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Cambiamenti climatici in Africa: “serve un aiuto concreto dall’Europa”

"Ci vuole l'impegno di tutti, dell'Europa e anche degli Usa, affinché l'Africa non rimanga vittima dell'uso dei combustibili fossili che distruggono il pianeta". Lo ha detto il presidente del Ciad, Idriss Deby, in Italia. Serve un programma di investimenti ad ampio raggio.

"Ci vuole l'impegno di tutti, dell'Europa e anche degli Stati Uniti, affinché l'Africa non rimanga vittima dell'uso dei combustibili fossili che distruggono il pianeta".

Risponde così all'agenzia DIRE il presidente del Ciad, Idriss Deby, in Italia per discutere di migranti, Libia, ma anche sviluppo e lotta ai cambiamenti climatici.

Deby e il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani si sono incontrati oggi per discutere anche dell'accordo annunciato a Parigi dal primo ministro tripolino Fayez Al-Serraj e dal generale Khalifa Haftar. C'è poi il nodo della sicurezza in una regione ampia, che dal Mediterraneo raggiunge i confini meridionali del Sahel.

Si è parlato anche di migrazioni, evidenziando il nesso con le conseguenze del surriscaldamento planetario, particolarmente gravi nella regione sahariana e subsahariana. Per farlo capire si cita il caso del Lago Ciad, un bacino ormai ridotto a un decimo dell'estensione di 50 anni fa.

"Alla Conferenza di Parigi del 2015 l'Africa ha parlato con una voce sola e sottolineato che senza investimenti rischiamo di restare indietro", spiega il capo di Stato, convinto che finora sono state tante le dichiarazioni d'impegno in favore della regione subsahariana ma anche che, adesso, siano improcrastinabili interventi concreti.

"Abbiamo bisogno di fondi, dall'Europa e dall'Asia" dice Deby. Interrogato sull'annuncio di Donald Trump in merito ad un ritiro degli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi, risponde: "Quello dei cambiamenti climatici è un nodo planetario, che non riguarda solo l'Europa o l'America; noi africani cerchiamo un compromesso affinché tutti si impegnino a rispettare le intese".

Rispetto che, secondo Deby, deve accompagnarsi a un programma di investimenti ad ampio raggio. Necessità condivisa da Tajani, promotore di un "Piano Marshall per l'Africa" che affronti alla radice gli squilibri e le ingiustizie all'origine delle migrazioni. "La parola giusta è cooperazione", riprende l'ospite ciadiano: "E un Piano Marshall darebbe speranza all'Africa e ai suoi giovani, che oggi partono e muoiono nel Mediterraneo".