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Taglia-bollette con spalma-incentivi, il decreto in Gazzetta. Testo e sintesi

Ad una settimana dalla sua presentazione è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che contiene il pacchetto di misure taglia-bollette, tra le quali il famigerato spalma-incentivi contro il fotovoltaico sopra il 200 kW e la norma che impone di pagare parte degli oneri di sistema anche sull'energia autoconsumata. Il testo del decreto.

Ad una settimana dalla sua presentazione (vedi qui), è stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che contiene il pacchetto di misure detto taglia-bollette, tra le quali il famigerato spalma-incentivi contro il fotovoltaico sopra i 200 kWp e la norma che impone di pagare parte degli oneri di sistema anche sull'energia autoconsumata.

Il provvedimento è sul numero 144 del 24-6-2014 della Serie Generale della Gazzetta: è il decreto legge 24 giugno 2014, n. 91, recante “Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonche' per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea."

Il decreto è in vigore già da oggi, ma potrà subire modifiche in Parlamento durante la conversione in legge, che deve avvenire entro 60 giorni. Le norme del paccchetto taglia-bollette sono dall'articolo 23 in poi.

Nella versione finale si conferma sostanzialmente il testo dell'ultima bozza, che avevamo pubblicato qui. Rivediamo in sintesi le misure che ci interessano:

I beneficiari (art. 23): le misure in questione andranno ad alleggerire la bolletta degli utenti in media e in bassa tensione con potenza allacciata superiore a 16,5 kW, esclusi clienti residenziali e l'illuminazione pubblica. I benefici non sono cumulabili con gli sgravi alle “imprese a forte consumo di energia”.

Gli oneri sull'autoconsumo (art. 24): dalle prime versioni la norma ha subito vari aggiustamenti che la rendono ancora più penalizzante per i nuovi impianti fotovoltaici non incentivati basati sull'autoconsumo. In sostanza la versione in Gazzetta prevede che su tutta l'energia elettrica consumata in SEU e reti private, siano gli impianti nuovi o esistenti, sia l'energia incentivata o meno, si pagherà il 5% degli oneri generali di sistema.
Questa quota potrà essere aggiornata a partire dal 2016 “al fine di non ridurre l'entità complessiva dei consumi soggetti al pagamento degli oneri”. A lasciare perplessi i fatto che questi “aggiornamenti” della quota da pagare, si legga rialzi, colpiranno esclusivamente l'energia prodotta in sistemi efficienti di utenza (SEU) entrati in esercizio dopo il 1° gennaio 2015 (ricordiamo che è nella definizione SEU si comprende anche di piccolo impianto fotovoltaico sul tetto di casa).

Come abbiamo denunciato questo azzoppa, con l'incertezza, i nuovi business model che consentono di fare fotovoltaico non incentivato, mentre tutela le reti privati esistenti, per l'80% alimentate a fossili e in gran parte situate presso grandi aziende energivore.

Lo spalma-incentivi (art. 26): per gli impianti fotovoltaici sopra i 200 kW di potenza, dal primo gennaio 2015, le tariffe saranno rimodulate su 24 anni anziché su 20, con le riduzioni stabilite nella tabella all'allegato 2 (vedi immagine a fianco). Ad esempio, un impianto che ha davanti ancora 12 anni di incentivi (per arrivare ai 20), si vedrà erogare per i prossimi 16 anni un importo annuale pari al 75% di quello previsto originariamente, per l'incentivazione su 20 anni.

Gli operatori potranno accedere a finanziamenti bancari per un importo massimo pari alla differenza tra l’incentivo spettante al primo gennaio 2015 e l’incentivo rimodulato. Tali finanziamenti “possono beneficiare, sulla base di apposite convenzioni con il sistema bancario, di provvista dedicata o garanzia concessa dalla Cassa depositi e prestiti". Le Regioni e gli enti locali, dispone l'ultimo comma del provvedimento, dovranno adeguare i permessi rilasciati alla nuova durata degli incentivi.

Chi non aderisce alla rimodulazione subirà una riduzione dell'8% dell'incentivo per la durata residua del periodo di incentivazione. C'è tempo fino al 30 novembre 2014 per scegliere e la riduzione partirebbe dal 1° gennaio 2015.

Un altro aspetto danneggia gli operatori: a partire dal secondo semestre 2014, il GSE pagherà gli incentivi (per tutte le taglie di impianti FV incentivati) con rate mensili pari al 90% della producibilità media, per poi fare un conguaglio entro il 30 giugno dell'anno successivo. In pratica i proprietari di impianti FV garantiranno, a loro spese, una sorta di anticipo di cassa al Gestore dei Servizi Energetici.

