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Danni economici da CO2, sei volte più alti di quanto stimato finora

Il cambiamento climatico impatta con effetti permanenti anche sulla crescita delle economie: un nuovo studio pubblicato su Nature calcola che ogni tonnellata di CO2 causi esternalità negative per 220 dollari, circa 6 volte più di quanto stimato da altre ricerche. Questo valore giustificherebbe anche le azioni di mitigazione più costose.

L'anidride carbonica emessa in atmosfera per gli effetti che ha sul clima causa danni alla collettività sei volte maggiori di quanto si era stimato fino ad ora. Il dato arriva da un nuovo studio pubblicato su Nature da due ricercatrici della Stanford University, Frances Moore e Delavane Diaz (link in basso).

Il governo Usa, ad esempio, valuta in 37 dollari i danni economici per ogni tonnellata aggiuntiva di CO2 emessa nel 2015, dovuti a vari effetti, come la minore produzione agricola, gli effetti sula salute, ecc. Il nuovo lavoro dei ricercatori della Stanford, invece, li quantifica in 220 dollari: un valore che giustificherebbe economicamente anche gli investimenti più costosi per decarbonizzare il sistema energetico.

Quali sono i motivi per questa enorme differenza? Per semplificare, diversamente che in altri lavori, si tiene conto degli impatti del cambiamento climatico anche in termini di effetti permanenti nel tempo sul tasso di crescita economica.

Come negli altri studi sulla questione, Moore e Diaz hanno usato, modificandolo, un noto modello di calcolo, integrated assessment model, o IAM, detto Dynamic Integrated Climate-Economy o DICE. Nella loro riprogrammazione hanno però incluso le evidenze emerse recentemente da altri lavori, e cioè che il cambiamento climatico può anche rallentare significativamente la crescita economica, specie nei paesi più poveri.

“Per 20 anni i modelli hanno assunto che il cambiamento climatico non possa influenzare il tasso di crescita di un'economia – spiega Moore – ma nuovi studi mostrano che ciò potrebbe essere falso. Se il cambiamento climatico impatta non solo sull'output economico di un Paese ma anche sulla sua crescita, allora questo ha un effetto permanente che si accumula nel tempo, portando ad un costo sociale della CO2 molto più alto”.

Abbiamo pubblicato qui il comunicato in inglese della Stanford University

Lo studio: "Temperature impacts on economic growth warrant stringent mitigation policy",  Frances C. Moore & Delavane B. Diaz





Commenti

Qui un riassunto del

Qui un riassunto del problema,

http://en.wikipedia.org/wiki/Ocean_acidification

con tutti i grafici e riferimenti che vuoi alle ricerche scientifiche in materia

La sintesi è questa

Between 1751 and 1994 surface ocean pH is estimated to have decreased from approximately 8.25 to 8.14,[5] representing an increase of almost 30% in H+ ion concentration in the world's oceans

"contesti pure le misure di

"contesti pure le misure di pH marino..."

Non mi pare, ma mandami il link grafico relativo alle misure di Ph oceanico più significative che hai a disposizione. Grafico che sia significativo e che riporti misure reali con la loro bel margine di incertezza.

Non ho capito, GB, contesti

Non ho capito, GB, contesti pure le misure di pH marino e le ricerche citate? Anche oceanografi e biologi marini fanno parte del "Grande Complotto del Global Warming"?

Chissà perchè gli scettici del cambiamento climatico reagiscono con fastidio a questo non secondario, ma molto meno opinabile, rispetto alle questioni meteo e delle temperature, aspetto del problema...

aggiungo troll

che il costo economico della emissione di co2 potrebbe essere un buon argomento per propugnare il tuo amato "caro vecchio" pentolone.
Ne prendiamo atto...

...si si moriremo tutti... e

...si si moriremo tutti... e come no...

Vuoi parlare solo di CO2? Va

Vuoi parlare solo di CO2? Va bene, c'è anche l'effetto di acidificazione dei mari che sta progredendo a velocità inaspettata, sia come calo del pH sia come danni agli ecosistemi.
Ulteriori ritardi nei tagli alle emissioni di CO2 possono portare a un disastro globale, anche solo per quella ragione. E lì non ci sono "mitigazioni" che tengano...

http://www.sciencedaily.com/releases/2015/01/150115163533.htm

http://www.sciencedaily.com/releases/2015/01/150107123138.htm

http://www.sciencedaily.com/releases/2014/12/141219104039.htm

http://www.sciencedaily.com/releases/2014/12/141216113027.htm

Alsarago, non cambiamo

Alsarago, non cambiamo discorso, l'inquinamento atmosferico è certo un problema ma che si risolve in altri modi, qui stiamo parlando di CO2 e i modelli climatici che presentavano le loro brave fasc e di incertezza hanno GIA' dimostrato la loro scarsa attendibilità. Io sto semplicemente contrapponendo ad un approccio aprioristico/fideistico un approccio tecnico-economico basato su un calcolo dei costi e dei benefici.

GB, come detto l'affidabilità

GB, come detto l'affidabilità dei modelli climatici si giudica in un arco minimo di 30 anni, non di 10 o, peggio ancora, arbitrariamente a partire dall'anno che fa più comodo, come il 1998.

