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Elettricità rinnovabile dalla Serbia. Accordo poco trasparente da 12 miliardi?

Il Ministero dello Sviluppo Economico, all'epoca del governo Berlusconi, stipulò un accordo con la Serbia per l’importazione di energia rinnovabile (fonte idroelettrica) da quel paese. Secondo le informazioni risalenti al 2011 quell'energia ci costerebbe 155 €/MWh, più del doppio dell'attuale prezzo di mercato. Per il progetto l'Italia sborserebbe circa 12 miliardi di euro in 15 anni. Sull'accordo il silenzio delle istituzioni.

Questo governo, e in particolare il Ministero dello Sviluppo Economico e Attività produttive (MiSE), da mesi ormai giura e rigiura che una delle sue maggiori priorità è quella di ridurre i costi dell’elettricità in bolletta, così da favorire il sistema economico. Peccato che nella pratica poi le “riduzione dei costi in bolletta” consistano essenzialmente nel continuare a prendere o minacciare provvedimenti contro le energie rinnovabili, dalla riduzione dei prezzi minimi garantiti fino ai rumour sulla riduzione dello scambio sul posto, che a fronte di limitati effetti sul costo complessivo dell’elettricità, rischierebbero di avere effetti devastanti sulle nuove installazioni, prive del paracadute ”incentivi”.

In compenso, come accaduto a fine 2013, lo stesso MiSE vara un inaspettato provvedimento di aiuto ai grandi consumatori elettrici (una minima parte del tessuto produttivo italiano), che, grazie a uno sconto dello 1,6% sul costo della loro elettricità, ha contribuito a far salire il costo della bolletta per tutti gli altri dello 0,7%, mentre. Senza quel provvedimento, il prezzo del kWh sarebbe sceso dello 0,9%, anche grazie all’effetto peak shaving delle suddette rinnovabili.

Vista l’attività contraddittoria del MiSE su questo fronte, preoccupa l’esistenza di un accordo internazionale fra Italia e Serbia stipulato dal titolare di quel ministero nel 2011, cioè Paolo Romani (dopo un precedente accordo di cooperazione italo-serbo sull’energia firmato nel 2009 da Scajola), per l’importazione di energia rinnovabile da quel paese.

Il progetto consiste nell’investire 800 milioni di euro nella costruzione di tre centrali idroelettriche lungo la Drina e 300 milioni per una decina di piccole centrali sull’Ibar. Il costo di questi investimenti sarà coperto al 51% dalla società italiana Seci Energia, del gruppo Maccaferri, e per il 49% dalla società statale Eps (Elektroprivreda Srbije).

Inoltre, a seguito di un altro accordo stipulato nel 2008 dal governo Prodi, sarà posato un cavo sottomarino di 390 km di lunghezza, in corrente continua, con portata fino a 1 GW, per collegare il Montenegro e l’Italia, al costo di un altro miliardo di euro a carico di Terna e quindi delle bollette elettriche italiane (secondo nostre fonti l'uso della nuovo elettrodotto sarebbe riservato per 15 anni al gruppo Maccaferri e ai partner; una ipotesi che andrebbe però a violare le direttive euopee in materia, ndr). I lavori di questa interconnessione, che va al di là del progetto serbo, essendo compresa nel piano di infrastrutture elettriche prioritarie Trans-European Network per la sua funzione strategica di collegamento con i Balcani, sono da poco cominciati sulla terraferma italiana, vicino a Villanova, in Abruzzo.

I serbi stimano il costo totale del progetto in oltre 2 miliardi di euro, che sarebbero però recuperati da loro e dai loro soci privati italiani, grazie alla disponibilità dell’ex governo Berlusconi di pagare l’elettricità importata, e qui sta la questione, la bellezza di 155 euro/MWh (per confronto il costo medio dell’elettricità italiana in Borsa Elettrica è stato di 63 euro/MWh nel 2013), grazie al pagamento di una tariffa omnicomprensiva che la produzione da nuovi impianti idroelettrici riceverebbe in Italia. 

