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Le previsioni nel World Energy Outlook 2014. Ma il futuro energetico è da cambiare

Nonostante la forte crescita delle rinnovabili, che saranno la prima fonte per l'elettrico dal 2035, e il rallentamento della domanda di carbone, sforeremo già entro il 2040 il carbon-budget a nostra disposizione per stare sotto ai 2 °C di riscaldamento, prevede la nuova edizione del report IEA. Ma ci sono motivi per sperare che le cose vadano diversamente.

“Incertezze crescenti sul lungo termine” e “segni di stress”: sono questi i due termini chiave che la International Energy Agency adopera nel presentare la nuova edizione del suo World Energy Outlook (vedi allegati in basso). Nonostante una forte crescita delle rinnovabili e un rallentamento del carbone, si avverte, il trend di emissioni previsto nello scenario centrale ci porta dritti a sforare già entro il 2040 il nostro carbon-budget, cioè la quantità di gas serra che possiamo rilasciare senza superare la soglia critica dei 2 °C di riscaldamento rispetto ai livelli preindustriali.

Nel contempo la situazione è potenzialmente critica anche dal punto di vista della disponibilità di energia: la domanda energetica mondiale aumenterà del 37% al 2040. Se la crescita della richiesta di petrolio e carbone si fermerà entro il 2040, la IEA prevede che già dal 2025 cali la produzione delle fossili non convenzionali, shale oil in primis.

Per l'Agenzia al 2040 il mix energetico mondiale sarà suddiviso in quattro fette di ampiezza simile: petrolio, gas, carbone ed energie "low-carbon", cioè nucleare e rinnovabili, mentre il mix elettrico vedrà le rinnovabili pesare per un terzo della torta. Nell'elettrico circa metà della nuova potenza installata nei prossimi 26 anni (vedi grafico sotto) verrà dalle fonti pulite.

A spingere la crescita delle rinnovabili saranno il calo dei costi e i gli incentivi, che comunque al 2013 sono ancora meno di un quarto rispetto a quelli alle fossili: 120 miliardi di dollari contro i 550 miliardi andati a petrolio, gas e carbone.

A crescere di più saranno nell'ordine eolico, idroelettrico (si veda quel che riportavamo ieri) e solare. Le rinnovabili, si prevede, supereranno il gas divenendo la seconda fonte del mix elettrico già nel giro di un paio di anni ed entro il 2035 daranno il contributo più importante, sorpassando anche il carbone.

Al 2040 lo scenario centrale dell'Outlook prevede che le fossili scendano al 55% della produzione elettrica, dal 68% del 2012 e che le rinnovabili passino dal 21 al 33%. A perdere più terreno sarà il carbone, soprattutto nei Paesi OCSE, frenato dalle politiche per il clima. Previsto un dimezzamento della produzione da olio combustibile e un quasi raddoppio di quella da gas, la quale in Europa comunque, si prevede, non tornerà ai livelli del 2010 prima del 2030.

Per il nucleare si parla di un aumento della potenza del 60% nei prossimi 26 anni, localizzato soprattutto in Cina, India, Corea e Russia. Questa fonte, però, creerà non pochi problemi, perché di qui al 2040 dovranno essere smantellati 200 reattori con un costo di circa 100 miliardi di dollari (vedi grafico sotto).

In generale, si prevedono costi dell'energia al consumo in aumento un po' dappertutto, ma soprattutto in giganti emergenti come Cina e India (vedi grafico sotto), cosa che dovrebbe accelerare la competitività delle fonti rinnovabili.

Quanto all'estrazione di petrolio, secondo la IEA, l'offerta raggiungerà al 2040 circa 104 milioni di barili al giorno, ma solo se verranno messi in campo adeguati investimenti in Medio Oriente. La produzione di tight oil statunitense e quella dei Paesi non-Opec, infatti, rallenterà la sua crescita e il mondo sarà sempre più dipendente dal greggio di un numero relativamente piccolo di Paesi produttori. Al 2040, comunque, l'aumento dei consumi oil arriverà quasi a fermarsi, alla luce dell'arretramento di quella di economie mature come Usa, Ue e Giappone e il raggiungimento di un livello di plateau di emergenti come Cina, Russia e Brasile.

Diversamente che per petrolio e carbone, per il gas si prevedono al 2040 consumi superiori del 50% rispetto al livello attuale. Gli Usa resteranno il primo produttore, anche se il loro output inizierà a ridursi intorno alla fine del periodo. Fuori dal Nord America, rimane l'incognita prezzi: riusciranno a rimanere abbastanza bassi da rendere la fonte attraente e abbastanza alti da stimolare gli investimenti in estrazione?

