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Fotovoltaico: ecco come funziona il riciclo, ora obbligatorio per tutti

Dal 14 febbraio, secondo la direttiva europea 2012/19,  tutti i moduli fotovoltaici venduti in Italia saranno assimilati ai rifiuti elettronici, e quindi dovranno essere riciclati da operatori specializzati, che ne estraggano il massimo delle risorse riutilizzabili. Siamo andati a vedere come funziona un impianto per riciclare i materiali dei pannelli.

Mentre finora solo gli impianti fotovoltaici con incentivi dovevano utilizzare pannelli prodotti da aziende associate a consorzi di riciclo, e che quindi includessero nel prezzo del pannello una quota per il loro corretto smaltimento, dal 14 febbraio, secondo la direttiva europea 2012/19, tutti i pannelli FV venduti in Italia saranno assimilati ai rifiuti elettronici, e quindi dovranno essere riciclati da operatori specializzati, che ne estraggano il massimo delle risorse riutilizzabili (vedi anche nostro Speciale). Abbiamo quindi sentito su questo argomento l’ingegner Lorenzo Zubani, direttore commerciale e marketing della RAEcycle, uno dei consorzi abilitati a trattare rifiuti elettronici, il primo ad aver creato una struttura specifica per i pannelli FV.

Ingegner Zubani, dov’è il vostro impianto?

Abbiamo costruito la nostra linea di riciclo dei pannelli nel nostro impianto di smaltimento di rifiuti elettronici di Siracusa. Ci lavorano 30 persone, usando nostre tecnologie derivate da quelle che avevamo elaborato per il recupero dei materiali dai tubi catodici. Con la collaborazione della società Compton srl, del Politecnico di Milano e dell’Università di Catania, è nata così la Solar Glasss Ml, una macchina altamente automatizzata per il trattamento di pannelli al silicio che può trattare fino a 60 moduli l’ora, con soli due addetti. Questa macchina è un orgoglio del Made in Italy e contiamo di venderla anche all’estero.

E come fa la Solar Glass Ml a riciclare un modulo fotovoltaico?

Come saprete un pannello FV, che pesa 20-25 chili, è composto per un decimo del suo peso da una cornice in alluminio (spesso non arriva neanche al nostro impianto perché, essendo facilmente separabile, viene “recuperata” prima e venduta a parte), che contiene un vetro, altro 80% del peso, su cui vengono appoggiate le celle fotovoltaiche e i contatti elettrici, che vengono poi sigillati a caldo da un foglio di plastica. La prima fase del procedimento di riciclo consiste nello staccare meccanicamente il vetro dal foglio plastico, recuperandolo. Sulla plastica restano attaccate tutte le altre componenti e talvolta anche frammenti di vetro. La nostra macchina spazzola via questi ultimi e poi trita finemente il materiale rimasto che viene infine fatto passare attraverso una serie di vagli e cicloni a soffio di aria, che separano i vari materiali a secondo della loro densità. Si ottengono così polvere di plastica, rame e argento dei contatti elettrici e naturalmente silicio. Tutti componenti riutilizzabili, che portano il tasso di riciclo di un modulo al 95% o più.

Quindi il silicio recuperato potrebbe formare nuovi pannelli, rendendo l’EROI (Energy Returned On Energy Invested, ndr) complessivo del FV futuro più alto, non essendoci bisogno di purificarlo dalla silice con grande impiego di energia?

Sì, in teoria è così. Il silicio a quel grado di purezza è molto richiesto e sicuramente non avremmo problemi a venderlo a qualche società che lo produce per l’industria fotovoltaica. In pratica, però, le quantità di silicio presenti in ogni pannello sono molto piccole: per adesso ne abbiamo raccolto così poco da non aver ancora cominciato a venderlo. Bisogna tener conto che in ogni pannello di silicio cristallino di questo elemento ce ne sono solo qualche decina di grammi, mentre in quelli di silicio amorfo a film sottile la parte fotosensibile è veramente un velo, con quantità di silicio irrisorie. Occorrerà quindi attendere che si inizino a riciclare grandi quantità di pannelli, perché si inneschi il circuito virtuoso di cui lei parla.

A proposito, visto che il FV è una tecnologia presente massicciamente solo da pochi anni in Italia e un pannello dovrebbe durare una ventina di anni almeno, perché avete sentito il bisogno di dedicargli una linea?

Già ora trattiamo alcune migliaia di moduli ogni anno, perché cominciano ad affluire da noi i pannelli degli impianti costruiti 15-20 anni fa, che magari sono ancora funzionanti ma i cui proprietari, visto il crollo dei prezzi, sostituiscono con moduli più nuovi e performanti. Inoltre ci sono i pannelli difettosi, scartati dopo le prove di qualità effettuate dai  produttori. Sono circa lo 0,5% del totale e ricordiamo che a Catania c’è 3Sun, una delle più grandi aziende produttrici di pannelli fotovoltaici a film sottile in Europa. Infine ci sono i moduli distrutti da eventi accidentali, errori di montaggio, ma anche grandinate molto intense, trombe d’aria e persino terremoti. A  Siracusa, per esempio, sono arrivati alcuni pannelli da L’Aquila.

E se il pannello non contiene silicio, ma altri composti come germanio o tellururo di cadmio?

Non trattiamo quel tipo di pannelli, che contengono composti tossici e vanno smaltiti in modi molto più complessi.

Ma i vecchi pannelli FV che fine facevano prima che apriste il vostro impianto?

Se ne recuperava solo l’alluminio, e il resto veniva distrutto e buttato in discarica o aggiunto ad altri rottami misti vetro-plastica-metalli, tipo le auto. E’ una cosa che temo avvenga ancora, e che forse l’obbligo di riciclo adesso riuscirà a ridurre. 

Di quanto fa aumentare il prezzo dello smaltimento corretto del modulo per il cliente finale?

Solo pochi euro. Ed è un piccolo sovrapprezzo indispensabile perché sicuramente noi, senza quel contributo, non potremmo trattare i pannelli: il materiale che se ne ricava non copre certo le spese.

Un’ultima domanda: voi il fotovoltaico lo vedete a fine vita. Ma lo usate anche per il vostro impianto?

Come no … Abbiamo 300 kW di moduli solari sul tetto dell’impianto di Siracusa, che coprono quasi interamente i nostri consumi elettrici. E naturalmente, quando sarà il momento, faremo presto a passarli dal tetto alla nostra macchina.