(Per non perderci in commenti rimandamo ad altri articoli in cui si spiega come tutto lo spalma-incentivi con i suoi effetti retroattivi, che sembrano violare principi costituzionali e trattati internazionali, oltre a minare la credibilità del Paese agli occhi degli investitori, ci esporrà ad una valanga di ricorsi, con possibili rimborsi miliardari, e per di più fornirà un'occasione ghiotta agli speculatori più rapaci)

La copertura dei costi di gestione del GSE (art. 25): gli oneri sostenuti dal Gestore per lo svolgimento delle sue attività saranno a carico dei beneficiari delle medesime attività, cioè di chi riceve gli incentivi. Il GSE proporrà una tariffa ad hoc, da applicare dal 1° gennaio 2015.

Semplificazione amministrativa per impianti a rinnovabili (art. 30): dal primo ottobre 2014 per la comunicazione, per la realizzazione, la connessione e l'esercizio degli impianti a rinnovabili basterà un modello unico. Al comma 2 norme particolari per gli impianti a biometano.

Taglio a sconti alle Ferrovie dello Stato (art. 29) e ai dipendenti del settore elettrico (art.27): le agevolazioni alle Ferrovie dal 1° gennaio 2015 non si applicheranno più ai servizi, come alta velocità e merci, resi a condizioni di mercato. Gli sconti per i dipendenti delle società elettriche cessano dal primo luglio 2014.

Riduzione dei costi per le isole minori (art. 28): si inizia ad eliminare lo spreco (più volte denunciato su queste pagine) dei sistemi elettrici delle isole minori; l'Aeeg entro 60 giorni dall'emanazione del decreto dovrà adottare una revisione della regolazione dei sistemi elettrici integrati insulari "basata su sostenibilità economica e ambientale".

Questa iniziativa peraltro non parte dalla volontà di questo governo ma è l'attuazione di un emendamento (a firma Crippa, M5S) inserito nella conversione del Destinazione Italia  (legge 21 febbraio 2014 n.9, art 1 comma 6-octies). “Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentita l'Autorità per l'energia elettrica, il gas ed il sistema idrico  - si legge nella norma del Destinazione Italia da attuare - sono individuate le disposizioni per un processo di progressiva copertura del fabbisogno delle isole minori non interconnesse attraverso energia da fonti rinnovabili, gli obiettivi temporali e le modalità di sostegno degli investimenti, anche attraverso la componente tariffaria UC4”. Nel decreto uscito ieri che avrebbe dovuto attuare quanto sopra però, a differenza di quanto prescritto, non sì parla parla nè di rinnovabili (bensì di "soluzioni alternative") nè di obiettivi temporali nè meccanismi di supporto.

Qui il link alla Gazzetta Ufficiale

Il decreto legge 24 giugno 2014 n.91 (pdf)

 

 





Commenti

Guardate che ho capito

Guardate che ho capito benissimo. Ma se qualcuno avesse provato a fare due conti probabilmente non si scandalizzerebbe tanto. Anche io ho un piccolo impianti sul tetto: 5 kwp più o meno. Facciamo che produco 6000 kwh/anno.
Quanto pagherò di oneri per autoconsumo (80% della mia produzione éautovonsumata) ? 15 euro/anno? 20? Non credo sia questo che cambia il bilancio economico dell'impianto di casa. In azienda abbiamo una coge da 2 Mw. Pagheremo 50.000 €. Questo mi fa incazzare molto di più perché rende le aziende meno competitive mettendo a rischio posti di lavoro. Altro che aiutarle come sta scritto nelle premesse del medesimo decreto!

Paolo, a me non sembra

Paolo,

a me non sembra difficile da capire: lo spalma incentivi è una cosa (e vale per impianti sopra i 200 kWp); gli oneri sull'autoconsumo un'altra ancora (si legga l'art. 24)

L'incredibile tassa sull'autoconsumo

L'ipotesi fantastica (in tutti i sensi) del 50% di energia autoprodotta dimezzerebbe l'onere energia (vero problema) e alleggerirebbe i costi di rete, creando l'ulteriore favolosa opportunità di reti locali distribuite "Internet" dell'energia. Purtroppo in presenza di una tassazione progressiva e "a piacere" di quanto ti autoconsumi (sembra incredibile solo a scriverlo), rimarrà un'ipotesi irraggiungibile, come nelle intenzioni del legislatore ... ma si sa, passare dal cavallo alla macchina a vapore, non fu indolore.

