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L'efficienza energetica in Italia tra opportunità e ostacoli

Le tecnologie per il risparmio energetico in Italia possono fare molto, non solo per raggiungere più facilmente gli obiettivi su clima ed energia, ma anche per creare lavoro, aumentare il potere d'acquisto delle famiglie, migliorare la competitività delle aziende e far risparmiare la pubbblica amministrazione. Ne parliamo con Marco Carta di AGICI.

L'efficienza energetica è da tutti considerata il giacimento di energia più vasto, più pulito e più a buon mercato. Per citare solo un dato, la International Energy Agency, nel suo ultimo report sull'argomento stima che solo limitandoci a misure cost effective, cioè quelle che non hanno bisogno di incentivi, da qui al 2020 potremmo risparmiare circa il 7% della domanda di energia mondiale del 2010, una quantità di energia pari ai consumi di Giappone, Corea e Australia messi assieme.

Anche a livello nazionale con il risparmio energetico si può fare molto: non solo per raggiungere più facilmente gli obiettivi su clima ed energia, ma anche per creare lavoro, aumentare il potere d'acquisto delle famiglie, migliorare la competitività delle aziende e far risparmiare la pubbblica amministrazione. Ne abbiamo parlato con Marco Carta, coordinatore dell'Osservatorio Industria Rinnovabili di AGICI, la società di consulenza specializzata in energia, utilities e infrastrutture che la settimana prossima organizzerà una serie di seminari sul tema, nell'ambito della Mostra Convegno Expocomfort a Milano.

Dottor Carta, l'efficienza energetica da sempre è indicata come il giacimento di energia più a buon mercato. Che benefici anche economici ha dato e può dare a livello di sistema Paese?

L’energia è da sempre uno dei pilastri per lo sviluppo. L’uso efficiente dell’energia è un volano per l’intera economia: le famiglie possono avere maggior potere d’acquisto, le industrie possono vendere prodotti a un costo minore e quindi competere con “un’arma in più” in un mercato globale sempre più competitivo. A questi benefici bisogna aggiungere gli impatti legati allo sviluppo di una filiera industriale legata ai prodotti e ai servizi dell’efficienza energetica come illuminazione, inverter, motori, caldaie, turbine, ecc. In Italia, grazie ai meccanismi delle detrazioni fiscali, dei certificati bianchi e del conto termico, molto è stato fatto. Il superamento degli obiettivi al 2010 è da considerarsi sicuramente un successo, pur con sfaccettature di non poco conto tra le diverse tecnologie e le diverse classi di utenza. Tuttavia gli spazi di sviluppo per questa industria sono ancora molto importanti. Proprio per questo nel 2014 Agici ha lanciato il nuovo Osservatorio CESEF dedicato all’efficienza energetica.

Uno dei suoi interventi ai convegni organizzati per la settimana prossima sarà sull'efficienza come leva per migliorare la competitività. Ha qualche esempio di azienda in cui interventi di riduzione dei consumi hanno fatto la differenza?

Non vorrei fare nomi. Ma posso dire che, ad esempio, le cementerie che hanno adottato sistemi per il recupero di calore volti alla generazione elettrica hanno abbattuto i loro costi di produzione nell’ordine del 2-4%. Può sembrare poco, quantomeno a prima vista, ma quel risparmio in molti casi ha significato la sopravvivenza stessa delle aziende.

Quali tecnologie e quali tipi di intervento offrono il miglior rapporto tra costi risultati nell'industria?

Dipende innanzitutto dal tipo di industria; in secondo luogo occorre valutare quale è il punto di partenza. Per aziende inefficienti la sola sostituzione dei motori elettrici e dei compressori può generare risparmi enormi (si veda cosa sta accadendo in Russia nell’industria pesante). Per aziende già efficienti si può ricorrere invece a tecnologie più raffinate e costose come i recuperi di calore o la trigenerazione.

E nel residenziale?

