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Un super-ministro ecologista in Francia: la politica verde riuscirà a prevalere?

Nicolas Hulot, giornalista e attivista ambientale, è stato nominato da Emmanuel Macron nella squadra di governo. Guiderà il nuovo dicastero della Transizione ecologica. Vediamo chi è Hulot, perché è diventato così popolare e quali sono i problemi più urgenti che dovrà affrontare.

Come si comporterà un ecologista in un paese a trazione nucleare?

Nella lista di 18 ministri del governo annunciato da Emmanuel Macron, il giovane presidente francese che ha sconfitto Marine Le Pen al ballottaggio per succedere a François Hollande, spiccano alcuni nomi della società civile, tra cui Nicolas Hulot, 62 anni, giornalista e ambientalista.

Hulot guiderà il nuovo super-ministero della Transizione ecologica e solidale, nome scelto per rilanciare l’impegno francese nell’economia verde in senso ampio, dall’approvvigionamento energetico allo sviluppo sostenibile, passando per la riduzione delle emissioni inquinanti, le misure salva-clima in linea con gli accordi di Parigi 2015, la mobilità elettrica e così via.

Sarà davvero così? Intanto il titolo di EDF era sceso in Borsa di qualche punto percentuale subito dopo la nomina di Hulot, mentre era salito alla notizia che il primo ministro sarebbe stato il repubblicano Edouard Philippe, con idee molto più vicine alla tradizione nuclearista transalpina di quanto siano quelle di Hulot.

In un governo dalle molte anime, con ministeri-chiave spartiti tra esponenti di destra e sinistra, sarà interessante osservare quale strategia complessiva adotterà la Francia per quanto riguarda l’energia.

Va ricordato che i temi ambientalisti sono stati poco presenti in campagna elettorale (Macron-Le Pen, due idee diverse di transizione energetica per la Francia). Lo stesso programma di En Marche! il movimento fondato dal neo-presidente, in molti punti era un po’ vago sui provvedimenti concreti che dovrebbero imprimere una svolta ecologica alla Francia.

La poltrona di Hulot quindi sarà tutt’altro che semplice da gestire. La sua carriera è iniziata nel giornalismo: grazie alla popolarità acquisita con la trasmissione tv Ushuaïa Nature, è diventato un paladino della difesa degli ecosistemi in tutto il mondo e ha creato la Fondation Ushuaïa nel 1990, poi mutata in Fondation Nicolas Hulot pour la Nature et l’Homme cinque anni più tardi.

Hulot ha rifiutato varie proposte di entrare in compagini di governo, da Jacques Chirac in avanti. Nel 2007 ha pensato di candidarsi alle presidenziali, per poi ritirarsi, convincendo però diversi politici a sottoscrivere il suo Patto ecologico (Pacte écologique), che in seguito avrebbe ispirato molte delle successive azioni francesi pro-economia sostenibile, tra cui le tavole rotonde denominate Grenelle Environnement.

L’ex ministro francese dell’Energia, Ségolène Royal, che aveva aderito al patto, durante il suo dicastero ha promosso diverse leggi e iniziative nel campo delle rinnovabili. Il problema è che il ridimensionamento dell’atomo è sempre rimasto un quasi-tabù nell’agenda politica parigina.

Certo, Hollande ha indicato l’obiettivo di ridurre il peso elettrico del nucleare dal 75% al 50% nei prossimi anni, idea sposata da Macron, ma tutti sanno benissimo che il compito sarà molto arduo. Pure la Grenelle Environnement ha evitato a suo tempo di affrontare il toro nucleare per le corna, preferendo concentrarsi su altri temi.

Al momento buona parte del dibattito si concentra su due aspetti: il primo è chiudere il vecchio impianto di Fessenheim, rimandando però ogni scelta più strategica al post-2018, quando uscirà il rapporto dell’Autorità per la sicurezza nucleare sul possibile prolungamento di vita delle centrali esistenti.

Il secondo punto è capire quando e come entreranno in funzione i reattori EPR di ultima generazione previsti a Flamanville, quelli che hanno messo in ginocchio l’industria nucleare francese a causa di problemi tecnici, costi lievitati e ritardi nella costruzione.

Lo scorso novembre, ricordiamo, la Francia ha pubblicato il piano pluriennale per la transizione energetica, con obiettivi ambiziosi per le diverse tecnologie pulite, in particolare l’eolico e il solare FV (vedi QualEnergia.it).

Secondo le stime dell’Eliseo di qualche mese fa, il paese dovrebbe superare 70 GW di potenza verde cumulativa nel 2023, grazie anche alla continua riduzione dei costi delle rinnovabili nelle aste che stanno assegnando nuova capacità di generazione.

Tuttavia, oltre al nucleare ci sono altre questioni irrisolte, ad esempio l’introduzione di una carbon tax nazionale per colpire le centrali più inquinanti, notoriamente quelle a carbone.

Vedremo allora se e come il super-ministro ecologista affronterà tutte queste situazioni aperte, e quale indirizzo darà allo sviluppo del mix energetico francese.