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Fotovoltaico più accumuli: in Australia il sole scotta le utility

Molte le analogie tra Australia e Italia rispetto a diffusione del FV, loro abbinamento agli accumuli ed effetti sul sistema elettrico. Anche in Australia le compagnie elettriche temono questo sviluppo che eroderà ulteriori quote di mercato. Assisteremo ad una battaglia campale tra utility e fotovoltaico oppure a nuove forme di alleanze? Un 'laboratorio' per capire l’evoluzione in atto anche da noi.

Da tempo ci sono segni di un crescente nervosismo delle grandi compagnie elettriche verso la produzione fotovoltaica. Non solo in Italia, dove il presidente di Enel e quello di Assoelettrica periodicamente tuonano contro il solare, e in Europa, dove recentemente 10 delle maggiori utility hanno chiesto alla UE di fermare i sussidi alle rinnovabili (vedi qui), ma anche negli Usa dove in alcuni Stati gli operatori dell’elettricità fossile stanno facendo la guerra all’equivalente locale dello scambio sul posto (vedi qui) e ai sistemi di accumulo (vedi qui).

Il motivo è semplice, la, un tempo derisa, energia solare che si diceva, “non produrrà mai più che pochi punti percentuali dell’elettricità necessaria”, si sta rivelando una bomba innescata sotto al loro business: il crollo dei prezzi dei moduli, che si incrocia in molti paesi con un costo crescente dell’elettricità, sta rendendo il fotovoltaico competitivo con l’energia fornita dalla rete in aree geografiche sempre più ampie.

Le utility tradizionali stanno perdendo fette di mercato ampie e pregiate. Ma siamo sicuri che ci aspetti una battaglia campale utility vs  fotovoltaico? Oppure le prime, invece di fare la guerra, si alleeranno al secondo? Qualche indizio su cosa ci aspetti in futuro può venire dall’Australia, paese che per condizioni climatiche favorevoli, reddito, tipo di abitazioni, crescente costo dell’energia e politiche di sostegno governativo, è all’avanguardia nell’installazione del FV domestico nel mondo, con la bellezza di 3 GW di impianti solari sui tetti (in una nazione di 20 milioni di persone). L’effetto di questa “solarizzazione delle abitazioni” è stato quello di far calare la richiesta dalla rete di circa l’8%. Secondo un recente studio di Alex Wonhas, direttore della Energy division del CSIRO, ente pubblico di ricerca australiano, il trend potrebbe continuare fino ad arrivare in futuro a coprire il 30% dei consumi elettrici del paese, grazie ai sistemi di accumulo.

Se questa previsione si avvererà, i fornitori in rete perderanno una fetta di vendite pari all’intero settore residenziale e commerciale sommati insieme. E neanche la rimozione da parte del nuovo governo conservatore di Tony Abbot della carbon tax, che aveva fatto crescere le bollette elettriche, né il quasi annullamento degli incentivi alle rinnovabili da parte dei governi locali, sembrerebbe aver per ora raffreddato l’amore degli aussie per il solare.

In questo quadro, si potrebbe pensare che le utility locali facciano muro compatto contro il fotovoltaico, prendendo esempio dalla Stanwell Corp., la più grande utility del Queensland, che a fine settembre ha accusato il fotovoltaico "pesantemente incentivato" di star distruggere i suoi profitti, scesi a soli 14 milioni nell’ultimo anno; un calo contenuto solo perché avrebbe esportato il carbone non usato nelle centrali.

In realtà, fanno notare gli ambientalisti, nel Queensland gli incentivi al solare sono già stati quasi interamente rimossi, e nonostante ciò la gente continua a mettere pannelli solari sul tetto, semplicemente perché conviene rispetto a pagare l’elettricità dalla rete. Inoltre, a ricevere 600 milioni di dollari australiani in aiuti alla distribuzione sono proprio le utility, i cui guai dipendono piuttosto dall’aver costruito troppe centrali negli anni scorsi, che ora funzionano in perdita. Insomma, dibattito e polemiche ricordano molto quelli italiani

Più recentemente, però, un’altra grande utility australiana, la Ergon Energy, ha presentato nel suo rapporto annuale, la generazione distribuita come un’evoluzione inevitabile del mercato. Non un pericolo ma un'opportunità che bisognerà imparare a cavalcare, vendendo sistemi sistemi off-grid invece che connessioni alla rete.

