Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

Petrolio da sabbie bituminose, con prezzi bassi a rischio 9 barili su 10

Con i prezzi molto bassi del barile e senza prospettive di rialzi sul medio periodo appare insostenibile lo sfruttamento di queste riserve di petrolio che sono quelle con i costi più alti dal punto di vista economico, oltre che da quello ambientale e per le sue emissioni di gas serra. Intanto negli Stati Uniti la Camera approva l'oleodotto Keystone XL.

Le compagnie petrolifere che stanno puntando sulle sabbie bituminose nei prossimi 10 anni rischiano di creare un buco da 271 miliardi di dollari, stima Carbon Tracker Initiative (CTI), il think thank specializzato nel fare luce sui rischi economici degli investimenti in fonti fossili.

Qualche giorno fa pubblicavamo un'interessante analisi di Ugo Bardi su prezzi del barile e riserve fossili e, a conferma, i dati portati dal nuovo report di Carbon Tracker mostrano un esempio del fragile equilibrio tra costi di produzione e prezzo del barile su cui si regge il futuro delle fossili del quale parlava nel suo pezzo il professor Bardi, ex presidente di Aspo Italia.

Con i bassi prezzi del barile che si stanno registrando, peraltro senza prospettive di rialzi sul medio periodo, emerge dall'analisi di CTI (vedi allegato in basso), che è insostenibile lo sfruttamento di queste riserve di petrolio che sono quelle con i costi più alti dal punto di vista economico, oltre che da quello ambientale e in termini di emissioni di gas serra.

Dopo il crollo dei mesi scorsi ora siamo a 75 $ al barile e sembra difficile pensare a una ripresa significativa dei prezzi che lo riporti sopra i 95. Goldman Sachs, ad esempio ,prevede 80-85 $ al barile per il 2015 e l'ultimo Oil Market Report della International Energy Agency pubblicato qualche giorno fa definisce improbabile un equilibrio del Brent sopra gli 80 $/b.

Secondo il report, il 90% dei nuovi investimenti in sabbie bituminose canadesi previsti per il prossimo decennio non sarebbero redditizi (cioè avrebbero un IRR inferiore al 15%) con prezzi del barile sotto ai 95 $ (vedi grafico sotto).

Questo, come detto, significa che le compagnie petrolifere stanno rischiando di sprecare investimenti per circa 271 miliardi di dollari: la quasi totalità di quelli previsti in nuove riserve da sabbie bituminose in Canada. In totale gli attuali investimenti, che non si ripagherebbero con prezzi del barile sotto i 95 $/b, dovrebbero far salire la produzione di 2 milioni di barili al giorno.

Ad essere più colpite (vedi grafico sotto e tabella a questo link) sarebbero ovviamente le compagnie relativamente piccole e specializzate in sabbie bituminose, ma potrebbero rischiare molto anche giganti come Shell. D'altra parte i progetti in tar sands accantonati nel corso dell'anno sono già molti: tra questi alcuni della stessa Shell, oltre a quelli di Total e Statoil.

Tra i motivi che hanno portato ad abbandonare parte dei progetti in sabbie bituminose anche l'incertezza sulla realizzazione degli oleodotti necessari per l'export, primo fra tutti il Keystone XL. A tal proposito ricordiamo che la Camera statunitense ha approvato venerdì una legge per realizzare l'oleodotto che porterebbe il greggio estratto dalle sabbie dell'Alberta fino alle raffinerie Usa. Ora la palla passa al Senato che voterà domani. Se anche lì venisse approvata la legge, resterebbe comunque da risolvere la questione della legittimità del progetto che si dovrà stabilire nei tribunali del Nebraska, Stato attraversato dalla pipeline. In ultima istanza la condotta potrebbe anche essere fermata da un veto del presidente Obama.

La sintesi del report di Carbon Tracker Initiative (pdf)