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Il governo, gli idrocarburi e gli elefanti

Un instant book, "Il paese degli elefanti: miti e realtà sulle riserve italiane di idrocarburi" di Luca Pardi, presidente Aspo Italia, che, in modo sintetico fa il punto sulla situazione energetica mondiale e del nostro paese. Un documento ad uso di chi nelle istituzioni e sul territorio si oppone alla violenza sull'ambiente costituita dalle trivellazioni.

Qualenergia.it ha chiesto a Luca Pardi, presidente di Aspo Italia (Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio) una breve presentazione del suo instant book dal titolo “Il paese degli elefanti: miti e realtà sulle riserve italiane di idrocarburi”, appena pubblicato da Luce Edizioni (pp. 120). All’autore abbiamo chiesto di spiegare le motivazioni da cui nasce questo libro e come si inserisce la questione nelle recenti decisioni del governo in tema energetico.

 

La scorsa primavera ebbe inizio una campagna mediatica finalizzata a far riprendere in grande stile il lavoro alle trivelle delle compagnie petrolifere. La campagna si è politicamente realizzata all’interno del cosiddetto decreto Sblocca Italia del governo Renzi, nella parte concernente l’energia.

Uno dei titoli più roboanti sul tema fu quello dato nel mese di maggio dal Messaggero ad un articolo di Romano Prodi: «Quel mare di petrolio che giace sotto l’Italia: possiamo raddoppiare la produzione di idrocarburi». Dopo una serie di interventi di ASPO-Italia, anche sul portale di QualEnergia.it, fui invitato, come presidente di questa associazione, a commentare le dichiarazioni delle compagnie petrolifere e dei loro agenti di pubbliche relazioni nella trasmissione di Rai 3 Ambiente Italia. Durante la trasmissione affermai che dire che l’Italia è ricca di idrocarburi è come dire che il nostro paese è il paese degli elefanti perché ce ne sono due allo zoo di Pistoia e altri tre o quattro sparsi per i circhi.

Da quella battuta è nata l’idea di scrivere un instant book che è appena uscito in libreria con per titolo appunto: “Il paese degli elefanti: miti e realtà sulle riserve italiane di idrocarburi”. Il libro mi è servito anche per fare il punto su quanto sappiamo della situazione energetica globale. L’idea è di proporre una voce discordante rispetto a quella dell’informazione economica convenzionale che tende a considerare le riserve di idrocarburi praticamente infinite e il problema del loro sfruttamento una questione tecnico-politica senza alcun approfondimento sui limiti fisici di disponibilità di queste risorse che, sfortunatamente, sono ancora la linfa vitale del metabolismo sociale ed economico.

Si tratta, come dico nell'introduzione, anche di un documento militante scritto ad uso di chi nelle istituzioni e sul territorio si oppone all'ulteriore violenza sull'ambiente costituita dalle trivellazioni. Di energia e idrocarburi si parla molto spesso sui giornali e in TV, ma raramente si affronta il tema con una visione olistica e, ancor più raramente, i giornalisti hanno il tempo e la forza di analizzare criticamente le fonti a cui si appoggiano.

Così le opinioni delle compagnie petrolifere e delle loro organizzazioni di categoria, Assomineraria e Federpetroli, veicolate da personaggi in vista della politica o dell’accademia, vengono presentate come fatti oggettivi prodotti da esperti del settore. Il risultato non può che essere un livello mediocre del dibattito pubblico dove la propaganda fa premio sulla riflessione, e un ancor più mediocre livello nelle decisioni politiche che seguono tale dibattito, come testimonia il via libera alle trivelle rappresentato dal decreto Sblocca Italia.

Le riserve italiane di idrocarburi sono molto limitate rispetto ai consumi. Nel caso più ottimistico, cioè prendendo la somma di riserve certe, probabili e possibili si arriva a qualche anno dei consumi attuali. Ma se si considerano solo le risorse certe, cioè quelle per cui si stima una probabilità del 90% che possano essere estratte, la loro “durata” si riduce a pochi mesi sia per il gas che per il petrolio. Su questo tema mi dilungo in una parte del libro che non considero la più interessante. Il punto di arrivo è comunque che nell'informazione italiana si conferma l'uso dell'iperbole ottimistica che è usato in tutto il mondo nel dibattito sui limiti delle risorse. Esperti autoproclamatisi tali, e come tali certificati da un'informazione a dir poco carente, spesso genuflessa agli interessi di parte, con scarso contraddittorio da parte di altri esperti, bombardano il pubblico di affermazioni apodittiche sulla consistenza delle riserve di questa o quella risorsa.

