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Incentivi al biometano, testo e sintesi del decreto

Il nuovo decreto spinge l’uso del biometano soprattutto se ottenuto da rifiuti e sottoprodotti e in impianti piccoli. Le prospettive più interessanti sono per l'uso nei trasporti come biocarburante. C'è anche un bonus per i produttori che costruiscono stazioni di rifornimento. Pubblichiamo il testo del decreto illustrando i nuovi incentivi.

(Aggiornamento 18 dicembre 2013, il decreto è entrato in vigore: qui il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale)

Finalmente il decreto sul biometano, come abbiamo riportato, è stato firmato dai tre ministri interessati. Dopo un attesa di oltre due anni e mezzo, sono dunque arrivati gli incentivi per immettere in rete o usare come carburante per autotrazione il metano ottenuto raffinando il biogas, prodotto dalla digestione anaerobica di matrici costituite da sottoprodotti o prodotti di origine biologica.

Andiamo dunque a vedere cosa dispone il decreto, che ancora attende la pubblicazione in Gazzetta e che alleghiamo (vedi pdf in basso) nella versione sottoposta alla firma del MiPaaf, l'ultimo dei tre ministeri a firmare. “Il legislatore con questo decreto ha inteso promuovere l’uso del biometano prioritariamente nei trasporti come biocarburante, privilegiando quello ottenuto principalmente da sottoprodotti, con un occhio di riguardo per gli impianti più piccoli e più alla portata delle imprese agrozootecniche”, commenta Marino Berton, presidente di AIEL, che ci ha aiutati ad analizzare il decreto.

Le modalità di incentivazione previste sono 3, a seconda che il biometano sia immesso in rete, usato per la cogenerazione o venduto come carburante per i trasporti. Per l'immissione in rete il produttore ha diritto per 20 anni a una tariffa premio pari al doppio del prezzo del mercato del gas naturale nel 2012, meno il prezzo mensile del gas stesso, se vende il gas direttamente sul mercato. Sono previste maggiorazioni del 10% per gli impianti più piccoli, con capacità produttiva inferiore ai 500 metri cubi standard ora (500 Sm3/ora) e una riduzione del 10% per i più grandi, oltre i 1000 Sm3/ora. Per gli impianti sotto ai 500 Sm3/ora è prevista la possibilità, anziché di vendere il gas sul mercato, di optare per il ritiro dedicato da parte del GSE di tutto il biometano al valore pari al doppio del prezzo di mercato del gas al 2012. Gli impianti con una capacità produttiva tra 250 e 500 Sm3/ora per accedere a questa facilitazione dovranno però assicurare l’impiego di sottoprodotti (quelli definiti nella tabella 1A del dm 6 luglio 2012) o rifiuti, per una percentuale di almeno il 50% in peso. Gli impianti alimentati esclusivamente da sottoprodotti hanno poi diritto ad una maggiorazione del 50% dell'incentivo.

Molto interessanti, come anticipato, gli incentivi per il biometano usato come carburante da autotrazione. Lo strumento individuato è quello del rilascio, per 20 anni, dei certificati di immissione in consumo di biocarburanti (decreto Mipaaf 29 aprile 2008 e successive modifiche e integrazioni). Il dlgs 28/11 ha già stabilito che ai biocarburanti ottenuti da sottoprodotti o da rifiuti sia riconosciuto il raddoppio dei certificati di immissione.

Per il biometano per autotrazione, secondo il decreto, le matrici che danno diritto al  raddoppio sono la frazione biodegradabile dei rifiuti urbani; i sottoprodotti di cui al comma 5-ter, art. 33 del dlgs 28/11 (che non presentino altra attività produttiva o commerciale al di fuori del loro impiego per la produzione di biocarburanti o a fini energetici); alghe e materie di origine non alimentare (tabella 1B dm 6 luglio 2012) e i sottoprodotti elencati nella tabella 1A dm 6 luglio 2012. Condizione necessaria per il riconoscimento di questa maggiorazione è che l’autorizzazione alla costruzione ed esercizio dell’impianto di produzione di biometano contenga l’indicazione di utilizzo esclusivo di una o più materie sopra richiamate. È contemplata anche l’eventualità che l’autorizzazione preveda la codigestione di sottoprodotti con altri prodotti di origine biologica in percentuale non superiore al 30% in peso. In questo caso la maggiorazione verrà riconosciuta sul 70% della produzione di biometano.

