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Flessibilità del sistema elettrico: la soluzione è dietro al contatore

Solo agendo su boiler elettrici e condizionatori si potrebbe tagliare dell'8% il picco di domanda, del 10-15% i costi del sistema e del 10-40% le bollette degli utenti domestici, mostra un report del Rocky Mountain Institute. La flessibilità si può perseguire in maniera cost-effective agendo anche sulla domanda anziché solo sulla produzione.

A fine luglio in Italia, nonostante sul lungo periodo la domanda elettrica risulti stagnante, si sono raggiunti diversi record dei consumi, dovuti in gran parte all'uso dei condizionatori. Le rinnovabili, soprattutto il fotovoltaico, hanno coperto quote rilevanti del picco diurno, ma nelle fasce serali si è dovuto ricorrere massicciamente agli impianti termoelettrici con i costi più alti, come i cicli combinati a gas. Quanto verificatosi è stato prontamente usato da Assolettrica per sostenere la necessità di meccanismi che premino gli impianti più flessibili per la potenza che mettono a disposizione, come il capacity market che sta per entrare in vigore e che rappresenta un salvagente per i cicli combinati a gas, in crisi per l'overcapacity e la concorrenza delle rinnovabili.

La flessibilità del sistema elettrico, però, si può perseguire in maniera estremamente cost-effective anche agendo sulla domanda e non solo sulla produzione. Lo mostra bene un nuovo report del Rocky Mountain Institute, dal titolo “The economics of demand flexibility” (link in basso per il download). Vi si spiega come i “flexiwatt”, cioè l'energia che può essere gestita in maniera flessibile in una casa, ad esempio facendo lavorare gli elettrodomestici quando la domanda elettrica è più bassa o quando l'impianto fotovoltaico sul tetto produce di più, può portare a notevoli benefici economici sia alla rete e al sistema elettrico che alle tasche dei consumatori. In particolare, guardando alla realtà degli Usa, con la gestione flessibile della domanda nel residenziale secondo il RMI si possono evitare 13 miliardi di dollari all'anno di investimenti in reti e centrali e, nel contempo, tagliare le bollette dei consumatori dal 10 al 40%.

Le tecnologie prese in considerazione si limitano a quelle esistenti e si ipotizza siano applicate a due ambiti del residenziale: l'alimentazione di boiler elettrici e condizionatori. Si tratta di soluzioni che, attraverso sistemi di comunicazione e controllo, spostano temporalmente i consumi, fornendo ai consumatori gli stessi servizi (l'acqua calda o il fresco del climatizzatore) a costi minori. Per farlo, modulano automaticamente il profilo di prelievo dell'utenza in base ai dati che arrivano sia dal sistema elettrico al di là del contatore che dal micro-sistema casalingo.

Le utility americane, si spiega, prevedono di investire nei prossimi 15 anni oltre 1000 miliardi di dollari per adeguare il sistema elettrico, sia come rete che come capacità produttiva. Si tratta di una spesa di 50-80 miliardi di dollari l'anno, che visto il calo dei consumi previsti, renderanno più salate le bollette dei clienti. Solo gestendo in maniera flessibile boiler elettrici e condizionatori del residenziale, stima il report, il picco di domanda potrebbe essere tagliato di circa l'8%. La flessibilità “dietro al contatore” potrebbe così tagliare di 9 miliardi di $ gli investimenti necessari nella rete statunitense e di 4 miliardi quelli nella produzione e nei servizi di rete, da cui i 13 miliardi di $ citati sopra. Il risparmio per i consumatori americani, come detto del 10-40%, ammonterebbe complessivamente a 110-250 milioni di $ l'anno.

Ma i conti del RMI, come si ammette nel documento, sono molto conservativi: ci si limita a considerare solo un paio di soluzioni e solo per il residenziale. Si pensi ad esempio al potenziale enorme che la flessibilità della domanda può avere in alcuni ambiti dell'industriale e del commerciale. Un esempio per tutti la gestione intelligenti dei frigoriferi nella distribuzione e nell'industria alimentare.

Inoltre, tutte queste tecnologie danno il massimo quando esistono condizioni che saranno sempre più diffuse: dispositivi per l'autoproduzione, come il FV sul tetto; mezzi elettrici da ricaricare nel momento più opportuno o che con la tecnologia vehicle to grid possono mettere la batteria a disposizione della rete; contatori intelligenti e tariffe differenziate in base alle fasce orarie o in futuro anche in tempo reale; possibilità per i consumatori in forma aggregata di fornire servizi alla rete.

Insomma, il modo più intelligente per avere un sistema elettrico flessibile, forse, sta nel guardare 'dietro al contatore', anziché continuare ad avere un approccio esclusivamente “centralista” come quello che sta portando a meccanismi che premiano i grandi impianti come il capacity market, così per come si sta definendo.

Qui il link per scaricare il report (gratis, previa registrazione)





Commenti

Ci sarebbero grosse

Ci sarebbero grosse potenzialità nel consumo "smart", ma oggettivamente va contro gli interessi economici del fornitore di energia, che punta a farti consumare comunque di più.

Laddove il fornitore ha studiato tariffe ad hoc per proporre agli utenti l'opportunità del consumo "smart", lo ha fatto pensando ai propri benefici più che a far consumare meno al cliente. Perchè il fornitore vorrebbe si un consumo più distribuito, con meno picchi, ma a parità di cifra percepita.