Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

Accordo GSE-ENI, il controllore che promuove il controllato

Nel Memorandum of Understanding sottoscritto tra GSE ed ENI del 6 giugno, il gestore dei servizi energetici si impegnerebbe a fornire ad ENI il know-how acquisito nel settore delle rinnovabili, effettuando l'analisi dei vantaggi ambientali e socio-economici del Progetto Italia. C'è aria di conflitto di interessi?

“Valorizzare il territorio italiano rilanciando l'occupazione e l'economia nel segno della sostenibilità ambientale a partire dal Mezzogiorno”.

Questo sarebbe l’obiettivo del Memorandum of Understanding (MoU) sottoscritto il 6 giugno tra l'Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, e il Presidente del GSE, Francesco Sperandini, alla presenza del Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti (vedi comunicato congiunto).

L'accordo siglato dalle due società riguarda principalmente la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Nell'ambito dell'accordo, il GSE si impegna a fornire il know-how acquisito nel settore delle rinnovabili e dell'efficienza energetica per effettuare l'analisi degli vantaggi ambientali e socio-economici del Progetto Italia che Eni sta realizzando per rilanciare e valorizzare, in un'ottica di sviluppo sostenibile, le aree industriali dismesse del Paese, in particolare nel Mezzogiorno.

Ricordiamo che con “Progetto Italia”, ENI vuole investire in Italia in tecnologie come  il fotovoltaico e successivamente in altre tecnologie avanzate sviluppate dalla stessa Eni (energia dal mare, inclusa).

Il progetto inizialmente prevede la realizzazione di impianti FV in aree industriali di proprietà, disponibili all’uso e di scarso interesse per altre attività economiche. Sono stati identificati 15 progetti per una potenza complessiva di appena 220 MW che saranno installati entro il 2022. Non certo una svolta epocale verso il green, quella del cane a sei zampe.

Nel corso della recente assemblea degli azionisti di aprile Mauro Meggiolaro di Fondazione Banca Etica stigmatizzava il fatto che la strategia sulle rinnovabili di ENI resta, nonostante tutto, molto debole. La società, infatti, affermava pubblicamente Meggiolaro, “non svilupperà tecnologie proprie, ma si limiterà ad acquistare ad esempio moduli fotovoltaici prodotti da altre imprese per installarli su propri terreni".

Altra cosa che non convince proprio è soprattutto questo accordo con il GSE, visto che ENI sarà/è un soggetto attivo sul mercato nazionale delle rinnovabili: parteciperà alle aste per diverse tecnologie e ha collegamenti più o meno diretti con diverse operatori sul territorio che promuovono, ad esempio, impianti fotovoltaici.

Una dura critica su questo punto arriva dal deputato del M5S Davide Crippa, che ha presentato un'interrogazione in Commissione Attività produttive alla quale ieri, 15 giugno, è stata data una risposta dal Ministero dello Sviluppo Economico (il GSE è società partecipata interamente dal MiSE)

“Oggi andiamo oltre il solito scandalo del controllore che è anche il controllato. Oggi abbiamo che il controllore promuove il controllato. È quanto sta accadendo con l'accordo stipulato tra ENI e GSE”, ha denunciato il deputato.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha risposto che l'accordo non riguarda gli impianti incentivati e, dunque, il presupposto conflitto di interessi cadrebbe.

Per Crippa si tratta di “una risposta evasiva e scandalosa. Ricordiamo al ministero che il GSE, secondo il suo statuto, ha per oggetto l’esercizio delle funzioni di natura pubblicistica del settore elettrico e, in particolare, delle attività di carattere regolamentare, di verifica e certificazione relativa al settore dell’energia elettrica, comprese le attività di carattere regolamentare e le altre competenze. Insomma è come se in una partita di calcio una squadra facesse un accordo con la federazione degli arbitri. Grideremmo allo scandalo».

Il fatto poi che nel MoU si dica che il GSE effettuerà un'analisi socioeconomica sui progetti e si impegnerà a fornire il know-how finora acquisito è qualcosa che in effetti stona.

“Si ammette di fatto che un'istituzione di natura pubblicistica presterà la sua opera a un'azienda privata”, continua Crippa nella sua nota, affermando inoltre che visto che il GSE ha sistemi di incentivazione già in essere con ENI, questo approccio non dovrebbe essere perseguito.

“Leggiamo che il ministro Carlo Calenda nella nuova SEN prevede che ci sarà l'abbandono dell'incentivo in favore di meccanismi di mercato. Ma il meccanismo del mercato viene gestito proprio dal GME che fa parte del GSE. Quindi ENI fa degli accordi con i quali si assicura di avere dalla sua parte l'arbitro della partita”, afferma il deputato M5S.