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ETS, via libera dall’Europarlamento: cosa prevede la riforma approvata

Riduzione lineare del numero di crediti nel sistema ETS, assorbimento delle quote eccedenti, inclusione dei trasporti marittimi, creazione di fondi per sostenere le tecnologie pulite: vediamo come e perché il mercato del carbonio ha urgente bisogno di essere rilanciato.

La travagliata riforma del mercato europeo del carbonio fa un altro passo avanti: ieri il Parlamento UE ha approvato la nuova proposta di direttiva per il sistema EU ETS (Emissions Trading Scheme), con 379 voti favorevoli e 263 contrari.

Da diversi mesi le istituzioni comunitarie stanno discutendo su come rendere più efficace il meccanismo, “drogato” da un eccesso di crediti di emissione con il conseguente crollo dei prezzi.

L’ETS, è bene ricordare, è il più grande mercato mondiale cap & trade per scambiare quote di CO2 (una quota corrisponde a una singola tonnellata di anidride carbonica). In sintesi, lo schema fissa un tetto massimo alle emissioni inquinanti per una serie di settori industriali “energivori”, tra cui cementifici, acciaierie, impianti termoelettrici, trasporti aerei e così via.

Il valore delle quote dipende dall’andamento di domanda e offerta sul mercato continentale: le imprese più virtuose – perché inquinano meno della media del settore cui appartengono – possono cedere i loro crediti di CO2 alle aziende più “sporche”.

Va anche ricordato che gli Stati membri assegnano il 57% dei permessi annuali tramite aste, mentre il 43% è distribuito gratuitamente alle industrie a rischio “carbon leakage” (la delocalizzazione di attività produttive in paesi con regole ambientali meno severe).

L’obiettivo dello schema è favorire la de-carbonizzazione dell’economia europea, incoraggiando gli investimenti in efficienza energetica e tecnologie pulite. Il problema è che a causa di molteplici fattori – crisi finanziaria globale, minore produzione manifatturiera, diminuzione dei consumi – da parecchi anni l’ETS non riesce a sortire gli effetti sperati, con una cronica eccedenza di quote rispetto alla domanda.

Vediamo allora quali sono le principali proposte per la quarta fase del mercato ETS post-2020:

  • Ridurre ogni anno il numero di crediti di CO2 con un “fattore lineare” (linear reduction factor) pari al 2,2% (ora è 1,7%), da tenere sotto osservazione per portarlo al 2,4% come aveva indicato la commissione ambiente dell’Europarlamento lo scorso dicembre (vedi QualEnergia.it).
  • Raddoppiare la portata del mercato della riserva stabilizzatrice (MSR, Market Stability Reserve), che dal 2019 dovrà assorbire il 24% delle quote annuali eccedenti messe all’asta.
  • Cancellare 800 milioni di crediti in surplus nel 2021.
  • Includere i trasporti marittimi nell’ETS dal 2023. L’aviazione dovrebbe ricevere il 10% di permessi di emissione in meno, rispetto alla media 2014-2016.
  • Istituire e finanziare due fondi con i proventi delle aste, per l’ammodernamento e l’innovazione dei sistemi energetici negli Stati membri, con particolare attenzione alle fonti rinnovabili e ai sistemi per la cattura-stoccaggio della CO2 (CCS, carbon capture and storage).

Basteranno queste misure a rilanciare il mercato europeo del carbonio? Per il momento, il prezzo della tonnellata di CO2 viaggia sui 5 euro, un valore davvero troppo basso per consentire all’ETS di incidere sulla politica climatica di Bruxelles.

Finora i tentativi di riallineare domanda e offerta – ad esempio il “congelamento” di 900 milioni di quote nel periodo 2014-2016 – hanno mancato il bersaglio.

Gli eurodeputati, si legge in una nota del Parlamento UE, avvieranno i negoziati con la presidenza maltese del consiglio per raggiungere un accordo sul disegno di legge, che ritornerà poi a Strasburgo per la sua approvazione finale.

La riforma dello schema ETS, fin dalla prima bozza presentata dalla Commissione europea a luglio 2015, si è scontrata con le lobby industriali che hanno tutto l’interesse a conservare prezzi bassi della CO2. Vedremo se il compromesso appena raggiunto sarà sufficiente, o se il principale strumento voluto da Bruxelles per ridurre le emissioni rimarrà con le armi spuntate.

Intanto il GSE, nel suo rapporto sulle aste di quote europee di emissione 2016, osserva che il prezzo delle quote, anche se “per motivi congiunturali e per un breve frangente a fine anno, ha superato lo switching price carbone-gas, contribuendo a favorire la produzione di elettricità da gas naturale. Effetti strutturali si otterranno, però, solo in caso di stabilizzazione del prezzo delle EUA (European Union Allowances) su quotazioni intorno ai 15-20 euro, ben più significative di quelle attuali”.

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