Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

La diagnosi energetica tra obbligo e opportunità

Entro il 5 dicembre molte imprese devono presentare una diagnosi energetica dei propri stabilimenti produttivi. Un obbligo che molti sembrano non aver compreso ma che può essere un'opportunità per le aziende: è il primo passo per ridurre sprechi e rendere l'impresa più competitiva. Un intervento del presidente di FIRE.

La scadenza del 5 dicembre sull’obbligo per le grandi imprese e gli energivori di realizzare una diagnosi energetica presso i propri siti, in attuazione della direttiva sull’efficienza energetica, si avvicina rapidamente. L’impressione – tratta dal dialogo con operatori di settore e imprese – è che un numero non trascurabile di imprese non abbia ancora compreso che l’obbligo le riguarda e che sono previste sanzioni per gli inadempienti e che non pochi soggetti fra quelli che si sono attivati vedano l’adempimento con l’ottica del meno spendo meglio è. Confidando che le associazioni di imprese, Confindustria in testa, si adoperino per continuare a segnalare quanto prevede il D.Lgs. 102/2014, conviene spendere due parole sul perché valga la pena di affrontare l’obbligo in un’ottica positiva.

Un’impresa ha diverse opzioni per essere competitiva. Ad esempio può essere innovativa sul fronte tecnologico, cogliere i trend del mercato, creare mode, etc. Tutte opzioni interessanti, ammesso che si abbia la forza per poterle fare proprie, ma c’è una possibilità che riguarda qualunque tipo di organizzazione, a prescindere dal suo posizionamento sul mercato, ed è la capacità di sfruttare al meglio le risorse disponibili.

Energia, materiali e semilavorati, scarti e rifiuti e acqua sono voci di costo per tutte le imprese, ma la maggior parte non ha posto la giusta attenzione a come usarle in modo ottimale. Non perché i benefici potenziali non siano interessanti, ma perché non ha mai provato ad indagare sul tema, o ancora oggi troppo spesso prendono decisioni di investimento in funzione del minore costo, invece che in base a un’analisi sul ciclo di vita di utilizzo del bene (come insegna qualunque manuale del management). La conseguenza è che tutte le imprese presentano diversi sprechi legati a usi inutili o impropri di risorse facilmente rimediabili, ma non può intervenire su ciò che non conosce.

Per questo il suggerimento è di approfittare dell’obbligo delle diagnosi energetiche, che si ricorda riguarda tutte le imprese che non siano PMI secondo le definizioni comunitarie, oltre ad altre categorie, come le società partecipate per più del 25% da enti pubblici e gli energivori che beneficiano degli sconti sulle bollette elettriche relativamente agli oneri di sistema. La diagnosi energetica è il primo passo per capire come l’organizzazione utilizza l’energia, dove la spreca, dove può razionalizzarne l’impiego e dove rivedere il processo produttivo o l’edificio/impianto per migliorare la propria value proposition.

Se ben fatta, ossia se seguita con attenzione e cura dall’impresa, la diagnosi energetica può fornire preziosi elementi non solo sui consumi energetici e i possibili interventi di efficientamento energetico (eliminazione sprechi, adozione di tecnologie più performanti, utilizzo di fonti rinnovabili e scarti), ma anche idee per migliorare il processo produttivo. Un uso intelligente dell’energia, infatti, oltre a tagliare i costi della bolletta energetica, può permettere di ridurre i rischi connessi alla produzione, diminuire i costi ambientali diretti e indiretti, rendere minori i costi della manutenzione, aumentare il comfort lavorativo e dunque la produttività, migliorare la qualità e l’affidabilità dei prodotti e servizi.

L’installazione di un sistema di monitoraggio contestualmente o a valle della diagnosi, inoltre, consente all’impresa di definire e tenere sotto controllo nel tempo le performance energetiche attraverso opportuni indicatori energetici di produzione (e.g. kWh/m2, kWh/tonnellata prodotta, kWh/occupante, etc.), inizialmente basati sui consumi globali, e via via su quelli di singole linee produttive o centri di consumo, a partire da quelli più significativi.

La diagnosi può inoltre essere parte dell’analisi energetica che precede la definizione e implementazione di un sistema di gestione dell’energia ISO 50001. La sua adozione per le imprese non solo esula dall’obbligo quadriennale delle diagnosi energetiche, ma soprattutto assicura che l’impresa operi in un’ottica di miglioramento continuo, con riflessi molto positivi per la produttività. Monitoraggi condotti in altri Paesi europei mostrano come le organizzazioni con un sistema di gestione energetico risultino costantemente più performanti di diversi punti percentuali rispetto a chi non ce l’ha. Come può un manager avveduto non farci un pensierino?

Di questi temi, e del legame fra efficienza energetica e produttività, si parlerà nella tradizionale conferenza FIRE Enermanagement, in programma il 1 dicembre a Milano. Sarà un’occasione per ribadire che l’uso efficiente dell’energia, insieme a quello delle altre risorse, non è solo un’arma per ridurre i costi, ma soprattutto un’opzione per rafforzare il proprio core business.