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Fossili e povertà energetica primi responsabili per le morti premature da inquinamento

Esternalità negative delle fossili al centro del nuovo studio della IEA sulla qualità dell’aria nel mondo. Nel mirino l’utilizzo indiscriminato dei combustibili tradizionali, soprattutto nelle zone rurali di Africa e Asia, oltre allo smog nelle metropoli in rapida espansione. Soluzioni e investimenti al 2040.

Esternalità negative delle fonti energetiche tradizionali e morti premature dovute all’inquinamento atmosferico: anche la IEA interviene nel dibattito in corso con il suo ultimo rapporto, Energy and Air Pollution.

Il tema resta controverso, prestando anche il fianco alle critiche dei negazionisti del cambiamento climatico, soprattutto perché è difficile fornire cifre precise. Diversi studi però hanno evidenziato chiaramente i costi sanitari e ambientali dei combustibili fossili. Tra i più recenti citiamo il lavoro di Althesys di cui abbiamo parlato alcune settimane fa e il Rapporto dell’Agenzia ambientale europea (Air quality in Europe - 2015 report) pubblicato a dicembre.

La letteratura scientifica sulle morti premature causate dalle emissioni nocive dell’energia è sempre più vasta: ultima arrivata è una ricerca americana promossa dall’EPA (Environmental Protection Agency), che ha mostrato le relazioni pericolose tra smog nei grandi centri urbani e insorgere di malattie cardiovascolari.

L’epidemiologia ambientale nell’ultimo mezzo secolo ha condotto migliaia di studi sulla popolazione, evidenziando che l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio certo per malattie cardio-respiratorie, ma anche per tumore al polmone e altre patologie, con costi sanitari molto ingenti.

La povertà energetica

Secondo la IEA ogni anno circa sei milioni e mezzo di persone in tutto il mondo muoiono prematuramente perché troppo esposte all’inquinamento atmosferico.

Le cause sono di due tipi: la prima è l’utilizzo di biomasse (tipicamente la legna da ardere) e kerosene per cucinare e illuminare le abitazioni, saturando così gli ambienti interni di sostanze dannose per l’organismo umano, come il particolato fine. Questo avviene soprattutto nelle zone rurali dell’Asia e dell’Africa, dove mancano i collegamenti alle reti e quindi la popolazione non può accedere nemmeno ai servizi elettrici basilari.

Contro questa povertà energetica e sotto-elettrificazione delle aree remote sono nate diverse iniziative internazionali, pensiamo ad esempio alla campagna Energy for All delle Nazioni Unite che vorrebbe assicurare l’accesso universale all’energia entro il 2030. Moltissima strada resta però da fare, come abbiamo visto in alcuni studi diffusi recentemente sui sistemi di generazione off-grid.

Energia e qualità dell’aria

La seconda causa di morti premature, si legge nel rapporto dell’agenzia internazionale, è la pessima qualità dell’aria nelle grandi città, soprattutto quelle in rapida espansione nelle economie emergenti. Non a caso, la rigenerazione urbana è al centro del documento Energy Technology Perspectives 2016 pubblicato sempre dalla IEA.

La maggior parte delle emissioni inquinanti a livello mondiale, prosegue l’International Energy Agency, proviene dal settore energetico attraverso la combustione dei vari tipi di risorse fossili, senza alcun controllo sulle sostanze nocive rilasciate nell’atmosfera. L’energia è la singola causa principale delle emissioni pericolose per la salute umana. Dall’uso del petrolio, per esempio, è derivato il 61% degli ossidi di azoto immessi complessivamente nell’aria nel 2015, mentre le biomasse bruciate senza apparecchiature moderne sono state responsabili del 43% del particolato fine (PM 2,5) che ha inquinato il nostro pianeta lo scorso anno.

Clean Air Scenario

Tuttavia il quadro, osserva la IEA, è destinato a rimanere critico nei prossimi decenni. Le proiezioni al 2040 non sono delle migliori. Da un lato, è vero, le politiche climatiche in diversi Paesi contribuiranno a tagliare le emissioni e salvare vite umane; dall’altro, però, ci saranno nazioni come l’India dove la qualità dell’aria peggiorerà costantemente, facendo crescere il numero di morti premature ogni anno.

Le soluzioni prospettate dall’agenzia sono contenute nel Clean Air Scenario: l’obiettivo è dimezzare le emissioni di particolato fine, ossidi di zolfo e ossidi di azoto e, di conseguenza, diminuire nettamente i decessi provocati dallo smog cittadino e dall’utilizzo di biomasse e kerosene negli ambienti domestici.

Sono tre le azioni fondamentali che emergono dal rapporto Energy and Air Pollution: innanzitutto, i governi devono fissare obiettivi a lungo termine di riduzione dell’inquinamento, anche attraverso politiche di efficienza nell’industria e nel residenziale.

Investimenti aggiuntivi

In secondo luogo, gli stessi governi devono adottare misure per decarbonizzare la produzione energetica, limitando le emissioni degli impianti fossili e puntando sulle fonti rinnovabili.

Infine, grande importanza andrà riservata al controllo tempestivo dei dati e alla trasparenza/disponibilità pubblica delle informazioni, un passo indispensabile per misurare i progressi ottenuti e apportare eventuali correzioni di rotta.

Ovviamente bisognerà potenziare gli investimenti nelle tecnologie pulite: la IEA parla di un +7% rispetto allo scenario “base” senza misure aggiuntive. Serviranno alcune migliaia di miliardi di dollari in più nel periodo 2015-2040 per accelerare la transizione energetica, evitare circa tre milioni di morti premature e, contemporaneamente, aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti.

Nella sola India, evidenzia la IEA, la fetta di popolazione esposta a elevate concentrazioni di PM 2,5 potrebbe così scendere dall’attuale 60% al 20% nel 2040. Anche la Cina e altri Paesi dell’Asia e dell’Africa vedrebbero calare in modo consistente le percentuali di cittadini costretti a vivere in zone inquinate, o sprovviste di servizi energetici basilari.