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Effetto referendum: Shell abbandona le sue mire sul Golfo di Taranto

La controllata italiana del gruppo olandese ha rinunciato a due istanze di ricerca in aree "tagliate" dai recenti decreti di riperimetrazione del Ministero dello Sviluppo Economico, scaturiti dalle norme contenute nella Legge di Stabilità e, più a monte, dalla pressione esercitata dal Referendum No Triv.

Dopo aver abbandonato l'Artico, Shell esce anche dallo scacchiere del Golfo di Taranto dove la controllata italiana del gruppo olandese ha presentato due istanze per la ricerca di idrocarburi, la 73 F.R-.SH e d 74 F.R-.SH, che interessano aree pesantemente "tagliate" dai recenti decreti di riperimetrazione del Ministero dello Sviluppo Economico, scaturiti dalle norme contenute nella Legge di Stabilità e, più a monte, dalla pressione esercitata dal Referendum No Triv.

La Shell lascia per i "troppi controlli" - si legge in una nota protocollata al MISE - dopo il "taglio" di oltre 450 kmq di mare posti entro i limite delle 12 miglia, su un totale di 1.350 kmq (vedi mappa) che per Shell facevano parte di un solo unico grande progetto di ricerca che il gruppo olandese non ha presentato come tale, bensì spezzandolo in due tronconi, per stare al di sotto del limite dei 750 kmq per singola istanza, in modo da evitare procedure autorizzative più gravose.

"Dopo i ripetuti cambiamenti normativi che si sono registrati in Italia dal 2009, anno di presentazione delle istanze, ad oggi, il Referendum è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso - si legge in una nota del Coordinamento No Triv - L’eccesso di produzione petrolifera al mondo viene calcolato da alcuni tecnici in 9-12 milioni di barili-giorno e ciò dura da circa 16 mesi. Nonostante tutto l'Italia continua a rischiare ciò che ha di più prezioso, i suoi mari e le coste, con tutte le attività produttive collegate - turismo, pesca, agricoltura - a fronte di uno scenario internazionale sempre più critico per il prezzo del petrolio, per i rapporti tra produttori e per gli equilibri geopolitici".

In caso di risultato positivo, il Referendum abrogativo del prossimo 17 aprile, a cui bisognerà votare SI per fermare le trivelle, impedirà alle compagnie petrolifere di sfruttare i giacimenti senza limiti di tempo, così come prevede la normativa vigente.