Visto che l’import dalla Serbia legato a questo progetto potrebbe arrivare a un massimo di 6 TWh l’anno (quasi il 2% dei consumi italiani), l’Italia, oltre al costo del collegamento sottomarino, potrebbe sborsare ogni anno, e per 15 anni, circa 930 milioni di euro per importare l’elettricità balcanica, di cui la metà o più come sovrapprezzo rispetto ai costi di mercato, contribuendo notevolmente a un ulteriore rialzo del costo della nostra elettricità, senza neanche i vantaggi degli incentivi spesi nei confini nazionali.

L’accordo suscita molte perplessità. Innanzitutto Terna giustifica il collegamento sottomarino con il vantaggio di un prezzo competitivo che l'acquisto di elettricità nei Balcani consentirebbe, ma non certo con l’acquistarne di molto più cara che in patria.

Ma soprattutto perché, in un momento in cui molte nostre moderne centrali a ciclo combinato, che possono produrre certamente a meno di 155 euro/MWh, restano ferme per eccesso di capacità rispetto alla domanda, dovrebbe essere opportuno aggiungere altre importazioni?

“Su questi progetti - spiegò nel 2011 Romani - convergono due interessi reciproci: quello italiano di investire sullo sviluppo di progetti congiunti per contribuire al raggiungimento al 2020 dell'obiettivo del 17% di energia da rinnovabili fissato in ambito europeo, e quello dei Paesi dell'area balcanica di sviluppare le loro fonti interne, rafforzando al contempo la cooperazione industriale e la loro integrazione nel sistema europeo”.

Può darsi che le motivazioni per i serbi siano ancora valide (anche se, vendendo a noi le loro risorse idroelettriche, non potranno usarle per conseguire il loro obbiettivo di produrre entro il 2020 il 27% di elettricità rinnovabile), ma certo non lo sono più per noi, visto che, grazie all’esplosione di produzione solare, eolica e biomasse autoctone, l’obbiettivo 2020 lo abbiamo già praticamente raggiunto.

Sarebbe quindi importante, a questo punto, sapere se il progetto Italia-Serbia sia ancora in piedi, se qualcuno abbia pensato, almeno, a ridimensionarlo, quali motivazioni lo sorreggano ancora e quali tempi e spese siano previsti (sicuramente i preventivi 2011, saranno già saltati).

Ma purtroppo, come accade spesso in questo paese, è quasi impossibile saperlo. I soldi che si investirebbero sono essenzialmente pubblici (arrivando da fondi statali e, nel tempo, dalle bollette elettriche), ma evidentemente si giudica il pubblico indegno di conoscere la destinazione del suo denaro. Insomma, si chiede più trasparenza.

La Seci Energia ci ha risposto di non voler rilasciare dichiarazioni, in quanto le trattative con la Serbia stanno arrivando alla fase conclusiva e non vogliono “turbarle”. La cosa francamente turba noi: perché far sapere agli italiani come stanno andando le cose dovrebbe intralciare le trattative? Sono così discutibili i termini di questi accordi? Del resto l’unica informazione che si ritrova sul loro sito riguardo a questo costoso progetto è che “nell’ambito degli accordi italo-serbi controlla, in partnership con la società di stato serba Elektropriveda, la società Ibarske Hidroelektrane costituita per la realizzazione di dieci impianti per una produzione elettrica prevista di circa 418 GWh annui sul fiume Ibar. Si prevede che i primi due impianti entrino in esercizio nel 2014”.

Il MiSE ha usato invece la tattica del “muro di gomma”: dopo varie richieste all’ufficio stampa di avere informazioni, ci hanno detto di attendere risposta “dagli uffici competenti”. Ma questi uffici devono essere chiusi, perché dopo una settimana di attesa non abbiamo ancora avuto il piacere di conferire con qualcuno in quel ministero.

Quindi non ci resta che sperare nel potere della stampa, e che, dopo la pubblicazione di questo articolo, qualcuno si faccia vivo e ci spieghi perché l’Italia (se tale accordo è ancora valido) in un momento di crisi economica, riduzione dei consumi e sovracapacità produttiva, dovrebbe strapagare con circa 12 miliardi di euro, per 15 anni, l’importazione di energia idroelettrica dalla Serbia,  quando, se volessimo, potremmo incrementare ancora la nostra quota di energia verde, probabilmente spendendo meno, producendola direttamente in casa, con i relativi vantaggi economici, occupazionali e fiscali.





