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Sicurezza offshore, dal 2017 il primo indicatore a tutela di lavoratori e ambiente

Il network per la sicurezza offshore ha presentato un innovativo strumento per la valutazione della sicurezza delle operazioni offshore, che consentirà una facile comprensione dell’esito di tutte le azioni per la sostenibilità dell’oil&gas in Italia.

Sarà operativo dal 2017 un indicatore sintetico della sicurezza delle attività energetiche che consentirà la misurazione, la valutazione e il confronto dell’esito complessivo di tutte le azioni a tutela della sicurezza dei lavoratori, degli impianti e dell’ambiente, implementate per le operazioni offshore in Italia.

Si tratta di uno strumento innovativo, il cui prototipo applicato al settore idrocarburi offshore è già operativo per il 2016.

Questo strumento è stato reso possibile dall’impegno collaborativo di un network formato da Enti (Università e Centri di Ricerca) e Corpi dello Stato, costituito dalla Direzione Generale per la Sicurezza delle attività energetiche (DGS UNMIG) presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

Già dal 2014, in risposta alla crescente rilevanza e al forte interesse nel panorama europeo e globale in merito alla questione della sicurezza delle attività in mare, la DGS UNMIG ha avviato una serie di accordi (ai sensi del D. Lgs. n. 152/2006, come modificato dal D.L. N. 83/2012) al fine di raggiungere gli obiettivi individuati per l’incremento della sicurezza degli impianti offshore. In totale, 12 accordi con Corpi dello Stato (Marina Militare e Corpo delle Capitanerie di Porto), con Università (Politecnico di Torino, Università La Sapienza, Università di Bologna, CRIET Milano), con Enti di Ricerca (AMRA, INGV, IREA, ISMAR, OGS, RSE).

Grazie ai primi rilevanti risultati, conseguiti con alcuni enti partner nel corso del 2016 nei rispettivi ambiti di ricerca, è oggi disponibile un prototipo dell’Indicatore sintetico della sicurezza, basato su 3 indicatori di performance (KPI):

  • infortuni sul lavoro
  • attività aero-navale di pattugliamento
  • sopralluoghi ispettivi sulle infrastrutture.

Entro il 2017, con l’estensione del numero di KPI a 10, l’Indicatore sintetico della sicurezza sarà operativo “a regime” e potrà fornire di conseguenza una valutazione in forma molto semplice – dal confronto diretto di valori numerici - del livello di sicurezza nazionale.

Il progetto è stato presentato in occasione dell’evento “Il network per la sicurezza offshore - Risultati 2016”, promosso dalla DGS UNMIG insieme all’Università di Milano-Bicocca, che si è svolto a Milano presso la sede dell’Ateneo.

L’evento ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti delle amministrazioni regionali (Basilicata ed Emilia Romagna), delle associazioni ambientaliste (Greenpeace, Legambiente, WWF), delle aziende italiane leader nel settore dell’upstream (Edison ed ENI), di Università ed enti partner della DGS UNMIG (AMRA, INGV, Politecnico di Torino, RSE).

“Nel contesto della delicata transizione verso una economia low carbon, che comporta una revisione delle direzioni strategiche delle aziende attive nell’industria upstream, i progetti avviati dalla nostra Direzione Generale con partner eccellenti ed esperti nel proprio campo mirano a realizzare le condizioni per una piena integrabilità e sostenibilità delle attività oil&gas in Italia. Questo processo implica lo sviluppo di tool innovativi e metodologie avanzate per il monitoraggio, la prevenzione e la mitigazione dei rischi, che si collocano all’avanguardia non solo in Europa ma anche a livello internazionale”, ha affermato Franco Terlizzese, Direttore Generale della DGS UNMIG.

“Questo progetto - prosegue - è volto a soddisfare le prescrizioni della Direttiva 2013/30/UE sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi ma anche a facilitare il dialogo con amministrazioni locali e cittadinanza in merito alla sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente che è una condizione fondamentale per lo sviluppo economico del nostro territorio”. 

Alcuni dei principali risultati conseguiti nel 2016 dalla DGS UNMIG insieme al network di Enti e Corpi dello Stato sono stati presentati nel corso dell’evento presso l’Università Bicocca dai rappresentanti di AMRA (Piero Salatino), INGV (Carlo Doglioni), Politecnico di Torino (Paolo Fino), RSE (Stefano Besseghini).

AMRA ha presentato alcune evidenze del progetto di Analisi dei Rischi naturali e antropo-Genici delle piattaforme Offshore (ARGO) realizzato in un’area dell’Adriatico, che ha consentito di ottenere risultati importanti nell’ambito di 6 linee di ricerca:

  1. Determinazione delle pericolosità e del rischio da eventi meteomarini estremi, considerando i possibili effetti del cambiamento climatico;
  2. Valutazione della vulnerabilità sistemica e dei principali elementi strutturali delle piattaforme offshore ed eventi meteo-marini;
  3. Analisi dell’evoluzione delle linee di costa;
  4. Studio della sismicità innescata/indotta;
  5. Studio di impatto ambientale di eventuali incidenti Natech in piattaforma;
  6. Implementazione del modello multi-hazard per la valutazione integrale dei rischi.

INGV sta sviluppando dei protocolli tecnici per l’applicazione del monitoraggio sismico e della subsidenza a mare, considerando l’esistenza di limiti operativi e tecnologici legati all’impossibilità di misurare l’estensione areale della subsidenza (diversamente da quanto è possibile fare a terra attraverso l’uso delle tecnologie inSAR) e della difficoltà nella localizzazione di eventi sismici

Il Politecnico di Torino ha presentato l’esito del proprio lavoro per l'analisi del rischio sulle piattaforme offshore, per la conduzione e l'interpretazione di prove di produzione non convenzionali, per la valutazione delle deformazioni delle rocce indotte dalla produzione di idrocarburi e, infine, per la realizzazione di dispositivi, basati su reti di nanosensori innovativi, per il monitoraggio in tempo reale della sicurezza delle piattaforme. Inoltre è stata presentata la fattibilità di un nuovo strumento per il monitoraggio in tempo reale della qualità delle acque in prossimità di strutture operanti in ambiente oil and gas quali piattaforme o pipeline.

Tali risultati contribuiranno all’elaborazione della Relazione Grandi Rischi per la sicurezza delle attività offshore attraverso la definizione delle migliori procedure di valutazione dei rischi nell’iter autorizzativo di nuovi impianti e di modifiche sostanziali o non sostanziali legate alle attività di esplorazione e produzione di idrocarburi offshore.

RSE sta studiando, grazie a codici modellistici appositamente sviluppati, le variazioni di pressione nei giacimenti legate al processo di estrazione idrocarburi e reiniezione delle acque di strato e il comportamento degli idrocarburi in caso di sversamenti superficiali e profondi in funzione delle condizioni meteomarine. L’utilizzo finalizzato di specifici atlanti sulle rinnovabili ha evidenziato la possibilità di una ottimizzazione energetica degli impianti offshore utilizzando fonti rinnovabili come solare, eolico e marina.

Inoltre, nell’ambito del progetto della DGS UNMIG per l’Indicatore sintetico della Sicurezza, RSE sta sviluppando uno strumento a supporto della Direzione denominato “Cruscotto Sicurezza” per consentire di valutare la variazione del livello di sicurezza degli impianti mediante un apposito paniere di indicatori sia ambientali che legati alle infrastrutture.