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Le utility e l’energia distribuita: investimenti triplicati in pochi anni

Le grandi compagnie elettriche europee e americane, dal 2010 al 2016 hanno investito in totale quasi 3 miliardi di dollari in società specializzate in servizi e tecnologie come il solare diffuso, gli accumuli e la gestione attiva della domanda e le smart grid. Numeri e tendenze in un nuovo documento di GTM Research.

Stanno crescendo gli investimenti delle utility in tecnologie di generazione distribuita: 2,9 miliardi di $ dal 2010 a oggi, con un’impennata nel 2016, con più di un miliardo sulla cifra complessiva, il triplo di quanto speso sei anni prima.

Questi dati, riassunti nel grafico, arrivano da un documento di GTM Research (allegato in basso), Utility Investments in Distributed Energy, che ha esaminato le operazioni di 42 grandi compagnie energetiche in Europa e Stati Uniti.

Tra acquisizioni e partecipazioni minori, le utility hanno investito in 130 società specializzate in diversi settori di mercato, dal fotovoltaico su tetto alle batterie per l’accumulo elettrochimico, passando per i sistemi avanzati di controllo e gestione della domanda (DER, Direct Energy Management).

La tabella sotto evidenzia le utility più attive in questo campo: al primo posto la francese Engie grazie a un portafoglio di 15 aziende partner, seguita da E.ON, di cui abbiamo parlato recentemente, spiegando le caratteristiche del nuovo servizio di storage virtuale che il colosso tedesco sta per lanciare in Germania (Con la generazione distribuita l’energia solare finirà nel “cloud”).

Al quarto posto c’è un altro nome tedesco, RWE, confermando quel ruolo ambivalente delle utility nel paese che sta facendo della transizione energetica (Energiewende) la sua bandiera pro-rinnovabili, non senza alcune contraddizioni, che abbiamo riassunto in questo articolo.

Gli stessi “poteri forti” del sistema elettrico, da un lato, cercano di conservare il modello centralizzato di produzione e distribuzione dell’energia, dall’altro, invece, stanno esplorando strade inedite.

Queste strade si diramano nelle reti intelligenti (smart grid), dove gli utenti si trasformano da consumatori passivi in autoproduttori di energia (prosumer), sfruttando le innumerevoli possibilità offerte dalle nuove soluzioni tecnologiche.

Pannelli solari FV abbinati a dispositivi di accumulo, colonnine per ricaricare le auto elettriche, software per gestire attivamente la domanda elettrica della propria abitazione, fornendo servizi alla rete, come la regolazione di frequenza e il livellamento dei picchi di consumo: tutti esempi della generazione distribuita che sta modificando le strategie d’investimento delle utility.

Secondo GTM Research, le grandi compagnie europee sono state le più “aggressive” sia nel numero di operazioni che nel valore totale degli investimenti: 1,78 miliardi di $ nel periodo 2010-2016 contro 1,1 miliardi delle utility americane.

L’ultimo grafico che proponiamo, mostra la suddivisione degli investimenti per settori.

La fetta più consistente, pari a 989 milioni di $ (33% del totale), è costituita da tecnologie e servizi venduti direttamente ai clienti finali, che permettono di risparmiare energia, modificare i profili di carico, partecipare ai servizi di domanda-risposta (demand-response).

Parliamo, ad esempio, delle molteplici applicazioni dell’Internet of Things (vedi QualEnergia.it) che consentono di monitorare e variare da remoto una serie di funzioni domestiche, dall’accensione delle luci alla regolazione dei termostati.

L’accumulo energetico è il secondo singolo settore che ha visto il maggior numero d’investimenti da parte delle utility in nuove società, con 328 milioni di $, seguito al terzo posto con 297 milioni dal solare FV distribuito, cioè piccole installazioni su tetto per abitazioni o attività commerciali.

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Commenti

Bene in linea di principio

Bene in linea di principio gli investimenti in tecnologie di produzione.
Andando nel dettaglio, mi sembra che gran parte di questi (33% del totale), costituita da "tecnologie e servizi venduti direttamente ai clienti finali", allontani le utility dalla specifica missione che non è certo quella di commerciare servizi e vendere gadget e paccottiglie destinate " risparmiare energia" (?), "modificare profili di carico|," partecipare ai servizi di domanda-risposta". Margini di profitto cospicui, valore aggiunto zero!
Molto più pragmatico e utile, anche da un punto di vista fisico, che qualcuno si occupasse dello sviluppo delle reti di distribuzione, delle cabine di bassa tensione che potrebbero seriamente divenire il cloud dell'energia. Senza colossali investimenti. Alla fine mi sembra comodo che ognuno possa attaccare la spina del ferro da stiro quando crede e gestirsi in privato il suo profilo di carico senza ficcarsi in casa batterie e cianfrusaglie di discutibile utilità ma di certo elevato costo. Poi alla fine il ritornello è sempre lo stesso: monitorare e variare da remoto l’accensione delle luci, regolare il termostato, alzare o abbassare le tapparelle. Col cellulare, magari mentre si sta mangiando un panino, o quando si è al lavoro. O per scherzo: accendere la luce in camera da letto mentre qualcuno sta dormendo. Qual'è la realtà ? Dare spazio a poteri pervasivi che pretendono di accenderti e spegnerti l'impianto fotovoltaico, scaricarti la batteria quando gli serve, regolarsi la frequenza di rete senza spendere soldi ma facendoti pagare i "servizi".
Riduttivo, forse, sicuramente smart!