Commenti

Stop energia importata,si acqua in Italia

Denunciammo l'import energia idroelettrica a 150 euro a MWh,oggi salita a 165 e chiediamo ufficialmente che la Corte dei Conti intervenga,annulli contratti e punisca chi ha firmato in ambienti bolognesi e milanesi perchè c'è di mezzo la Serbia ma anche il Montenegro con a2a e Terna.
Denunciamo anche l'import del nucleare dalla Francia a 110 euro il MWh con Terna disposta a collegarsi ma perchè dobbiamo essere cosi' stupidi di compraro caro quando in italia si puo' produrre idroelettrico pompato a 20 euro il MWhE poi perche' L'enel non restituisce 5 miliardi pari a 2,5 milioni di euro presi come incentivo in 10 anni sul nucleare:intervista a saglia di Report.Perchè Report non indaga come dovrebbe fare la Corte dei Conti che in energia non esiste.

Roberto. la geotermia a ciclo

Roberto. la geotermia a ciclo binario produce elettricità (e calore, eventualmente), facendo evaporare liquidi bassobollenti con fluidi geotermici a temperature più basse di quelle che normalmente si usano.
Enel sta per far partire un primo impianto di questo tipo nell'area dell'Amiata.

I 6 kTWh sono il massimo previsto dal progetto (almeno dai comunicati rilasciati al momento della firma) e quindi quanto i governanti del 2011 erano disposti a farci spendere per quella elettricità, ma anche fossero meno, il punto centrale è l'eccessivo costo di quella energia, se ne abbiamo o meno bisogno e la ratio dell'importarla, piuttosto che autoprodurcela.
E, secondo me, l'episodio è anche emblematico del viziaccio italiano di decidere tutto nelle segrete stanze, per ragioni spesso inconfessabili, e non dare risposte al pubblico, quando le chiede.

Sul cavo siamo d'accordo, è un'opera utile nella prospettiva dell'interconnessione continentale, che va al di là del progetto in questione, ma se intanto servisse, tramite import di elettricità a basso costo (e non import di elettricità costosissima), a farci riprendere un po' della spesa, visti i tempi, sarebbe meglio.

Per il resto, sono sicuro che la prospettiva di aver 15 anni di incassi garantiti a 155 ero/kWh, aguzzerebbe l'ingegno dei teorici proponenti italiani, portandoli a trovare soluzioni competitive per poterne approfittare.

@codegoni "dalle biomasse

@codegoni

"dalle biomasse alla geotermia binaria, dal solare termico con accumulo in sali fusi, all’eolico o FV associati a pompaggio o altri metodi di storage."

1) Le biomasse hanno un'espansione limitata (se fatte in maniera sostenibile), e hanno un impatto ambientale e di emissioni non trascurabile.
2) La geotermia binaria non produce elettricita', al massimo permette di sfruttare meglio l'elettricita' prodotta altrimenti.
3) l solare termico con accumulo in sali fusi produce elettricita', con l'insolazione media dell'Italia, a costi BEN SUPERIORI ai 155 Euro/MWh.
4) Se all'eolico e al FV associamo i costi del pompaggio allora anche li si sforano i costi di 155 Euro/MWh... basta vedere quanto costa un impianto di stoccaggio idro.

"Non so se si arriverebbe a 6 TWh (ma probabilmente a quello non arriverà nemmeno la Serbia), ma sono sicuro che i tempi sarebbero molto più brevi di quelli prevedibili per l’arrivo del primo kWh dai Balcani."
Beh... se non si arrivera' a 6 TWh dalla Serbia vuol dire che NON si spenderanno i 12 miliardi... mi pare logico... quindi il ragionamento non sta in piedi.

