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SDC: scambiare e vendere energia rinnovabile deve essere libero per tutti. Oltre 14.000 firme alla petizione.

Una petizione del 20 febbraio e rivolta al primo ministro Gentiloni chiede di consentire finalmente in Italia lo sviluppo dei "sistemi di distribuzione chiusi" (SDC), reti elettriche private che permettono di scambiare energia, prodotta soprattutto da rinnovabili, verso più clienti.

Articolo pubblicato il 20 febbraio 2017. Aggiornamento petizione al 19 aprile: 23000 firme

L'aula del Senato riprenderà a breve l'esame sul ddl Concorrenza. Sulla spinta delle associazioni ambientaliste, dei consumatori e del settore delle rinnovabili e dell'efficienza energetica sono stati presentati emendamenti importanti che riguardano lo sviluppo della generazione distribuita di energia rinnovabile, che potrebbero consentire il ripristino dei "sistemi di distribuzione chiusi" (SDC), reti elettriche private che permettono di scambiare energia prodotta verso più clienti.

Ora c'è anche la possibilità di firmare una petizione rivolta al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Secondo i fautori di questo cambiamento, l'utilizzo dei "sistemi di distribuzione chiusi" da parte dei singoli cittadini "prosumer" o da piccole, medie o grandi aziende, romperebbe definitivamente un sistema basato su forme di oligopolio che scaricano sui costi energetici di ognuno di noi le loro inefficienze, i loro gigantismi organizzativi, i loro sprechi infiniti.

Sulla possibilità – al momento negata – di realizzare nuovi SDC, l’Autorità per l’Energia ha stabilito che questi “non dovrebbero essere realizzati al fine di promuovere le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica (che dovrebbe invece essere effettuata tramite incentivi espliciti ove necessari) né al fine di promuovere la concorrenza nelle reti elettriche, il che è peraltro in contrasto con la normativa vigente, ma, eventualmente, solo qualora ricorrano le condizioni previste dall’articolo 28 della direttiva 2009/72/CE, cioè solo qualora, date le particolari circostanze, tale soluzione possa risultare più efficiente rispetto allo sviluppo della rete pubblica).”

“Una visione, quella dell’Aeegsi – aveva commentato a QualEnergia.it l’avvocato Emilio Sani dello studio Macchi di Cellere Gangemi – che non tiene conto di quanto proposto nel nuovo pacchetto europeo sull’energia, nel quale si invita esplicitamente a favorire le reti private negli edifici per promuovere generazione distribuita e rinnovabili.”

Quella di sviluppare i SDC è una necessità sulla quale nel luglio del 2016 è intervenuta anche l'AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), ritenendo che gli "ostacoli alle reti private definiscono una discriminazione a favore del modello dominante di organizzazione del sistema elettrico, basato sulla centralizzazione della generazione di energia elettrica in impianti di grandi dimensione e sulla trasmissione e distribuzione attraverso reti pubbliche dell'elettricità e dell'unità di consumo”.

Per l’AGCM questo sistema “riflette per lo più le scelte tecnologiche compiute nel passato e non favorisce le evoluzioni delle reti verso nuovi modelli di organizzazione del sistema elettrico che possono utilmente contribuire al raggiungimento degli obbiettivi generali di convenienza dell'energia per gli utenti, innovazione, sicurezza e sostenibilità finanziaria del sistema elettrico nazionale, oltre che di tutela della concorrenza”.

L’AGCM chiedeva al Parlamento, al Ministro dello Sviluppo Economico, al Presidente della X Commissione e ad altre istituzioni "una revisione e integrazione della disciplina normativa e regolamentare riguardante i Sistemi di Distribuzione Chiusi, volta a consentire la realizzazione di nuovi reti elettriche private diverse dalla RIU (rete Interna di Utenza) e ad eliminare ingiustificate limitazioni alla concorrenza tra differenti modalità organizzative delle reti elettriche e tra differenti tecnologie di generazione”.

Durante l'esame del ddl Concorrenza, tenuto nella Commissione Industria del Senato, il Governo ha preso perfino un impegno con l 'approvazione dell'ordine del giorno G/2085/48/10.

La mancata approvazione e la penalizzazione di questi sistemi impedisce fonti come il fotovoltaico ma anche a tutte le altre rinnovabili, di potersi affermare e diffondere su tutto il territorio nazionale.

L'applicazione di questa riforma non squilibra le reti, ma le razionalizza, le rende più programmabili e le accorcia, determinando un immediato risparmio in termini di efficienza dato che la rete perde in trasmissione almeno il 10% di quando immette.

Sembra che sull'esame del provvedimento in aula il Governo sarebbe intenzionato a chiedere la fiducia sul testo, apportando alcune modifiche.

Per questo si chiede un impegno concreto a Governo e Parlamento affinché nell'esame in aula del ddl Concorrenza venga finalmente approvata questa norma.

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Commenti

In cosa dovrebbe consistere

In cosa dovrebbe consistere esattamente il risparmio? Il rame/alluminio adoperato da un eventuale gestore privato presenta dei coefficienti migliori rispetto a quello impiegato dalla rete pubblica?
Nel caso di un condominio AEEGSI si troverebbe semplicemente a ricalcolare gli stessi "costi comuni" (oneri di sistema/tariffe di rete pubblica/misura ecc..) sull'unico punto di interconnessione con la rete pubblica piuttosto che sui singoli utenti condomini.
Quale sarebbe l'efficienza energetica?
Probabilmente è vero il contrario.
E' più efficiente che l'energia transiti liberamente su tutta la rete, utilizzando energy-storage ("di quartiere") installati cabine di trasformazione MT-BT, piuttosto che in ogni singolo condominio.
Le reti di alta-media-bassa tensione continuerebbe comunque ad essere necessarie per gestire i picchi di domanda/produzione.
Il costo di manutenzione per mantenerle fruibili queste reti non è proporzionale all'energia transitata. Di conseguenza conviene "sfruttare" al massimo questi reti se si vuole "essere efficienti".
Diversamente ci si troverebbe a pagare oneri sia per i gestori delle reti private (tipicamente le ditte che offrirebbero il servizio di manutenzione) che per quella pubblica (tipo ACEA, ENEL, A2A).
Per i principi dell'economia di scala, la somma delle 2 voci risulterebbe maggiore della prima.