Non si vedono invece particolari problemi di costi e disponibilità per il carbone, che come detto sarà però ostacolato dalle politiche per ridurre le emissioni. La domanda nei prossimi anni secondo la IEA crescerà dello 0,5% l'anno, contro il 2,5% degli ultimi trenta, con due terzi dell'aumento concentrati nei primi 10 anni del periodo. I consumi di questo combustibile - prevede l'Agenzia - raggiungeranno il picco anche in Cina, al 2030, mentre tra le superpotenze solo in India continueranno a crescere (vedi grafico).

Come ogni anno dopo aver sfogliato il report con le previsioni IEA ci troviamo a fare lo stesso commento: quello disegnato è un futuro che va assolutamente cambiato prima che si avveri, se vogliamo affrontare la minaccia del global warming evitando gli effetti più disastrosi. D'altra parte, fortunatamente, la visione della IEA sembra piuttosto conservativa rispetto a come sta cambiando il mondo dell'energia.

Ad esempio, lo sviluppo delle rinnovabili sembra procedere già ora molto più spedito di quanto previsto. Finora la crescita di solare ed eolico ha sempre superato ogni previsione e già l'anno scorso si è installata più potenza da rinnovabili che da convenzionali anche nei paesi non OCSE (vedi report IRENA). È facile dunque che le fonti pulite nei prossimi 26 anni pesino per molto di più della metà del nuovo installato prevista dallo scenario centrale IEA.

Anche il declino dei consumi da carbone potrebbe essere molto più rapido di quel che stima l'Agenzia: nel corso di quest'anno si è registrata la prima battuta d'arresto della crescita dei consumi cinesi, che pesano per circa metà di quelli mondiali, e secondo varie analisi (tra cui quelle di Carbon Tracker Initaitive, Deutsche Bank, Morning Star e Bernstein) i consumi di carbone cinesi raggiungeranno il picco già al 2016. Con l'importante annuncio fatto ieri dal gigante asiatico di voler raggiungere il picco delle emissioni entro il 2030, poi, verosimilmente tutto si accelererà.

Insomma, considerando che le rinnovabili saranno sempre più competitive e che dopo l'accordo tra Usa e Cina ci sono buone possibilità che a Parigi 2015 si cambi marcia sulla riduzione dei gas serra, le cose potrebbero andare meglio rispetto a quanto prevede la IEA.

World Energy Outlook 2014, l' executive summary (pdf)

Le slide della presentazione alla stampa (pdf)

Fogli di sintesi





Commenti

Perché continuare a dare credito a IEA!

Non capisco perché si continua a dare credito a IEA dopo anni di continue previsioni e stime completamente sballate.
A qualsiasi altro organo meno potente, dopo tanti errori sarebbe stato intimato di non fare più previsioni e stime e comunque non sarebbe stata più presa in considerazione.
Ignoriamo quello che dicono, se la cantano e se la suonano, tutto con unico obiettivo: evitare il più possibile lo sviluppo delle rinnovabili e mantenere il monopolio energetico nelle mani delle lobby dei fossili.
Saluti

@Redazione

"...A spingere la crescita delle rinnovabili saranno il calo dei costi e i gli incentivi, che comunque al 2013 sono ancora meno di un quarto rispetto a quelli alle fossili: 120 miliardi di dollari contro i 550 miliardi andati a petrolio, gas e carbone."

Quanto vi piace comparare gli incentivi al consumo di fossili nei paesi in via di sviluppo con quelli dati alle rinnovabili,eh? Sono due cose diverse, confrontarli è un errore che induce il lettore a credere che il dominio fossile continui perchè le si foraggia di sussidi. Purtroppo le fossili garantiscono BENEFICI NETTI PER LE CASSE DELLO STATO al contrario delle FER. Nella sola Arabia il Governo incassa ogni anno 220 miliardi $ di Royalties sul petrolio, il 90% delle entrate fiscali totali!! [fonte "I padroni del mondo" di Luca Giarrocca]

Nei paesi sviluppati ci si concede il lusso di spendere questi 88 miliardi di cui parlate qui (http://www.qualenergia.it/articoli/20141111-sussidi-pubblici-alle-fossil...) per attività di prospezione proprio perché il beneficio per lo stato è notevole, e e questi miliardi sono visti come un investimento.

Per inciso sono sussidi al CONSUMO di energia. Se i paesi del 3 mondo andassero tutti a idroelettrico questi sussidi si darebbero lo stesso per abbassarne il prezzo artificialmente sotto il valore di mercato, con l'obiettivo di stimolare la crescita regalando energia.