Nel residenziale la maggior parte della spesa è generalmente legata al riscaldamento. Caldaie a condensazione, biomasse, solare termico sono le tecnologie chiave per il risparmio nel riscaldamento. La recente riforma in termini di prezzi dell’elettricità per le pompe di calore potrebbe costituire un volano anche per questa tecnologia (la nuova tariffa che partirà da luglio, ndr).

Particolarmente interessanti sembrano poi le possibilità di risparmio negli edifici di grandi dimensioni, che molto spesso sono anche pubblici, si pensi a scuole e ospedali. Cosa si potrebbe fare su questo versante?

Per gli ospedali la cogenerazione è una tecnologia che ha dato grandi risultati in termini di risparmio. C’è poi tutto il tema dell’illuminazione efficiente e dell’isolamento termico. Anche qui, come nell’industria, bisogna sempre valutare da che punto si parte. Per edifici con sistemi energetici obsoleti (in Italia sono ancora funzionanti sistemi di riscaldamento a gasolio) anche un intervento relativamente “banale” come la sostituzione di una caldaia può generare benefici enormi. 

Quali sono i principali ostacoli che impediscono di attingere al potenziale dell'efficienza energetica? Come si potrebbero superare?

Due sono le criticità: cultura e investimento iniziale. C’è una scarsa conoscenza dell’efficienza energetica, delle sue tecnologie e degli strumenti pubblici per promuoverla. Su questo tutto il sistema pubblico deve attivarsi. Altro punto critico è il costo di investimento. Vi sono davvero molti consumatori, sia civili sia industriali, che conoscono i benefici ottenibili dall’efficienza energetica, tuttavia non hanno le risorse necessarie per investire. Ad esempio, per una famiglia la sostituzione di una caldaia tradizionale con una a pellet o a condensazione può costituire una spesa non sostenibile. Allo stesso modo, sono molte le industrie interessate a investire in sistemi quali cogenerazione o recuperi ma questi impianti sono costosi e, ahimè, molte di queste imprese hanno oggi le risorse sufficienti solo per la mera gestione ordinaria, leggasi sopravvivenza. Su questo campo sarebbero d’aiuto incentivi magari ridotti ma molto più concentrati nel tempo in modo da ridurre al massimo i tempi di ritorno. Per gli interventi di taglia più piccola c’è anche il tema del finanziamento: spesso le banche sono poco interessate a interventi per poche migliaia di euro. Su questo punto si potrebbe agire attraverso forme di aggregazione della domanda di servizi per l’efficienza, particolarmente per le Pubbliche Amministrazioni.





Commenti

Quando l'anno scorso ho

Quando l'anno scorso ho cambiato la caldaia murale, ho esplorato la soluzione "a condensazione", ma alla fine è risultata impossibile da perseguire.

Prima di tutto, mi hanno detto che per installare una caldaia a condensazione serve una canna fumaria in acciaio, in quanto non è compatibile con altre canne fumarie, anzi le danneggia pesantemente, causa acidità vapori acidi. Sempre per la condensazione dei vapori acidi, ci deve essere anche un metodo di scarico di questi liquidi.

Poi da un punto di vista operativo, la caldaia a condensazione conviene (cioè fa la differenza in efficienza) se lavora a bassa temperatura e se non ci sono frequenti cicli di on/off. Per lavorare a bassa temperatura e garantire lo stesso riscaldamento, nelle stanze devono esserci superfici radianti sensibilmente maggiori; l'ideale sarebbe la serpentina sotto il pavimento. Se si mantengono le stesse superfici radianti della precedente caldaia, si finisce per usare la caldaia a condensazione come una convenzionale (alta temperatura acqua e frequenti cicli di on/off) con il probabile effetto collaterale dell'acqua di ritorno troppo calda per innescare la "condensazione".

Ne consegue che per sostituire la caldaia tradizionale con una a condendazione, occorrerebbe effettuare lavori alla canna fumaria per poterla installare, e poi riprogettare l'impianto e sostituire le superfici radianti interne per goderne i benefici di efficienza.

Pare quindi che ci vogliano condizioni molto particolari.