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Da Harvey e Irma 200-290 mld$ di danni: quanto ci costerà il global warming?

Chi parla di 150-200 miliardi di dollari, chi di cifre ancora più consistenti, fino a 290 mld $, rispecchiando le difficoltà di calcolare con precisione le conseguenze economiche dei disastri naturali, come quelli provocati in Texas e Florida dall’eccezionale ondata di maltempo negli Stati Uniti.

Stimare con precisione a quanto ammontano i danni causati dai disastri ambientali è sempre complesso, anche perché dipende da quante “voci” si vogliono includere nei conteggi.

Dopo le devastazioni provocate dagli uragani Harvey e Irma negli Stati Uniti, con piogge record, venti fortissimi e inondazioni soprattutto in Texas e Florida, arrivano le prime valutazioni su quanto bisognerà spendere per le ricostruzioni.

Secondo Moody’s Analytics, il conto totale è di circa 150-200 miliardi di dollari, quindi comparabile con la cifra richiesta dall’uragano Katrina a New Orleans nel 2005.

Questa somma comprende tutti i danni che hanno interessato le abitazioni, gli esercizi commerciali, i veicoli privati, le infrastrutture pubbliche. Tra denaro delle assicurazioni e fondi federali, evidenzia Moody’s, gli aiuti dovrebbero coprire le diverse opere necessarie per ricostruire ciò che è stato colpito dalla straordinaria ondata di maltempo.

Le stime di AccuWeather sono più onerose, perché si parla di 290 miliardi di dollari di costi dovuti al passaggio degli uragani sul territorio americano.

Tra l’altro, evidenzia AccuWeather, a parte l’elenco dei danni “fisici” più evidenti a case, strade, ponti, ferrovie eccetera, bisognerebbe includere parecchi costi molto più difficili da calcolare ma non per questo meno percepibili dalle persone e con conseguenze anche molto gravose sulle loro vite, come i costi delle evacuazioni, la perdita della propria attività commerciale, l’incremento dei prezzi del carburante, il danneggiamento dei raccolti agricoli e così via.

Queste considerazioni ci riportano, da un lato, ai possibili impatti finanziari dei cambiamenti climatici, con investimenti di vario tipo messi a rischio da eventuali catastrofi naturali, dall’altro lato, alle più generiche valutazioni sui costi economici (e più in dettaglio: sanitari, sociali, ambientali) correlati al global warming, tanto che diversi studiosi sollecitano l’introduzione di una carbon tax globale per coprire i costi delle cosiddette esternalità negative.