Così, come negli Stati Uniti abbiamo sentito parlare della scoperta/disponibilità di centinaia di anni di consumi petroliferi grazie al fracking, così in Italia si parla di raddoppiare la produzione di idrocarburi nel giro di pochi anni. Senza che nessuno chieda un fatto essenziale: per quanto tempo? Se una risorsa è presente nel sottosuolo in quantità limitata, infatti, la sua estrazione implica una durata temporale. Raddoppiare la produzione italiana di idrocarburi (gas + petrolio) che è oggi pari a circa 12 milioni di tonnellate equivalenti per anno (Mtep/anno) significa passare a 24 Mtep/anno. Se, come riportato sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, l'insieme delle riserve certe ammonta a circa 130 Mtep, dunque, una produzione raddoppiata sarebbe possibile per 5 anni. Al contrario si fanno apparire queste acquisizioni come permanenti.

Ovviamente le cose sono ancor meno semplici perché attingere ad una risorsa petrolifera non è come attingere dalla scorta di vino in cantina. Un giacimento è una complessa formazione geologica il cui sfruttamento implica un processo che si sviluppa nel tempo con una iniziale crescita della produzione fino ad un livello che è tipico per ogni pozzo e un successivo declino. Tutto questo processo dura anni e implica costi economici, energetici e ambientali.

Il periodo di produzione si può protrarre per decenni, ma ogni anno viene estratta una piccola frazione dell'intera riserva. Quindi sarebbe il caso che si chiedesse alle compagnie petrolifere il dettaglio su come pensano di far crescere la produzione ai livelli di cui parlano nella ‘fase pubblicitaria’ e per quanto tempo pensano di essere in grado di mantenere la produzione a quei livelli.

Tutte queste affermazioni andrebbero poi passate al vaglio di esperti che siano terzi rispetto sia alla politica sia alle aziende petrolifere, ammesso che se ne trovino. Invece la procedura spiccia adottata dal governo Renzi è stata quella di credere nelle affermazioni delle aziende petrolifere e permettere la ripresa delle trivellazioni ovunque sul territorio nazionale. Una scelta miope sia dal punto di vista energetico ed economico che ambientale, ma perseguita con la consueta baldanza di chi ha fretta di arrivare al fatto compiuto.





Commenti

per Luca Di D

E' ovvio che l'Italia non può contare niente se i funzionari che ci rappresentano sono quelli qua sopra (spero sia uno scherzo, che persone così poco preparate non ci siano veramente in posti rilevanti in istituzioni internazionali)
1)sblocca italia non solo NON applica la maggior parte della SEN (che in parte riguardava la coltivazione di risorse mineriaie), ma è semplicemente in contrasto netto e diretto con almeno tre quarti del D. Lgs 151/06 e , ovviamente, di tutte le norma VIA e VAS : se sbloccherà qualcosa come lavoro, lo farà per avvocati e procuratori, data la valanga di ricorsi e procedimenti che solleverà nell'attuale stesura
2) http://geograficamente.wordpress.com/2014/05/04/estrazioni-di-gas-e-petr...
e vada a fare un giretto in Val d'Agri, e soprattutto CHI PAGA LE SPESE SANITARIE?LEI? dimintichiamo infine la questione dei gas climalteranti, sarebbe ora che anche le estrazioni paghino per le inevitabili emissioni di gas serra
3)gli investimenti privati nel settore idrocarburi sono sempre stati il travestimento migliore del "paga pantalone", ovvero: sussidio indiretto, dato da royalties bassissime ( mi risultano 7 per cento, da altre parti si va dal 20 fino all'80 per cento, calcolo a bocca di pozzo), aggiungiamo canoni irrisori (vedasi esempio dei canoni per lo sfruttamento delle acque minerali, qui siamo ancora peggio), e finiamo col fatto che nessuna nessuna compagnia ha mai pagato un centesimo per i danni causati dalle prospezioni e dallo sfruttamento
4)per quanto riguarda la faccenda delle informazioni che l'operatore dichiara nell'ambito del titolo mineriario di coltivazione, dopo quello che è successo nell'allegro mondo del fraking, con previsioni di eldorado per i prossimi anni e realtà di cali di produzione in atto, forse sarebbe meglio se finalmente enti indipendenti e al di fuori delle logiche di mercato facessero il lavoro di stima e valutazione delle risorse disponibili. Come sopra, resta col cerino in mano pantalone (per i danni idrogeologici, i danni da emissioni climalteranti, i danni sanitari, i danni alla pesca, i danni per mancati/calati introiti turistici, ecc.ecc.ecc.)
5)lo specifico apparato dello stato, al momento, vada a farsi un giretto in Val d'Agri, per cortesia,e dopo ne parliamo. SOprattutto vigilanza e controllo, grazie, anche magari su chi ci rappresenta in campo energetico in comunità europea.
6)la scossa al paese è meglio darcela con corrente elettrica da pannelli fotovoltaici, pale eoliche (quelle sì off shore ), idroelettrico e risparmio + efficenza.
Molti saluti