Inoltre, è vero, ci sono tante cose che non sappiamo ancora, per esempio cosa accade agli ecosistemi o alle enormi riserve di metano congelate sui fondi oceanici e nel permafrost, in caso di innalzamento tanto repentino di temperature come quello attuale.
Visti i rischi connessi al collasso degli ecosistemi o al rilascio improvviso di metano in atmosfera, direi che è bene eccedere in precauzioni, piuttosto che "aspettare e vedere".

Tanto più che ridurre la CO2 vuol dire essenzialmente ridurre l'uso di fonti che hanno già i loro grossi problemi e non solo climatici, ma di inquinamento e di sicurezza geopolitica, come la cronaca di questi mesi e giorni, si è ampiamente occupata di ricordarci.

"...si rischierebbe, dopo 10

"...si rischierebbe, dopo 10 anni di scarsa salita delle temperature di dire "Ahhh, ma allora era tutta una bufala, vai col carbone!" "

No, semplicemente si investirebbe in azioni di mitigazione con un'intensità minore ma tenendo sempre sott'occhio le temperature globali e perfezionando i mopdelli... insomma senza giocarsi subito anche le mutande un una scommessa che pare guidata da un discutibile 'principio di precauzione', si lascerebbero progredire le tecnologie in base a criteri di mercato e senza forzare il mercato stesso con quel piglio dirigistico come tanto piace ai vertici UE o delle agenzie internazionali.

Alsarago, il problema è che

Alsarago, il problema è che secondo la 'scienza' la temperatura dovrebbe aumentare e con un rateo di crescita sempre maggiore, cosa che in realtà non sta avvenendo, quindi i modelli climatici si è dimostrato sul campo che lasciano il tempo che trovano... come lasciano i tempo che trovano le affermazione "agiamo od è troppo tardi....".
Non c'è fretta e si possono fare azioni correttive mirate in base a dati e costi misurati e misurabili... e nel frattempo pensare, piuttosto che alle ipotetiche vittime del clima che cambia, alle REALI vittime della povertà (anche di quella energetica).

GB, se fosse un compito di

GB, se fosse un compito di ragioneria andrebbe anche bene, ma il clima è un tantinello più complesso di così.
Il tempo minimo stimato dai climatologi per l'individuazione di un trend climatico è 30 anni, su tempi minori effetti meteo o cicli naturali oceanici o eruzioni vulcaniche o aerosol o variazioni del ciclo solare o mille altri fattori possono confondere le misure della temperatura.

Si seguisse questa tua idea, si rischierebbe, dopo 10 anni di scarsa salita delle temperature di dire "Ahhh, ma allora era tutta una bufala, vai col carbone!" e scoprire poi nei 10 anni successivi che non era affatto una bufala, solo che allora sarà troppo tardi per rimediare...

Soluzione ragionevole: tra

Soluzione ragionevole: tra 2015 e 2025 (o altro intervallo di tempo reputato significativo) misuro l'EFFETTIVO aumento della temperatura globale, dando per scontato in prima battuta che l'aumento sia dovuto alle emisisoni antropiche di CO2. Ho tempo per stabilire una procedura univoca per valutare gli EFFETTIVI danni correlati all'aumento delle temperature o sul Pil dei vari paesi. In base al dato 'misurato' investo secondo criteri prestabiliti nella riduzione delle emissioni con intensità proporzionale a quanto misurato ed assicurandomi che anche nel periodo successivo vi sia una buona correlazione tra aumento concentrazione CO2 ed aumento temperature, se questo non si verifica torno indietro e metto in discussione l'assunto iniziale per cui l'aumento della T sia dovuto alle emissioni antropiche di CO2.
Gli interventi, gli investimenti, le azioni di mitigazione subiranno un continuo feedback in base alla congiuntura ed ai dati effettivamente misurati, proporre delle curvette monotòne crescenti come quelle delle due studentesse è piuttosto fantasioso.

Quindi azioni correttive A CONSUNTIVO e non basate sui voli pindarici.

Evgalois, se, come ammetti,

Evgalois, se, come ammetti, ha GIA' avuto effetti sul clima del passato(in effetti 250 milioni di anni fa quella emessa dai vulcani in mezzo alla Siberia provocò un tale cambiamento climatico da sterminare il 90% delle specie viventi. Di quanto si alzarono le temperature? Di 6°C, arrivando ad essere 1,8°C più alte delle attuali...), perchè dovrebbero usare il condizionale?
Se la CO2 ha avuto questo effetto in passato, lo avrà anche ora. La differenza è che in passato le cause erano naturali e, o non ci s'era o ci si poteva fare poco, ora siamo noi la causa e possiamo provare a intervenire.

"L'anidride carbonica emessa

"L'anidride carbonica emessa in atmosfera per gli effetti che ha sul clima..."

Abbiate pazienza per il rigore scientifico, ma sarebbe più corretto dire "AVREBBE", perchè non c'è nessuna dimostrazione per tale correlazione, visto si tratta di un fenomeno che si è già verificato molte volte in passato, anche in entità maggiore, senza che ci fosse l'essere umano a produrre CO2.

Lavoro lascia il tempo che

Lavoro lascia il tempo che trova con effetti nefasti che convenientemente si dispiegano dopo il 2040, in tempo per le due ricercatrici di prendere il dottorato, auspicabilmente una cattedra ed essere in odor di pensione.
Ci sarebbe molto da discutere sul grafico dell'aumento delle temperature globali ma a parte questo pensare ad azioni di mitigazione ex-post diciamo dal 2030 in poi pare brutto?