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Cop 23, qual è il “vero” potenziale delle fonti rinnovabili nel mondo?

Uno studio IRENA mostra quanto potrebbero crescere le tecnologie pulite, oltre gli obiettivi inclusi nei piani nazionali volontari (NDC) stilati all’indomani di Parigi 2015 per limitare il surriscaldamento globale. Tendenze e stime per lo sviluppo effettivo delle fonti rinnovabili nei paesi G20.

Le fonti rinnovabili hanno un potenziale di sviluppo molto più ampio di quello riconosciuto dalla maggior parte dei paesi nei rispettivi piani nazionali (NDC, Nationally Determined Contributions), stilati dopo gli accordi di Parigi del 2015 per limitare il surriscaldamento planetario entro 1,5-2 gradi centigradi.

Così, mentre a Bonn sono in corso i negoziati della Cop23, l’agenzia IRENA (International Renewable Energy Agency) ha diffuso un documento (Untapped Potential for Climate Action, sintesi in basso) in cui confronta i “contributi volontari” con le politiche energetiche-ambientali delle singole nazioni e con le tendenze delle diverse tecnologie pulite, soprattutto per quanto riguarda i costi di generazione elettrica e la competitività con i combustibili fossili (vedi anche QualEnergia.it sulle ultime stime della IEA).

Per raggiungere gli obiettivi attuali NDC delle rinnovabili nel mondo, gli investimenti totali dovrebbero ammontare a 1.700 miliardi di dollari al 2030, come evidenzia la mappa sotto.

Per obiettivi “incondizionati” (unconditional, segnati in azzurro), s’intendono quelli che i paesi si sono impegnati a perseguire in modo unilaterale, a prescindere da quello che faranno le altre nazioni.

Di conseguenza, come mostra il grafico in basso, la potenza cumulativa di fonti rinnovabili potrebbe aumentare del 76% in 15 anni (2015-2030), con quasi 1.3oo GW di capacità aggiunta grazie agli investimenti previsti dagli NDC.

Tuttavia, osserva l’agenzia internazionale, l’attuazione dei piani nazionali farebbe crescere in media ogni anno le energie rinnovabili del 3,6%, quindi meno della metà del tasso registrato nel periodo 2010-2016 (+8,5%).

Il problema, spiega IRENA, è che gli NDC “catturano” solo una parte del potenziale effettivo delle risorse pulite a livello globale.

Lo schema sotto chiarisce il quadro per i paesi G20. Questi ultimi, infatti, potrebbero passare da 1.400 a 4.600 GW di potenza installata nelle fonti verdi - eolico, solare, geotermia, biomasse, idroelettrico - dal 2014 al 2030, se fossero capaci di allineare i rispettivi NDC alle “reali” possibilità di sviluppo di queste tecnologie (articolo di QualEnergia.it sui nuovi scenari IRENA con rinnovabili e storage).

In definitiva, si può e si deve fare molto di più per promuovere una vera transizione energetica verso le risorse meno inquinanti e tagliare le emissioni di gas serra. Difficilmente però queste risposte verranno dalla Cop di Bonn.

Il documento IRENA (sintesi - pdf)