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Trivelle in mare, anche la Croazia si ferma

Il nuovo premier Oreskovic annuncia una moratoria al progetto di esplorazione ed estrazione degli idrocarburi in Adriatico. Una notizia significativa nel dibattito italiano in corso verso il referendum No Triv. Soddisfazione dalle regioni anti-trivelle: “anche Renzi ora sia chiaro”.

La Croazia intende proclamare "una moratoria al progetto di esplorazione ed estrazione degli idrocarburi" in Adriatico. L'annuncio è arrivato venerdì dal primo ministro Tihomir Oreskovic, durante la presentazione in Parlamento del programma di Governo del nuovo esecutivo di centrodestra nato dall'alleanza post-elettorale fra i conservatori del partito Hdz e la formazione indipendente Most.

Il governo uscente del socialdemocratico Zoran Milanovic aveva rinviato a dopo le elezioni ogni pronunciamento sul progetto delle trivellazioni in Adriatico, che in Croazia aveva registrato la forte opposizione da parte di una larga parte dell’opinione pubblica.

La Croazia non teme di danneggiare Eni e le altre

La decisione del Premier Croato Orešković avrà ripercussioni importanti sui piani di investimento che le compagnie petrolifere, tra cui l'Eni, hanno portato avanti per diversi anni. Il nuovo clima, sfavorevole allo sviluppo delle attività petrolifere off shore, renderà meno attrattivo l'Adriatico agli occhi degli investitori stranieri.

La Croazia intanto non sembra temere le eventuali azioni legali da parte delle compagnie petrolifere. Secondo quanto riferito da fonti croate, il direttore dell'Agenzia degli Idrocarburi, Barbara Doric, ritiene infatti che i progetti siano ancora nella loro fase embrionale e che eventuali pretese risarcitorie da parte delle società dell'Oil & Gas non avrebbero alcun fondamento giuridico.

"In una situazione identica a quella croata di oggi, invece, nel 2012 il Governo Monti, proprio con l'art. 35 comma 1 del Decreto Sviluppo che è oggetto del referendum abrogativo No Triv, fece esattamente il contrario: salvò le istanze per la ricerca e la coltivazione di gas e petrolio in mare che erano in corso all'entrata in vigore del Decreto Prestigiacomo", osserva Federico Cuscito del Coordinamento Nazionale No Triv.

"La Croazia pensa a salvare le proprie coste e l'Adriatico. In Italia nel 2012 si usò il pretesto di tutelare il legittimo affidamento per salvare decine di progetti e per salvaguardare gli interessi delle compagnie petrolifere - continua - la maggior parte di quei progetti sono andati avanti fino ad oggi"

Il commento del Coordimento No Triv

A differenza del nostro Presidente del Consiglio  - dichiara Roberta Radich del Coordinamento Nazionale No Triv - il Primo Ministro croato conosce bene la geografia e conosce bene i rischi connessi allo sviluppo delle attività petrolifere in un mare chiuso come l'Adriatico".

Il Governo croato fa dunque dietro-front e decide di lasciare in fondo al Mare Adriatico croato, già spezzettato in 29 concessioni, qualcosa come 3.000.000.000 di barili, si legge in una nota del Coordinamento.

Resterà deluso Romano Prodi che, in un'intervista di qualche tempo fa, sosteneva che 'La gran parte delle trivellazioni si trova lungo la linea di confine delle acque territoriali italiane, al di qua delle quali ogni attività di perforazione è bloccata. Si tratta di giacimenti che si estendono nelle acque territoriali di entrambi i paesi ma che, se non cambierà la nostra strategia, verranno sfruttati dalla sola Croazia'.

La soddisfazione delle Regioni italiane anti-trivelle

L'annuncio del nuovo esecutivo croato è stato accolto con entusiasmo dai presidenti dei consigli regionali di Veneto, Marche e Puglia, tra le Regioni promotrici del referendum No Triv.

“Il potenziale disastro ambientale è ben chiaro ai croati e oggi la mossa del premier Oreskovic dimostra l’importanza che della battaglia condotta dalle nostre Regioni e dal Veneto in special modo che approvando con voto unanime del Consiglio il conflitto di competenza da sollevare alla Corte Costituzionale ha dimostrato di non voler demordere in questa battaglia che vuole tutelare il diritto dei cittadini a pronunciarsi su quanto accade nel loro territorio di competenza”, ha dichiarato ad esempio il residente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti.

“Parole che volevamo sentire e che accogliamo con soddisfazione”, commenta il presidente del Consiglio regionale della Puglia Mario Loizzo. “Ci auguriamo – aggiunge – di ascoltare dichiarazioni dello stesso contenuto anche dal Governo italiano, tanto più dopo la decisione della Corte Costituzionale favorevole al referendum abrogativo No Triv, dalla quale discende evidentemente l’esigenza di un dialogo franco e leale tra Palazzo Chigi e le Regioni”.

Verso il referendum

La notizia della decisione croata, come si intuisce dalle dichiarazioni di cui sopra, avrà sicuramente un forte eco sul dibattito in corso in Italia verso il referendum. La consultazione, ricordiamo, la settimana scorsa è stata dichiarata ammissibile dalla Corte Costituzionale.

Il quesito superstite, modificato dalla Cassazione, riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate.