Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

Come dare il fotovoltaico a chi non ha i soldi

L'autoproduzione di energia da solare può portare un notevole sollievo economico alle famiglie a basso reddito, ma il costo d'investimento dell'impianto spesso nega questa opportunità a chi ha scarse possibilità economiche. Due report mostrano le possibili soluzioni per aggirare questa barriera.

Tra gli argomenti che in passato sentivamo usare contro il fotovoltaico, c'è quello che l'autoproduzione da solare, come molti interventi di efficienza energetica, porta benefici economici a chi ha i soldi per fare l'investimento mentre lascia a piedi gli altri, con l'aggravante che questi ultimi contribuiscono a pagare in bolletta gli incentivi che vanno ai primi.

Terminato il conto energia FV, la stessa argomentazione è stata riproposta contro l'esenzione dal pagamento degli oneri di sistema sull'energia autoconsumata: chi ha i soldi per farsi l'impianto FV risparmia, mentre i costi del sistema elettrico pesano su chi deve prelevare energia dalla rete, si osserva.

Queste critiche spesso sono state usate in dubbia buona fede per attaccare la generazione distribuita, che danneggia compagnie elettriche e produttori da  cicli combinati a gas molto di più di quanto danneggi chi non ha i soldi per farsi l'impianto e deve pagare in bolletta tutti i consumi.

Tuttavia non si può negare che queste osservazioni siano fondate: fotovoltaico, solare termico, pompe di calore e tutte le tecnologie che fanno risparmiare energia potrebbero fare moltissimo per chi ha redditi bassi, che in proporzione spende una quota maggiore delle proprie entrate per i consumi energetici, ma i costi di investimento tagliano fuori da questa opportunità una fascia rilevante della popolazione, che non riesce ad anticipare i soldi.

Incentivi come le tariffe incentivanti o le detrazioni fiscali non riescono a superare questo ostacolo: le prime lasciano irrisolto il problema del capitale da anticipare, le seconde sono addirittura totalmente precluse a chi non ha reddito sufficiente per godere degli sgravi Irpef.

Altre ancora le barriere che fanno sì che il fotovoltaico e le altre tecnologie per il risparmio restino quasi appannaggio esclusivo di famiglie con una certa disponibilità economica e che siano a conoscenza dei risparmi possibili con certe scelte (oltre del loro valore per l'ambiente): molti infatti vivono in affitto e/o in condominio oppure non conoscono bene le soluzioni che consentono di tagliare la bolletta.

Come risolvere il problema? Ne parlano due report pubblicati di recente negli Stati Uniti, che raccolgono le best practice e si propongono come una sorta di guida per la politica: Low Income Solar Policy Guide, nato da un'iniziativa di varie associazioni di settore e organizzazioni per l'inclusione sociale, e Shared Renewable Energy for Low- to Moderate-Income Consumers: Policy Guidelines and Model Provisions dell' Interstate Renewable Energy Council (in allgeato in basso).

Molte le esperienze innovative per dare energia solare a chi non ha i soldi per l'impianto o non ha un tetto di proprietà che sono raccontate: dai business model basati su third party ownership, alla proprietà condivisa degli impianti fino alle politiche per permettere anche agli affittuari di fare efficienza o autoproduzione energetica. I due report sono una lettura da consigliare anche ai nostri decisori politici.

 





Commenti

si può organizzare in qualche

si può organizzare in qualche modo un discorso di proprietà condivisa di un impianto fotovoltaico da installare sul tetto di una proprietà comunale che il comune è disposto a cedere ai propri cittadini a titolo gratuito o al massimo a prezzo di affitto simbolico?