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Le comunità dell’energia, dove sono e quali sviluppi in Italia

Nel rapporto di Legambiente sui Comuni Rinnovabili si dà ampio spazio alle cooperative energetiche: quelle “storiche” nate agli inizi del ‘900 e le esperienze più recenti per la condivisione di impianti fotovoltaici. Vediamo come funzionano, con quali vantaggi per i soci e le prospettive future.

Come si stanno evolvendo le comunità dell’energia in Italia? Quali modelli innovativi di gestione degli impianti possono offrire ai partecipanti?

Una rassegna delle principali esperienze maturate nel nostro paese si trova nell’ultimo rapporto di Legambiente dedicato ai Comuni Rinnovabili (allegato in basso).

Il filo che lega le varie comunità, a prescindere dal numero degli associati - possono essere cittadini, imprese, amministrazioni pubbliche - e dalle caratteristiche del territorio in cui operano, è aumentare il più possibile l’autonomia energetica, grazie all’autoproduzione di elettricità e calore, sfruttando differenti mix di tecnologie pulite e reti “intelligenti”.

Le prime cooperative

Prima di immaginare il futuro delle nostre città, osserva però Legambiente, conviene partire dalle soluzioni ideate dalle prime cooperative, come quella costituita nel 1921 in Alto Adige nel piccolo comune di Funes, quando tre agricoltori e un artigiano fondarono la “Società elettrica di Santa Maddalena” per produrre energia idroelettrica a vantaggio dei soci e delle loro attività, tra cui segherie, officine del legno e mulini.

Fornire energia autoprodotta alle zone rurali e montane, quindi, è stato il passo iniziale di quella “generazione diffusa” che è uno dei pilastri dell’attuale transizione dai combustibili fossili alle risorse rinnovabili.

Tra le cooperative storiche, il documento dell’associazione ambientalista segnala E-Werk Prad, nata nel 1926, proprietaria della rete elettrica e termica di Prato allo Stelvio. La cooperativa gestisce 17 impianti a fonti rinnovabili che riescono a coprire tutto il fabbisogno energetico comunale. Solo in rari casi di emergenza o malfunzionamento di qualche impianto, è utilizzata la generazione a gas.

I soci della cooperativa sono 1.148, tra questi il Comune, con 1.600 utenze elettriche e 580 utenze termiche servite complessivamente. E-Werk Prad produce 16 milioni di kWh termici, distribuiti attraverso due sistemi di teleriscaldamento da 24 km totali, oltre a 18 milioni di kWh elettrici, distribuiti attraverso una rete di 64,5 km in bassa e media tensione.

I vantaggi sono molteplici: minori emissioni di CO2, sicurezza delle forniture al riparo anche da eventuali blackout nazionali, bollette più leggere per i soci.

Il prossimo passo è rendere più “smart” la rete elettrica, costruendo un impianto di pompaggio-accumulo energetico idroelettrico, così da impiegare l’energia eccedente per pompare l’acqua nel bacino superiore della centrale idrica.

L’idroelettrico domina il mix delle rinnovabili in altre cooperative storiche citate da Legambiente, come la Cooperativa Elettrica Gignod in Valle d’Aosta, la Società Elettrica Cooperativa dell’Alto Bût in Friuli e la Società Elettrica in Morbegno in Valtellina.

È più recente, invece (1995), la cooperativa FTI a Dobbiaco-San Candido, che conta quasi 900 soci e soddisfa il fabbisogno termico di oltre 1.300 utenze, grazie a un impianto a biomasse da 18 MW collegato a una rete di teleriscaldamento, garantendo un risparmio del 30% in media sulle bollette.

Autoproduzione e condivisione

Negli ultimi anni, prosegue Legambiente, si sono sviluppate nuove forme di cooperative energetiche, in grado non solo di offrire occasioni di risparmio in bolletta, ma anche di trasformare il cittadino in un socio consumatore-produttore.

Un esempio è l’iniziativa WeForGreen, nata nel 2010 con l’obiettivo di far condividere ai soci un pacchetto d’impianti rinnovabili (articolo di QualEnergia.it con tutti i dettagli). Al momento ci sono tre parchi fotovoltaici per complessivi 3 MW di potenza, che coinvolgono 462 soci; la produzione si attesta su 3.460 MWh/anno distribuita a quasi 1.500 utenze domestiche.

WeForGreen gestisce anche un impianto mini-idroelettrico da 112 kW. I soci, nel periodo 2012-2016, in media hanno risparmiato il 14% sulla componente energia rispetto alle tariffe della Maggior Tutela; inoltre, hanno ottenuto un ristorno medio di 530 euro per abitazione, che ha permesso di ridurre notevolmente il costo totale della bolletta elettrica.

Un altro esempio è la cooperativa Energia Positiva, nata nel 2015 a Nichelino, nel torinese. Qui il socio può, attraverso una piattaforma informatica, acquistare le quote degli impianti disponibili e costruire un suo “impianto virtuale” con cui produrre energia pulita.

L’attività è iniziata condividendo tre impianti fotovoltaici in Piemonte, per una potenza complessiva di oltre 250 kW e una produzione annua superiore ai 260 MWh, pari al consumo medio di circa 100 famiglie.

Nel primo anno di vita hanno aderito 70 soci, distribuiti in otto regioni italiane, con un investimento medio di circa 7.000 euro a testa; ogni utente in media ha risparmiato 350 euro l’anno sulle fatture elettriche, che corrispondono a un taglio del 60% circa della bolletta di una famiglia-tipo.

Tra le buone pratiche illustrate nel documento troviamo poi la cooperativa ènostra, nata nel 2014 a Milano per fornire energia rinnovabile a famiglie, imprese e organizzazioni del terzo settore. Al momento è in grado di servire 969 utenze, di cui 922 soci, grazie a 5 impianti fotovoltaici installati nel cuneese (400 kW totali) e un impianto fotovoltaico da 99 kW situato nel comune di Sorbolo (vedi anche qui).

Comuni rinnovabili (pdf)