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Allarme clima, la concentrazione dei gas serra mai così alta

La concentrazione di gas serra in atmosfera nel 2013 ha segnato un nuovo record e dal 1984 non è mai aumentata tanto quanto nell'ultimo anno. Lo spiegano i dati dell'ultimo bollettino annuale della World Meteological Organization. Preoccupa anche l'acidificazione degli oceani che potrebbe innescare un effetto a catena.

L'ennesimo messaggio preoccupante sul fronte del global warming è arrivato ieri, con il bollettino annuale della World Meterological Organization. Ancora più preoccupante è che la notizia sia stata sostanzialmente ignorata da gran parte dei media. La concentrazione di gas serra in atmosfera, mostrano i dati WMO, dal 1984 non è mai aumentata tanto quanto nell'ultimo anno e non è mai stata tanto alta. A questi ritmi, sottolinea l'organizzazione mondiale dei meteorologi, appare sempre più difficile restare entro la soglia critica dei 2°C di riscaldamento.

"Sappiamo senza alcun dubbio che il nostro clima sta cambiando e che i fenomeni meteorologici stanno diventando sempre più estremi a causa di attività umane come l'uso di combustibili fossili. Abbiamo la conoscenza e gli strumenti per tentare di contenere l'aumento della temperatura all'interno dei 2 °C per dare al nostro pianeta una possibilità e dare ai nostri figli e nipoti un futuro. Professare ignoranza non può continuare a essere una scusa per non agire", avverte il segretario generale Michel Jarraud.

Tra il 1990 e il 2013, si legge nel report (allegato in basso), l'effetto serra dato dalle emissioni è aumentato del 34% (vedi grafico sotto). Responsabile principale – per l'80% circa – del radiative forcing è l'anidride carbonica: nel 2013 la concentrazione di CO2 in atmosfera è salita del 142% rispetto all'era pre-industriale (1750).

Siamo ora a quota 396 parti per milione (ppm). La soglia delle 400 ppm, si prevede, a questi ritmi sarà sorpassata entro il 2015-2016. Per far capire la gravità della situazione ricordiamo che se il livello di non ritorno per l'IPCC è 450 ppm, una parte rilevante della comunità scientifica ritiene che, per avere buone possibilità di gestire l'emergenza clima, dovremmo portare la concentrazione sotto le 350 ppm.

Oltre alla CO2 sono cresciute anche le concentrazioni di metano (CH4) e ossido di diazoto (N2O), rispettivamente del 253% e 121% sull'anno di riferimento (1750). Il metano rilasciato in atmosfera proviene per il 60% da attività umane come allevamento, agricoltura, discariche, combustione di biomassa ed estrazione di idrocarburi; ed è proprio per queste attività che nel 2013 si è raggiunto un record anche per la concentrazione di metano (1824 ppm), che ha ripreso ad aumentare dal 2007 dopo un periodo di stasi. L'ossido di diazoto invece proviene da fonti antropogeniche per il 40% delle emissioni: uso di fertilizzanti e da vari processi industriali e, oltre che sul clima, ha impatti negativi anche sullo strato di ozono in atmosfera che ci protegge dai raggi ultravioletti.

Ma non è solo il cielo a preoccupare la WMO: i meteorologi puntano i riflettori su un altro effetto dell'aumento delle emissioni che rischia di innescare un effetto a catena, facendo aumentare ulteriormente la concentrazione di gas serra in atmosfera: l'acidificazione degli oceani. Oltre agli impatti sugli ecosistemi marini, il fatto che gli oceani diventino più acidi diminuisce la loro capacità di assorbire la CO2 in atmosfera e il tasso a cui l'acidità degli oceani sta aumentando, si rileva, non è mai stato tanto alto da 300 milioni di anni.

Insomma: è evidente che la situazione ci stia sfuggendo di mano e non solo parlando di emissioni di gas serra, ma anche guardando al consumo delle risorse naturali in genere. Di recente ce l'ha ricordato il Global Footprint Network, l’associazione che stima il giorno in cui finiamo le risorse ecologiche prodotte per l’anno intero, l’Earth Overshoot Day (pdf), che quest'anno è arrivato il 19 agosto: per mantenere i livelli di consumo attuali dunque ci servirebbe più o meno un pianeta e mezzo.

Il bollettino annuale sui gas serra della WMO (pdf)





Commenti

La cosa più preoccupante,

La cosa più preoccupante, secondo me, è questo continuo crescere dell'aumento di CO2 in aria, anno dopo anno, arrivato ora a +2,9 ppm fra 2012 e 2013, il maggiore dal 1984.
E questo nonostante tanti impegni, sulla carta, per limitare le emissioni.

Il mio timore è che questo aumento non derivi solo dalla crescita delle emissioni di CO2 fossile, ma da un progressivo diminuire della capacità dei mari di assorbire questo gas, sia perchè ne sono sempre più saturi (acidificazione) sia perchè sono sempre più caldi.
Se questa è la ragione, si sta innescando un pericoloso loop (mari più caldi, -assorbimento, + CO2 in aria, mari ancora più caldi, ecc) che sarà difficilissimo spezzare.