A questo punto tutti aspettavano di conoscere l’opinione in merito della maggiore utility australiana Origin Energy, un gigante che copre l’intera filiera: dall’estrazione del metano, fino alla generazione e distribuzione dell’elettricità a 4 milioni di utenze. E questa è arrivata, sotto forma di un discorso fatto dal suo AD Frank Calabria, durante un convegno. "Il solare - ha ammesso Calabria - ci ha colto tutti di sorpresa, con il suo potere di sconvolgere il settore elettrico. E come abbiamo sottostimato la velocità della sua affermazione, ora stiamo sottostimando quello che accadrà quando, tra non molto, al solare si sommerà la tecnologia degli accumuli, che ha un potere di sconvolgimento ancora maggiore".

Successivamente Calabria ha spiegato meglio il suo pensiero in una intervista alla rivista RenewEconomy: "Non è possibile predire ora come cambierà il mercato nei prossimi anni, ma certamente dovremo adattare il nostro modello di business alle nuove circostanze, anche se non è chiaro in che modo una grande utility come Origin possa parteciparvi". Le perplessità di Calabria dipendono dal fatto che le utility australiane hanno investito grandi somme nelle estese reti necessarie per raggiungere i piccoli centri abitati e le case isolate sparpagliate su una superficie grande come l’Europa Occidentale, tanto che la metà del costo del kWh in bolletta va oggi a recuperare i costi di rete. Inoltre, il calo della domanda provocato dalla generazione distribuita ha fatto crollare i prezzi industriali dell’elettricità a 30-40 $/MWh, un livello che ha portato al minimo i margini di profitto e provocato già la chiusura di molte delle centrali meno efficienti.

Anche se le utility dovessero entrare nel mercato della generazione distribuita, quindi, ogni utente che tramite il solare faccia calare ulteriormente la domanda complessiva e il contributo al mantenimento delle reti, causerebbe più perdite che benefici alla compagnia elettrica. Un dilemma complicato da risolvere, anche considerando che, con o senza le utility, la marcia del FV in Australia continuerà.

Forse nel nostro continente, dove l’autoproduzione solare è ancora a livelli molto inferiori rispetto all'Australia, la maggiore densità abitativa renderà più facile la partecipazione dei grandi produttori al nuovo corso energetico. Probabilmente tramite la creazione di “centrali virtuali” distribuite, costituite da molti impianti montati sui tetti e coordinati da sistemi informatici che regolano i flussi di produzione, accumulo e consumo. E’ una soluzione che ipotizzava già il direttore della ricerca Enel in una nostra recente intervista, e che adesso è stata ripresa anche dalla tedesca RWE (vedi qui), seguendo il saggio principio strategico "se non puoi combatterli unisciti a loro".

 

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Commenti

roberto

è agghiacciante la tua capacità di vedere una piccolissima parte del tutto; ancora oggi, ti nascondi dietro "gli incentivi alle rinnovabile", un'inezia rispetto agli aiuti alle fossili, in un articolo intervenuto poco dopo un'altro che titola "nucleare in inghilterra, l'elettricità costerà il doppio".

Mille volte mille hai già ripetuto questi argomenti, senza considerare -ad esempio- il ritorno economico, di tassazione, di occupazione che ha portato, che assorbe in buona parte il costo degli incentivi.

Interpretazione sghangherata, che glissa completamente sui costi nascosti del nuke. A titolo di esempio, il decommissing e i miliardini già spesi per la ricerca.

