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Fotovoltaico, dazi UE anche su prodotti da Malesia e Taiwan

La Commissione UE ha deciso che i dazi anti-dumping attualmente in vigore per i prodotti fotovoltaici Made in China si pagheranno anche su quelli importati da Malesia e Taiwan. I cinesi, si spiega, usano i due Paesi per trasbordi volti ad eludere la misura protezionistica europea. Esentate 21 aziende taiwanesi e 5 malesi.

Non solo sui prodotti cinesi: la Commissione europea ha esteso i dazi anti-dumping anche a quelli da Malesia e Taiwan.

Attraverso l'indagine avviata nel giugno dell'anno scorso su richiesta dell'associazione EU ProSun, infatti, si è provato che i produttori cinesi effettuano una triangolazione tramite i due Paesi per eludere il balzello imposto dall'UE.

L'indagine e il regolamento 2016/184

Come si legge nel regolamento di esecuzione 2016/184, pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale Ue (in allegato in basso), "si è concluso che il dazio compensativo definitivo istituito sulle importazioni di moduli o pannelli fotovoltaici in silicio cristallino e di celle del tipo utilizzato nei moduli o pannelli fotovoltaici in silicio cristallino originari della Repubblica Popolare Cinese è stato eluso tramite trasbordo dalla Malesia e da Taiwan".

Dall'indagine è emerso che le importazioni nella Ue di prodotti fotovoltaici dalla Cina dopo l'introduzione dei dazi sono scese, mentre nello stesso periodo aumentavano quelle da Malesia e Taiwan.

Questi "trasbordi" di prodotti dalla Cina agli altri due Paesi asiatici - è emerso dall'indagine - non avevano "una motivazione o giustificazione economica … oltre all'elusione delle misure in vigore su celle e moduli solari originari della Cina".

L'estensione dei dazi e le aziende esentate

Per questo le misure in vigore sulle importazioni del prodotto in esame originario della RPC - si legge - dovrebbero essere estese alle importazioni dello stesso prodotto proveniente dalla Malaysia e da Taiwan, indipendentemente dal fatto che sia dichiarato o no originario della Malesia e di Taiwan.

La misura da estendere è quella stabilita all'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento di esecuzione (UE) n. 1239/2013 (in allegato in basso) per «tutte le altre società», che corrisponde a un dazio compensativo definitivo dell'11,5% applicabile al prezzo netto, franco frontiera dell'Unione, dazio non corrisposto.

La Commissione ha comunque escluso dai dazi 21 aziende taiwanesi e 5 malesi che hanno dimostrato la loro estraneità alle triangolazioni con la Cina. Le elenchiamo sotto agli allegati.

La proroga dei dazi arrivata a dicembre

A dicembre la Commissione Europea ha avviato un riesame delle misure anti-dumping e anti-sovvenzioni sui prodotti fotovoltaici cinesi. In questi anni infatti, si legge nei documenti dell'esecutivo comunitario, non si è capito se facciano più bene o male all'economia dell'UE.

L'avvio del riesame ha però un effetto paradossale: senza l'iniziativa dell'esecutivo europeo le misure sarebbero cessate con la fine del 2015, invece così de facto sono prorogate per almeno 15 mesi, il tempo richiesto per la nuova investigazione che "si limiterà ad accertare se sia o meno nell'interesse dell'Unione Europea mantenere le misure attualmente in vigore sulle celle del tipo utilizzato nei moduli o pannelli FV in silicio cristallino".

Un freno per il fotovoltaico europeo?

I dazi sui prodotti cinesei, ora estesi a quelli Made in Taiwan e in Malesia, sono visti da una parte rilevante del mondo del FV europeo come un freno alla diffusione di questa tecnologia. Come evidenzia un report di Ernst & Young, la crescita del settore, sia in quanto a installato che a occupzione, sarebbe più consistente senza le misure protezionistiche.

L'eliminazione delle misure anti-dumping consentirebbe al prezzo degli impianti (calato del 70% dal 2008 al 2014) di scendere più velocemente, portando a una maggiore crescita dell'installato e degli occupati.

Nel 2014, riporta Ernst & Young, l'86% delle ricadute positive del FV per l'occupazione e l'83% di quelle per il valore aggiunto è legato alla parte downstream della filiera, danneggiata dalle misure protezionistiche, che tengono i prezzi artificialmente alti.

Senza dazi, è la stima, nel FV europeo ci sarebbero oltre 54.000 posti di lavoro in più rispetto allo scenario in cui le misure protezionistiche restino.

Aziende fatte salve dai dazi in Malesia:

AUO — SunPower Sdn. Bhd.
Flextronics Shah Alam Sdn. Bhd.
Hanwha Q CELLS Malaysia Sdn. Bhd.
Panasonic Energy Malaysia Sdn. Bhd.
TS Solartech Sdn. Bhd.

Aziende fatte salve dai dazi a Taiwan:

ANJI Technology Co., Ltd.
AU Optronics Corporation
Big Sun Energy Technology Inc.
EEPV Corp.
E-TON Solar Tech. Co., Ltd.
Gintech Energy Corporation
Gintung Energy Corporation
Inventec Energy Corporation
Inventec Solar Energy Corporation
LOF Solar Corp.
Ming Hwei Energy Co., Ltd.
Motech Industries, Inc.
Neo Solar Power Corporation
Perfect Source Technology Corp.
Ritek Corporation
Sino-American Silicon Products Inc.
Solartech Energy Corp.
Sunengine Corporation Ltd.
Topcell Solar International Co., Ltd.
TSEC Corporation
Win Win Precision Technology Co., Ltd.





Commenti

Un'altra ottima scusa per

Un'altra ottima scusa per tartassare il fotovoltaico.
Con tutta la roba che arriva dalla Cina...
Con carbone e cherosene che non pagano accise...

Fotovoltaico != Carbone

Un'altra buona scusa per tartassare il fotovoltaico.
Perché non mettere dazi su tutti gli altri prodotti cinesi?
Perché carbone e cherosene non pagano accise?