Interessante poi il bonus che dovrebbe spingere le aziende agricole a diventare direttamente distributori di carburante: qualora il produttore di biometano lo immetta al consumo attraverso un nuovo impianto di distribuzione per autotrazione realizzato a proprie spese, senza l’utilizzo della rete di trasporto del gas naturale, potrà avere diritto per 10 anni a una maggiorazione del 50% dei certificati di immissione al consumo.

Infine, ci sono gli incentivi al biometano usato per la cogenerazione. Il premio è costituito dalle tariffe per l’energia elettrica prevista per il biogas al netto dei consumi energetici dell’impianto di cogenerazione ad alto rendimento. Va considerato che questa modalità consente una generazione elettrica con un’efficienza nettamente superiore a quella ottenuta direttamente dal biogas. L’utilizzo del biometano per la generazione elettrica sarà sottratto alle procedure di aste e registri, pur rientrando nei tetti massimi di spesa previsti per le rinnovabili non fotovoltaiche.

Il testo contempla la possibilità di riconvertire in tutto o in parte alla produzione di biometano un impianto a biogas esistente. Questa condizione sarà però penalizzata riconoscendo gli incentivi spettanti in misura pari al 40% se il biometano è immesso in rete o è destinato alla generazione elettrica, oppure in misura del 70% se destinato ai trasporti.

Nell'attesa che entrino in vigore le norme europee per le specifiche di qualità del biometano per uso nell’autotrazione e per l’immissione nelle reti, il biometano introdotto nelle reti del gas naturale potrà essere soltanto quello derivante dalla digestione anaerobica di prodotti biologici e sottoprodotti, con la temporanea esclusione di quello prodotto dai rifiuti solidi urbani (Forsu) se non differenziati, da gas di discarica e dagli altri processi di depurazione e trattamento di fanghi e rifiuti.

Il decreto (versione non ufficiale come sottoposta alla firma del ministro delle Politiche agricole - pdf)

(Aggiornamento 18 dicembre 2013: qui il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale)





Commenti

Beh, agrifur Eroi 5 sarà

Beh, agrifur Eroi 5 sarà sicuramente migliore di molte altre bioenergie (spesso disastrose, come rendimento), ma è sotto i 7-8 del FV.
Inoltre con "avvelenamento", io intendevo l'uso di pesticidi e diserbanti, che se si coltiva mais credo siano praticamente inevitabili.
Inoltre il digestato non contiene quasi più materia organica, quindi usando solo quello per la fertilizzazione non si ripristina humus e struttura del terreno, peggiorandone alla lunga la qualità.
Insomma, anche per il biogas da coltivazioni ci vuole misura e prudenza, come per tutto il resto, in fondo.

ciao alsarago58, non credo

ciao alsarago58, non credo che ci sia una contrapposizione tra FV e biometano. sono entrambe necessarie al mix complessivo.
comunque tra le tue affermazioni ci sono un paio di inesattezze: il biogas non avvelena assolutamente il terreno, e le coltivazioni inserite in questo ciclo non richiedono praticamente l'uso di fertilizzanti chimici (si usa il digestato stesso).
inoltre il bilancio di energetico è nettamente positivo (si avvicina ad un EROEI 5) ed ha ulteriori margini di miglioramento

Fra biometano e Fv non c'è

Fra biometano e Fv non c'è partita: il Fv è solo appoggiato al suolo, non lo altera, non lo lavora, nè lo avvelena ed ha un'efficienza del 15-20% nello sfruttamento dell'energia solare, contro il 2% medio della fotosintesi.
Alla fine del periodo di uso per il FV, il suolo ha riposato ed è più ricco di prima (sono cresciute erbacce che sono state incorporate nell'humus) e, se serve, può ricominciare ad essere coltivato.
Le moderne colture per bioenergia richiedono anno dopo anno energia fossile, acqua, fertilizzanti chimici, diserbanti e pesticidi (anch'essi di origine fossile), che abbassano il rendimento del sistema, fanno perdere materia organica e struttura al suolo e lo "arricchiscono" di molecole tossiche.

Diciamo che i veri ambientalisti fra le due alternative dovrebbero sicuramente preferire il FV (non dite che sarebbe meglio allora l'agricoltura per gli alimenti, perchè a parte che questa ha gli stessi effetti deleteri sul suolo di quella per le bioenegie, in molte parti del paese non dà un reddito sufficiente, e quindi il terreno resterebbe incolto o sarebbe cementificato)

L'uso delle bioenergie agricole ha un senso solo come step intermedio verso verso un mondo "tutto elettrico", per alimentare nel frattempo milioni di caldaie e motori a scoppio che per ora non possono essere eliminati, o per alimentare nicchie particolari, come il carburante per i jet o le bioplastiche.