioni energetiche degli edifici.

Consiglio e Parlamento, infine, hanno stabilito una soglia uniforme di potenza, pari a 70 kW, per gli impianti soggetti alle ispezioni sull’efficienza dei sistemi di riscaldamento e climatizzazione, ma saranno i vari governi a decidere le modalità e la frequenza dei controlli.

Dopo l’accordo “politico” di ieri, il testo finale della direttiva EPBD dovrà essere votato formalmente dall’Europarlamento e dal Consiglio all’inizio del 2018.

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