Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

World Energy Outlook IEA: con prezzi del petrolio bassi sicurezza a rischio

Un periodo prolungato di prezzi del barile bassi farà aumentare la dipendenza da un numero ristretto di produttori, si avverte nel nuovo World Energy Outlook pubblicato oggi. Per il futuro prevista una forte crescita delle energie rinnovabili, ma non basterà a evitare il disastro climatico.

Il barile a prezzi bassi, mandando fuori mercato molti produttori e rallentando gli investimenti, pone un problema per la sicurezza energetica. Anche perché il futuro prossimo secondo l'Agenzia internazionale per l'energia (la IEA) vedrà ancora il petrolio e le fossili protagoniste. Lo scenario centrale disegnato nel report per il 2040 vede infatti sì una crescita fortissima delle rinnovabili e dell'efficienza energetica, ma non prevede una transizione energetica abbastanza veloce da affrancarci dalla dipendenza dalle fossili, né da fermare il global warming entro la soglia di sicurezza dei 2°C dai livelli preindustriali. Potrebbe essere sintetizzato così il messaggio che esce dal nuovo World Energy Outlook 2015 IEA (WEO 2015) pubblicato oggi (vedi allegati in basso).

Sicurezza a rischio

Con i prezzi del petrolio bassi – si fa notare - il peso del Medio Oriente per la sicurezza energetica mondiale cresce, dato che rimane l’unica regione con risorse di petrolio producibili a costi contenuti (nel grafico sotto, ad esempio, la quota di tight oil statunitense che non si potrebbe estrarre ai prezzi del barile previsti). E come sappiamo le tensioni geopolitiche nel mondo arabo hanno raggiunto un livello che difficilmente è stato più elevato sin dai tempi delle crisi petrolifere degli anni Settanta.

Anche sul gas ci sono timori, legati al conflitto tra Russia e Ucraina. Il nucleare per la IEA “ha di fronte a sé un futuro incerto.” In tutto questo c'è da soddisfare la fame di energia di una popolazione mondiale in aumento, in una situazione in cui forniture energetiche moderne rimangono inaccessibili a molte persone, inclusi due terzi della popolazione dell’Africa sub-sahariana.

Domanda di energia in crescita rallentata

Il futuro secondo la IEA? Cresce moltissimo il ruolo delle fonti pulite e dell'efficienza energetica, ma non quanto servirebbe. Nello scenario centrale del WEO 2015, al 2040 la domanda mondiale di energia cresce del 37%, anche se l'incremento rallenta per la minore intensità energetica (rapporto tra consumi energetici e Pil), passando da una crescita media annua superiore al 2% negli ultimi due decenni all’1% dopo il 2025. Mentre in gran parte dell’Europa, Giappone, Corea e Nord America i consumi mostrano una sostanziale stabilità, la crescita si concentra nel resto dell’Asia (60% del totale), in Africa, in Medio Oriente e in America Latina.

Importantissimo, ovviamente quel che avverrà in Cina. All’inizio del decennio 2030 il gigante asiatico, secondo lo scenario, diventa il primo consumatore petrolifero mondiale, superando gli Stati Uniti, dove la domanda cala riportandosi su livelli che non si verificavano da decenni. Ma, come si vede dal grafico sotto, l'intensità energetica cinese continuerà a diminuire e, a partire da quel momento, i principali motori della crescita della domanda mondiale di energia saranno India, Sudest asiatico, Medio Oriente e Africa sub-sahariana.

Crescono gas e rinnovabili

Nel breve termine, il mercato petrolifero – sempre stando allo scenario centrale - risulta ben fornito ma “l’attuale adeguatezza non deve nascondere le criticità a cui va incontro”, in quanto aumenta la dipendenza da un numero relativamente ristretto di produttori. La domanda di gas naturale aumenta di oltre il 50%, mostrando il tasso di incremento più sostenuto tra le fossili, e “l’aumento di un commercio mondiale di gas naturale liquefatto maggiormente flessibile fornisce una sorta di protezione contro il rischio di interruzioni delle forniture”. Le risorse di carbone “sono abbondanti e l’offerta sicura”, ma il suo consumo futuro “è
condizionato da misure politiche volte a contrastare l’inquinamento e a ridurre le emissioni di CO2”.

L’elettricità è nella previsione del WEO 2015 la forma finale di energia che più cresce ed è il settore che contribuisce più di ogni altro alla riduzione della quota delle fossili sul mix energetico mondiale. Complessivamente entro il 2040 dovranno essere costruiti circa 7.200 GW di nuova capacità. Poco meno della metà verrà dalle rinnovabili, che al 2040 raggiungeranno il 33% della domanda elettrica mondiale (vedi grafico sotto) e il 37% nei paesi OCSE.

Grazie alle rapide riduzioni di costo previste (vedi grafico sotto) e ai continui incentivi, le rinnovabili dunque crescono tantissimo, oltre che nell'elettrico anche nei trasporti, con il consumo di biocarburanti più che triplica portandosi a 4,6 mb/g, mentre l’uso di rinnovabili termiche più che raddoppia.

Verso un global warming disastroso

Ma la crescita delle fonti pulite non basta a rivoluzionare il sistema energetico. Al 2040, nella previsione IEA, il mix energetico mondiale si suddivide in quattro categorie di quasi egual peso: petrolio, gas, carbone e fonti a basso contenuto di carbonio (cioè rinnovabili+nucleare). Le fossili dunque restano poco sotto al 75% della domanda al 2040 e le emissioni di CO2 legate all’energia crescono di un quinto: si va così verso un incremento della temperatura media mondiale di lungo termine di 3.6 °C, cioè disastroso.

Come come ha messo in evidenza un recente studio di Energy Watch Group e Lappeenranta University of Technology, la IEA in questi ultimi anni ha sistematicamente sottostimato il potenziale delle rinnovabili e sovrastimato quello dell'energia convenzionale. Ad esempio per il fotovoltaico a gennaio 2015 eravamo già ad una potenza tripla rispetto a quanto previsto dalla IEA solo 5 anni fa.

Per gli autori di questo studio si tratta di errori “scientificamente incomprensibili” che hanno gravi conseguenze sulle decisioni politiche e sugli investimenti. Vista la previsione di questo ultimo WEO, non ci resta che augurarci che la IEA – in buonafede o meno – si sia sbagliata anche questa volta e che la transizione energetica proceda molto più veloce.

I documenti del World Energy Outlook 2015 presentato oggi: