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Parigi 2015, per l'UNFCCC impegni insufficienti per evitare il disastro

Il taglio cumulativo delle emissioni contenuto nei piani nazionali finora presentati è insufficiente per seguire la traiettoria di riduzione necessaria per restare sotto ai 2 °C di riscaldamento globale. Essenziale che dopo la COP21 gli impegni vengano aggiornati. L'analisi elaborata dalle Nazioni Unite.

Diverse altre voci indipendenti lo avevano già fatto notare, ma ora arriva la conferma ufficiale anche delle Nazioni Unite: gli impegni presentati dalle varie nazioni in vista della Cop21 di Parigi non basteranno a evitare il disastro climatico.

La riduzione delle emissioni cumulativa contenuta negli INDC, i piani nazionali presentati in vista della conferenza, ammesso che sia poi concretamente raggiunta, porterebbe infatti a un riscaldamento globale di almeno 2,7 °C in più rispetto ai livelli preindustriali, ben oltre la cosiddetta soglia di sicurezza, posta nei negoziati internazionali a +2 °C. Sarà quindi fondamentale che tagli più consistenti siano adottati dopo la conferenza di dicembre.

È questa la sintesi estrema dell'analisi sugli INDC pubblicata il 30 ottobre dall'UNFCCC (allegato in basso). I 147 Paesi (o meglio 'parti', nel lessico dei negoziati sul clima) - si legge - hanno consegnato i loro piani ufficiali, che coprono circa l'80% delle emissioni globali. In questi Piani, mentre alcune nazioni hanno specificato obiettivi di riduzione in termini assoluti, circa la metà hanno posto target relativi a uno scenario business as usual, altre sulla base del loro rapporto con il Pil, cioè la carbon intensity, mentre altre ancora (il caso più importante è la Cina) hanno stabilito un determinato anno entro il quale le emissioni dovranno raggiungere il loro picco. Solo una minoranza ha incluso nei rispettivi INDC le azioni che intraprenderanno per ridurre la CO2.

"Corridoi" mancati

Come detto, dall'analisi emerge che l'impegno non è sufficiente. Meglio delle parole parla il grafico sotto, in cui gli effetti tutti gli impegni di riduzione annunciati nei nuovi INDC sono rappresentate dalle linee gialle, mentre i corridoi blu sono l'andamento che le emissioni mondiali dovrebbero tenere per avere almeno il 66% delle possibilità di fermare la temperatura del pianeta a +2 °C.

Secondo i calcoli del UNFCCC i piani nazionale nel loro complesso porterebbero ad avere al 2025 circa 55,2 miliardi di tonnellate (Gt) di emissioni globali e 56,7 al 2030. Nel 2025 si avrebbero, dunque, 8,7 Gt di CO2 in più di quel che servirebbe per fermare il riscaldamento a +2 °C e il divario al 2030 si amplierebbe a 15,1 Gt.

Anche se con gli INDC presentati il tasso di crescita delle emissioni sarebbe nettamente inferiore per il periodo 2010-2030 che per il ventennio 1990-2010,  con i nuovi impegni i gas serra crescerebbero ancora troppo: al 2025 del 34-46% rispetto al 1990 e del 37-52% al 2030.

Come si vede dal grafico, senza i nuovi impegni che saranno presentati alla Cop21 (corridoio arancione), la situazione andrebbe fuori controllo ancora più rapidamente: in uno scenario business as usual l'UNFCCC infatti prevede un riscaldamento di ben 5 °C entro fine secolo. Gli obiettivi al 2030 contenuti negli INDC però non sono sufficienti a rientrare nel corridoio azzurro che parte dal presente, né in quello che parte dal 2020: allora, per evitare il disastro, ci si dovrà giocare il tutto per tutto dopo il 2030, con tagli veramente drastici.

Solo "caparre" di un'azione posticipata

Come le ha definite la segretaria esecutiva dell'UNFCCC Christiana Figueres, le riduzioni degli INDC presentate per Parigi 2015 non sono che “caparre” per interventi più corposi (e costosi) cui si sarà costretti più avanti.

“Confido che questi INDC non siano l'ultima parola su quel che i Paesi sono pronti a fare e potranno essere migliorati nel tempo. Il percorso per un futuro sicuro dal punto di vista del clima è iniziato e l'accordo che sarà sottoscritto a Parigi può confermare e catalizzare la transizione.”

L'augurio è che si pongano le basi per alzare più avanti l'asticella dei tagli: la speranza è nel "ratchet mechanism" (il “meccanismo a cricchetto”) contenuto nella bozza di accordo preparata per Parigi che prevede che le parti aggiornino i loro impegni a scadenze prefissate, ad esempio ogni 5 anni.

UNFCC "Synthesis report on the aggregate effect of the intended nationally determined contributions" (pdf)





Commenti

A mio parere anche se le

A mio parere anche se le nazioni si mettessero d'accordo per una riduzione di CO2 non sufficiente a portarci sotto i +2°C, ci sarebbe comunque ragione per ottimismo, ammesso, certo, che poi gli impegni vengano mantenuti.

L'importante, infatti, è che l'azione politica inneschi un circolo virtuoso di richiesta di tecnologie a bassa o nulla intensità di carbonio, spostamento di investimenti e ricerca in quella direzione, larga diffusione delle tecnologie alternative, diminuzione del loro prezzo e quindi ancora maggiore richiesta delle tecnologie "verdi", e così via.

Insomma se l'alternativa ai fossili diventa il "nuovo normale", poi le cose procederanno per conto loro, senza bisogno di ulteriori spinte politiche.