@enry "... quali accumuli

@enry

"... quali accumuli quanti ecc eccc.........blablabla

non è forse un dato di fatto che dal 2007 ad oggi la crescita delle rinnovabili è stata sottovalutata?"

Si, ma meno di quanto siano stati sottovalutati i COSTI ASTRONOMICI degli "incentivi".

134.000.000.000,00 Euro nei prossimi 20 anni... scusate se e' poco.

R.

roby, nessun sordo peggio di chi non vuol sentire

gli impianti dal gse non sono divisi in domestici/industriali, ma in base a classi di potenza, questo sia per determinare diversi livelli di incentivi quando erano incentivati sia per aspetti statistici.
Sei tu che hai detto...... "un condominio avra' almeno 4-6 appartamenti, no?... 10kWp/4 e' l'equivalente di $ famiglie ciascuna con un impianto di 2,5 kWp"

Poi il ROBERTONE DICE: "non vedo la differenza che abbiano 4 tetti o uno solo in comune."
Peccato però che se l'impianto è condominiale, da 10KWp, è giuridicamente unico e rientra nella statistica "da 3 a 10" non da "0 a 3"

Per questo se consideri nel tuo discorso la quota "da 0 a 3 kwp", fa un dato molto diverso rispetto a considerare anche quella "da 3 a 10". in un caso ti riferisci a 0,6GWp....nell'altro ad un totale di 3,qualcosa GWp............................................capito la differenza?

@enry "2) ci raccontavi mai

@enry

"2) ci raccontavi mai fv di notte....adesso che ci sono gli accumuli, secondo il CEO di una multinazionale dell'energia "sottovalutati""

Quali accumuli? In Italia ci sono accumuli? Quanti impianti? Dove? Chi te lo ha detto?

"... ci dici altre cose....che si rileveranno uguali a quando dicevi "fine incentivo fine fv"....cosa che è smentita dai fatti!"
Quali fatti? In Italia gli incentivi sono finiti, e solo su questo sito puoi trovare parecchi articoli delle ultime settimane che dicono quello che dico io... mercato stagnante, unica buona notizia quella della PA siciliana... infatti il tutto si fara', se e quando si fara', grazie a fondi dell'EU... cioe' altri incentivi.
Boh...

R.

P.S.: se gli "impianti domestici" non fossero praticamente solo quelli fino a 3 kWp, non si capisce perche' il GSE avrebbe creato questa categoria, e non li abbia inclusi nella categoria successiva... scrivigli e digli che non capiscono una mazza, no?...
Ciao bello.

Secondo me gran parte del

Secondo me gran parte del nervosismo (da entrambe le parti) e delle battaglie per non cedere neanche un millimetro, deriva dal fatto che siano in Italia, nel paese dei privilegi acquisiti che non si toccano neanche se scandalosi. Per cui c'è il diffuso terrore che, fissato un prezzo o un approccio, per quanto temporaneo in questa fase di transizione, poi verrà preteso per sempre "perchè-non-si-cambiano-le-regole-in-corsa".

E questo vale per entrambe le parti.

Mentre per la questione della produzione di energia FV privata, secondo me dopo questa fase transitoria, si ridimensionerà fortemente. Quando le grandi utility decideranno di scendere su quel campo, spazzeranno via tutti i piccoli privati.

Ok, io ragionerò secondo

Ok, io ragionerò secondo vecchi schemi, ma tu ragioni come se domani fosse previsto l'Apocalisse del distacco dalla rete del 90% degli utenti.

La situazione attuale, si protrarrà ancora per anni, con, a meno di improvvisi salti tecnologico/commerciali, il mercato dell'autoconsumo che crescerà lentamente, dando il tempo di predisporre con gradualità le misure necessarie all'adattamento, anche tenendo d'occhio cosa sta accadendo in mercati come quello australiano.

E tieni conto che contemporaneamente, se agiremo con intelligenza, dovrebbero salire anche i consumi elettrici, a compensare in parte l'effetto prosumer, per l'adozione via via più ampia di sistemi di riscaldamento e trasporti elettrici.

