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Fotovoltaico e catasto, scambio sul posto e spalma-incentivi: novità dalla Camera

Novità tra gli emendamenti al ddl di conversione del decreto Competitività 91/2014 approvati dalle Commissioni riunite: sale a 500 kW la soglia di potenza per accedere allo scambio sul posto e si esonerano dal pagamento degli oneri di sistema gli impianti sotto ai 20 kW. Si interviene anche sulla questione fisco e catasto. Ritocchi allo spalma-incentivi.

(N.B., aggiornamento 5 agosto: l'emendamento su fotovoltaico e catasto è stato stralciato, su pressioni di Commissione Bilancio e Ragioneria dello Stato, le altre modifiche su scambio sul posto e autoconsumo restano e saranno votate oggi con la fiducia).

Novità positive per il fotovoltaico su tetto e l'autoconsumo dalle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, che hanno votato gli emendamenti al ddl di conversione del decreto Competitività, che contiene il pacchetto taglia-bollette: si alza il limite dello scambio sul posto, si esonerano dal pagamento degli oneri di sistema sull'energia autoconsumata gli impianti più piccoli e si mette una toppa alle disposizioni dell'Agenzia delle Entrate su fotovoltaico e rendite catastali.

E' stato infatti approvato l'emendamento 25.02 di Realacci e altri, che innalza la soglia di applicazione della disciplina dello scambio sul posto fino a 500 kW per gli impianti a fonti rinnovabili che entrano in esercizio a decorrere dal primo gennaio 2015, “fatti salvi gli obblighi di officina elettrica”.

Inoltre, per gli impianti a fonti rinnovabili di potenza inferiore o uguale a 20 kW, ivi inclusi quelli già in esercizio al primo gennaio 2015 - dispone il testo approvato dalle Commissioni - non si pagheranno gli oneri di sistema sull'energia autoconsumata previsti dall'articolo 24 del decreto in conversione.

Altra novità positiva per il fotovoltaico è un intervento sulla controversa questione del valore catastale degli immobili serviti dagli impianti: con un emendamento (30-bis.01) a prima firma Crippa, si dispone che “la variazione della rendita catastale dell'immobile che ospita impianti fotovoltaici è obbligatoria solo se la potenza dell'impianto è maggiore di 7 kW e il valore dell'impianto incrementa di oltre il 40 per cento la rendita catastale”.

Come sappiamo la circolare 36/E dell'Agenzia delle entrate precisava che quando un impianto FV al servizio di un immobile supera i 3 kW e il 15% del valore catastale di un immobile lo stesso valore catastale dell'immobile deve essere aumentato, con le ovvie conseguenze dal punto di vista delle imposte correlate. Le Commissioni Ambiente e Attività Produttive sembrano dunque recepire le richieste fatte dalla Commissione Finanze che in una risoluzione invitava appunto a “rivedere la normativa recante l'obbligo di variazione della rendita catastale dell'immobile, nel caso in cui l'installazione di un impianto fotovoltaico ne incrementi il suo valore capitale (o la relativa redditività ordinaria), innalzando la soglia percentuale di detto incremento dall'attuale 15% ad almeno un più coerente 30%".

Per quel che riguarda lo spalma-incentivi da segnalare un ritocco all'opzione dei tagli per scaglioni di potenza: passa dal 5 al 6% la riduzione per le taglie da 200 a 500 kW e scende dal 9 all'8% il taglio per gli impianti sopra ai 900 kW (abbiamo spiegato qui la misura come ridisegnata dalle modifiche approvate al Senato).

Il testo del ddl come modificato dalle Commissioni della Camera ora dovrà essere votato in aula, con probabile ricorso alla fiducia, e dovrà poi tornare al Senato per una seconda lettura, verosimilmente dunque le modifiche di cui sopra saranno coservate tali e quali e diverranno legge.

Gli emendamenti approvati dalle Commissioni riunite della Camera (pdf)

Il testo comprensivo degli emendamenti approvati dal Senato e dalle Commissioni della Camera

Il testo approvato dal Senato (pdf)

Il testo del DL 91/2014 e una sintesi

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Commenti

Faccio ammenda, mi ero

Faccio ammenda, mi ero stracciato le vesti in commenti precedenti, denunciando complotti di potenze oscure e inarrestabili contro le rinnovabili italiane, e invece i provvedimenti più balordi sono stati almeno in parte corretti (per ora).
Meno male che in Parlamento c'è qualcuno che sta attento, e riesce a raddrizzare la barra, quando viene troppo spinta fuori rotta dalla lobby dei fossili incistata nel MISE