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Referendum NO Triv, la Consulta boccia i ricorsi delle Regioni

La Corte Costituzionale ha bocciato i due ricorsi per conflitto di attribuzione avanzati da sei Regioni con l’intento di riabilitare due quesiti del referendum sulle trivelle, che si terrà comunque il 17 aprile ma con un solo quesito. Puglia e Veneto depositeranno domani due nuovi ricorsi.

“La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i ricorsi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promossi nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, del Parlamento e dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione, in relazione alle richieste referendarie inerenti alla pianificazione delle attività estrattive degli idrocarburi e alla prorogabilità dei titoli abilitativi a tali attività”.

“Non è stata, infatti, espressa la volontà di sollevare detti conflitti da almeno cinque dei Consigli regionali che avevano richiesto il referendum prima delle modifiche legislative sopravvenute”.

Così la Consulta (comunicato in basso) ha bocciato i due ricorsi per conflitto di attribuzione avanzati da 6 Regioni con l’intento di riabilitare due quesiti del referendum sulle trivelle.

Quello della Corte Costituzionale è un rigetto che si basa su un vizio di forma e non su un giudizio di merito: cinque dei sei delegati regionali promotori dei ricorsi non avevano alle spalle una nuova deliberazione del proprio consiglio regionale e dunque non sono formalmente non legittimati a rappresentare la loro Regione. Solo il Veneto, infatti, ha deliberato in tal senso il giorno stesso (19 gennaio) del primo pronunciamento della Corte sul referendum.

I due ricorsi delle Regioni riguardavano il ''piano aree'' e il ''doppio regime''. Il ''piano aree'' riguarda la pianificazione delle attività di prospezione e coltivazione di idrocarburi con il coinvolgimento delle Regioni, mentre il ''doppio regime'' tratta la durata dei titoli per la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi gassosi e liquidi su terra.

Il quesito referendario superstite, quello su cui si voterà il 17 aprile, riguarda invece la durata delle concessioni in mare entro le 12 miglia: se vince il ''sì'' termineranno alla scadenza della concessione stessa, se vince il ''no'' termineranno con l'esaurimento del giacimento. Per dire NO alle trivelle insomma bisognerà votare SI.

Puglia e Veneto depositeranno domani due ricorsi in via principale per impugnare di fronte alla Corte Costituzionale proprio le norme sul piano aree e sulle proroghe delle concessioni. I ricorsi, già notificati, saranno presentati dalle due Regioni su mandato dei presidenti e delibera di giunta.

Il comunicato della Consulta (pdf)