"E risparmiando pure 1 miliardo di cavo..."
Ma questo non si puo' e non si deve fare!... risparmiare intendo... perche' non so se lei se ne sia accorto, ma il mantra "ambientalista" in voga di questi tempi nei salotti buoni europei dice che bisognera' ampliare in maniera molto grande la rete di distribuzione trasfrontaliera fra i vari paesi EU, per permettere di trasportare le quantita' di energia elettrica "in eccesso" prodotte da FV e eolico.
Guardi il caso della Spagna, che viene commentato su un altro articolo qui su QE in questo momento... il 52% della produzione elettrica di gennaio da parte di rinnovabili... e il tanto vento di gennaio e' stato in buona parte esportato verso i paesi vicini, perche' non avevano modo di sfruttarlo... se non espanderanno le loro capacita' di export/import non potranno integrare quantita' addizionali di rinnovabili intermittenti.

R.

" la domanda che l'articolo

" la domanda che l'articolo pone è: essendo cambiate le condizioni, non avendo più problemi a raggiungere l'obiettivo del 2020 ed in una ottica di riduzione del costo dell'energia nazionale, per quale motivo l'Italia dovrebbe acquistare energia dalla Serbia a 155 euro/MWh per 15 anni quando il costo medio nel 2013 è stato di 63 euro/MWh? Mi sembra questa la questione primaria, che qualcuno lo spieghi. "

Non lo so per certo, ma per progetti ed investimenti di questa entità è normalissimo firmare contratti vincolanti con forti penali per il recesso. Un po' come è accaduto per il gas.

Insomma, non è che da un giorno all'altro uno può dire "non se ne fa più di niente", però magari dovremmo cercare di rinegoziare l'accordo per mitigarne l'impatto.

povero scajola

tutti quanti a sparargli addosso, ma scommetto che invece non è colpa sua, e che l'accordo lo ha firmato a sua insaputa...

Caro Roberto, ammesso si

Caro Roberto, ammesso si decida che in questo momento di calo di consumi elettrici, la priorità dello Stato sia quella di incentivare ancora di più la produzione di elettricità rinnovabile (e così mettere ancora più in crisi il settore termico), scommetto che se il governo mettesse a disposizione 12 miliardi in 15 anni per progetti in grado di produrre elettricità rinnovabile programmabile (o ridurre di altrettanto i consumi aumentando l’efficienza) pagata 155 euro/MWh (e magari pure meno), ci sarebbe un accalcarsi di proposte: dalle biomasse alla geotermia binaria, dal solare termico con accumulo in sali fusi, all’eolico o FV associati a pompaggio o altri metodi di storage. Non so se si arriverebbe a 6 TWh (ma probabilmente a quello non arriverà nemmeno la Serbia), ma sono sicuro che i tempi sarebbero molto più brevi di quelli prevedibili per l’arrivo del primo kWh dai Balcani. E risparmiando pure 1 miliardo di cavo...

Attendiamo risposte

A prescindere dal fatto che questa energia provenga da idroelettrico (quindi non intermittente) o da altre fonti rinnovabili intermittenti, la domanda che l'articolo pone è: essendo cambiate le condizioni, non avendo più problemi a raggiungere l'obiettivo del 2020 ed in una ottica di riduzione del costo dell'energia nazionale, per quale motivo l'Italia dovrebbe acquistare energia dalla Serbia a 155 euro/MWh per 15 anni quando il costo medio nel 2013 è stato di 63 euro/MWh? Mi sembra questa la questione primaria, che qualcuno lo spieghi.

@Codegoni "quando, se

@Codegoni

"quando, se volessimo, potremmo incrementare ancora la nostra quota di energia verde, probabilmente spendendo meno, producendola direttamente in casa, con i relativi vantaggi economici, occupazionali e fiscali."

Producendola in casa come?.... con quale tecnologia?... in questo caso si tratta di idroelettrico baseload, 24 ore su 24 (potenzialmente)... si potrebbe fare lo stesso in casa?... con quale tecnologia "verde"?... FV e eolico che sono intermittenti e stagionali?... mmmh... mi sa tanto di demagogia, questa sua affermazione.

6 TWh/anno "verdi": prodotti in casa come?

In attesa di una risposta, saluti.

R.