Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

Taglia-bollette: lo spalma-incentivi rinnovabili obbligatorio sarebbe incostituzionale

Uno spalma-incentivi obbligatorio retroattivo sarebbe incostituzionale. Dopo le notizie trapelate nei giorni scorsi sul rientro in campo della temuta misura e le parole per nulla rassicuranti per le fonti rinnovabili pronunciate sabato dal premier Renzi, nel dibattito interviene il parere del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida.

Uno spalma incentivi obbligatorio retroattivo contro il fotovoltaico sarebbe incostituzionale. Dopo le notizie trapelate nei giorni scorsi sul rientro in campo della temuta misura e le parole per nulla rassicuranti per le rinnovabili pronunciate sabato da Renzi, nel dibattito interviene il parere del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida.

Un simile provvedimento, che colpirebbe gli impianti fotovoltaici esistenti sopra i 200 kWp, allungando da 20 a 25 anni il periodo di incentivazione con la relativa riduzione dell'incentivo annuo - spiega Onida - violerebbe sia le norme costituzionali in materia di retroattività e di tutela dell’affidamento, sia gli obblighi internazionali.

La misura in discussione, qualora approvata, si configurerebbe come un intervento su rapporti di durata già cristallizzati in contratti di diritto privato (le convenzioni con il GSE), o comunque su decisioni già assunte dai produttori che hanno effettuato investimenti e contratto oneri in base a previsioni economiche di cui l’aspettativa dell’incentivo è parte determinante. Ciò risulterebbe in contrasto con i limiti costituzionali alla retroattività delle leggi, con il principio - connaturato allo Stato di diritto e riconducibile agli artt. 3 e 41 della Costituzione - di tutela dell’affidamento legittimamente sorto nei soggetti che hanno avviato un’iniziativa energetica, nonché con l’esigenza di certezza dell’ordinamento giuridico.
 
Inoltre, lo “spalma incentivi” apparirebbe in conflitto con gli obblighi internazionali derivanti dal Trattato sulla Carta Europea dell’Energia (reso esecutivo in Italia con la legge 10 novembre 1997, n. 415), e quindi anche con l’art. 117, primo comma, della Costituzione, poiché violerebbe l’impegno assunto dagli Stati firmatari (tra cui l’Italia) ad assicurare agli investitori “condizioni stabili” oltre che “eque, favorevoli e trasparenti”, per lo sviluppo delle proprie iniziative. Ciò impone che gli investimenti, che devono godere della “piena tutela e sicurezza”, non vengano colpiti da modifiche (in senso deteriore) delle condizioni giuridiche ed economiche in base alle quali sono stati effettuati.

I vizi di costituzionalità, conclude il Professor Onida, sussisterebbero anche nell’ipotesi in cui venisse prolungata la durata dell’incentivo, a compensazione della riduzione del suo valore. Secondo l’autorevole costituzionalista, infatti, “un credito non ha lo stesso valore quale che sia il tempo in cui viene soddisfatto”. Inoltre, se l’investimento (come accade nella maggioranza dei casi) è finanziato da un credito bancario, la misura, incidendo autoritativamente su tale rapporto, potrebbe rendere impossibile per i produttori di far fronte agli impegni assunti con gli istituti di credito.

A rilanciare i rilievi del costituzionalista è assoRinnovabili, che ricorda che le censure di illegittimità richiamate sussisterebbero anche nel caso in cui i produttori fossero costretti dal decreto a scegliere tra una norma "spalma incentivi" (apparentemente volontaria, dunque) e un’ulteriore imposta, che dalle ipotesi che circolano potrebbe addirittura avere i ricavi come base imponibile. In ogni caso, se il decreto legge fosse promulgato, nei prossimi anni potrebbe arrivare una valanga ricorsi.

Come abbiamo raccontato in questo ultimo mese, l'ipotesi di uno spalma-incentivi obbligatorio ha suscitato reazioni negative quasi a 360° gradi: critiche molto dure, oltre che dal campo ambientalista e dal mondo delle rinnovabili, erano arrivate dalle banche e da Confindustria. Il Governo sembrava aver accantonato la misura retroattiva, che però è ritornata in gioco dopo che si è capito che l'opzione alternativa, ridurre la componente A3 con cartolarizzazioni ed emissioni di bond, non era praticabile perché i bond del GSE, così come la cartolarizzazione, in base alle regole Eurostat rischiano di gravare sul debito pubblico.

Alcune indiscrezioni prevedono che la nuova misura preveda che gli operatori possano scegliere lo tra spalma-incentivi e una nuova tassa sui ricavi. Difficile capire come sarà la misura nella versione finale del decreto. La bozza entrata in CdM venerdì, che dettagli alcune novità importanti come quelle sull'autconsumo (che tratteremo in un articolo a parte),  lascia in bianco proprio i due articoli in cui dovrebbe stare lo spalma-incentivi o la sua alterativa (7A e 7b le "Contributo di scopo per la riduzione dei costi del sistema elettrico" e "Interventi sulle tariffe incentivanti dell'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici").

La bozza del decreto entrata in Consiglio dei Ministri venerdì (pdf)





Commenti

@ evaglois Io volevo fare le

@ evaglois

Io volevo fare le cose più semplici.
In cassa entrano 2,9 milioni ogni anno, ed ogni anno ne escono 1,1 di interessi alle banche, 0,284 milioni di tasse ed ipotizziamo altri 0,3 milioni di costi operativi degli impianti. Volevo capire dei rimanenti 1,2 milioni annui circa che sono in cassa cosa si 'perde', nel senso cosa viene eventualmente versato ad altri soggetti.

@gb: So poco e niente di

@gb: So poco e niente di conti economici, ma se gli utili sono così bassi anche a fronte di pesanti incentivazioni, forse non è stato un granchè come investimento. Scellerato fu il giorno in cui decisero di finanziare gli incentivi con la componente A3.

Piuttosto illuminante sulla

Piuttosto illuminante sulla questione il rapporto costi/benefici del FV indicato al minuto 10:00 di questo video comparso su vari blog:

https://www.youtube.com/watch?v=8quKDR552F8

7 MWp circa di impianti fotovoltaici costati 6 M€ di capitale proprio + 18 M€ delle banche.

2,9 Mln € di ricavi annui;
1,1 Mln€ di interessi annui alle banche;
0,284 Mln€ di tasse (IMU+IRAP+IRES);
Utile: 94 mila euro (?!) perché 3 società su 5 hanno perso e 2 guadagnato.

Da notare divario tra ricavi totali ed interessi alle banche ma qualcuno mi aiuta a capire al netto dei costi operativi dove si è 'perso' il resto del denaro?