Enrico, la sua logica non fa

Enrico, la sua logica non fa una piega ma ci si potrebbe domandare se le rinnovabili possano pagare gli oneri...... Per se stesse!
Comunque guardate che la maggior parte degli oneri sugli autoconsumi la pagheranno gli autoproduttori da cogenerazione mentre i grossi impianti fv degli speculatori sui terreni continueranno a non pagare

Mah..... a me pare art 26

Mah..... a me pare art 26 comma 3 che sia come dicoio

3. A decorrere dal 1° gennaio 2015, la tariffa incentivante per l’energia prodotta dagli impianti di potenza nominale superiore a 200 kW è rimodulata secondo la percentuale di riduzione indicata nella tabella di cui all’allegato 2 al presente decreto ed è erogata per un periodo di 24 anni, decorrente dall’entrata in esercizio degli impianti

NO Adami. E' proprio qui che

NO Adami. E' proprio qui che casca l'asino. Se io mi autoproduco l'energia prima del contatore, tra l'altro attingendo da fonte naturale, pulita e rinnovabile, non ho le stesse "responsabilità" (anzi, praticamente non ne ho proprio) degli utenti che utilizzano il sistema centralizzato risalente a molti decenni fa, basato su fonti fossili e reti tradizionali. Reti a cui, semmai, porto solo benefici. Parlare di base imponibile per giustificare il provvedimento non capisco che c'entri.
Ovvio, poi, che il reale computo costi-benefici non venga mai portato all'attenzione generale e qualcuno si confonda: poiché le rinnovabili sono un investimento e non un costo, l'obiettivo di uno Stato serio dovrebbe essere proprio quello di investire in energia pulita e scoraggiare - con carbon tax e anche oneri solo a carico di chi usa un sistema da superare - l'uso di fonti fossili (che tra l'altro dobbiamo importare da paesi autoritari o aree a fortissima instabilità determinata proprio dal controllo di tali risorse). Fonti fossili che caratterizzano una bolletta energetica nazionale di 80 miliardi l'anno. A questo potremmo anche aggiungere ulteriori costi legati a sussidi pro fossili (un'altra decina di miliardi) e discreti costi socio sanitari (vd inchiesta Vado Ligure e costi (700 milioni annui) centrale Federico II e simili).

Estendere il pagamento degli

Estendere il pagamento degli oneri rinnovabili sulla energia autoconsumata prima o poi si sarebbe dovuto fare.
Se per ipotesi il 50% dei consumi elettrici fossero autoprodotti, avrei il restante 50 che dovrebbe sostenere il doppio degli oneri.

Mano a mano che vengono installati impianti, si va ad erodere la base di pagatori di oneri di sistema. Ciò comporterebbe aumenti di oneri per chi preleva l'energia dalla rete

Senza senso bis: Paolo

Paolo,
il primo che dovrebbe leggersi il decreto - ed evitare di scrivere "idiozie", come dice - credo sia proprio lei. Gli impianti colpiti dalla normativa sull'autoconsumo riguarda TUTTI gli impianti e non solo quelli sopra i 200 kWp.
Faccia un pò più di attenzione...!

senza senso

Intanto prima di commentare sarebbe bene che qualcuno leggesse il decreto per evitare di scrivere idiozie,(liberen)
Intanto il decreto non colpisce impianti inferiori a 200 kwp per cui gli impianti sui tetti di casa.....direi che non c'entrano nulla. Su quelli proprio non cambia nulla.
Che poi il decreto sia una idiozia sono anche d'accordo e colpisce le aziende che hanno fatto investimenti per essere più green e pure essere più competitive, che consumano l'energia prodotta e adesso si vedono applicare gli oneri di sistema. Mentre gli speculatori stranieri che immettono tutto in rete, a parte vedersi allungare il periodo con riduzione incentivi che non cambia in sostanza il risultato atteso, non pagano nulla. Loro che la rete la usano mentre le aziende che si autoproducono energia anche con cogenerazione pagano enormi oneri.... Altro che avvantaggiare le imprese!

Tassa autoconsumo

Naturalmente non esiste alcuna base logica nè giuridica che giustifichi da parte dello Stato la tassazione di un bene completamente autoprodotto da un qualsiasi soggetto, i cui effetti non si riflettono minimamente sul contesto esterno (nè, per assurdo, confliggono con la normativa civile e penale). La norma, tra l'altro, appare in contrasto con principi e normative di recepimento di direttive europee: in questi casi - nel dirimere la cosa in apposita aula di tribunale amministrativo o Corte Europea - la norma nazionale viene disapplicata. E' solo l'ennesima pagliacciata di un sistema che cerca di bloccare le rinnovabili (specie il fotovoltaico: la più "fastidiosa" e minacciosa tra esse) dall'alto dei Ministeri per il presunto Sviluppo Economico. Il tutto, ovviamente, sotto spinta di interessi ben definiti che fanno capo ai baroni fossili.

Tassa sull'autoconsumo

L'articolo 24 sull'autoconsumo è diabolico ... a quando il carcere per chi realizza un impianto fotovoltaico ... chissà forse il prossimo Governo.