"Lasciamo allora che sia il

"Lasciamo allora che sia il mercato a decidere quanto far pagare l'elettricità...."

No Alsarago, il paradigma sta cambiando, smettila di ragionare secondo i vecchi schemi. Il mercato elettrico sta morendo, l'energia avrà un costo del tutto marginale.
Se sono staccato dalla rete pago zero oneri. Gli oneri di sistema li pagherò in funzione dei kW che posso assorbire dalla rete e non dell'energia.... o se preferisci un tot fisso ed un tot in funziona della potenza disponibile.

Parlo di 'perfide' utilities perchè il tono dei ragionamenti in tal senso è sempre buoni contro cattivi.

I CONTI DI ROBERTO"ERROR"K

@ENRY "UN CONDOMINIO VICINO
robertok06 - 30/10/2013 - 15:18
@enry

"Un condominio vicino a casa mia ha fatto un impianto condominiale partecipato dai condomini da 10 KWp, sutetto...perchè dovresti escludere questi soggetti dal tuo panegirico?"

Ma io non li escludo proprio!... dato che sono la stessa cosa... un condominio avra' almeno 4-6 appartamenti, no?... 10kWp/4 e' l'equivalente di $ famiglie ciascuna con un impianto di 2,5 kWp... non vedo la differenza che abbiano 4 tetti o uno solo in comune.
Boh...

Ricordati di fare due semplici conti di tanto in tanto.

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ma mi prendi in giro? ci hai preso in giro tutti?

COME SAI la suddivisione dei dati statistici sugli impianti in Italia è "fino a tre KWp" da tre a 20...oltre 20...(sempre KWp)

Ora che un precisino come te faccia finta di non capire questo è assurdo.
SE riporti solo l'installato della prima fascia, non includi quello della fascia superiore, anche se poi diviso fra varie famiglie sarebbe come 4 impianti da 2,5KWp....che però NON sono inclusi nelle statistiche degli impianti da 0a 3, ma in quelli da 3 a 10 KWp.

quindi, se vuoi includerli, devi includere le due statistiche, per totali oltre 3 GWp di fv installato.

Tentativo ridicolo in ogni caso, perchè si basa su un presupposto errato.

Come sempre, tenti di cambiare il piano del discorso, che è questo:

1) l'analogia è con il comportamento delle UTILITY nei confronti del FV, e non sulla quantità di fv installata., (ed è il tuo primo errore di comprensione)

2) ci raccontavi mai fv di notte....adesso che ci sono gli accumuli, secondo il CEO di una multinazionale dell'energia "sottovalutati",ci dici altre cose....che si rileveranno uguali a quando dicevi "fine incentivo fine fv"....cosa che è smentita dai fatti!

Gb, il tuo è un ragionamento

Gb, il tuo è un ragionamento condivisibile, ma non ho capito chi sarebbe che sta dando la colpa alle perfide utility: fanno il loro lavoro di tirare l'acqua al proprio mulino, le più lungimiranti provando a immaginarsi come potrebbero inserirsi negli scenari futuri, le più conservatrici tentando di rallentare il cambiamento, usando le loro leve politiche.

Lasciamo allora che sia il mercato a decidere quanto far pagare l'elettricità che i "prosumer" avranno bisogno di assorbire dalla rete, non cercare di bloccare la diffusione dei prosumer, inventandosi cose come il far pagare gli oneri di rete sull'energia autoprodotta o altri modi per tentare di fermare la valanga del cambiamento (che pone, certo dei problemi, ma spero riconoscerai che migliora anche tanti altri aspetti del mondo energetico attuale) con l'ombrello dei regolamenti e cavilli. Questi aembrano un po' il tentativo fatto all'inizio dell'era dell'auto, da parte di chi le osteggiava, di obbligare gli autisti a farsi precedere da un persona che sventolava una bandiera rossa di pericolo....

Se questa elettricità da rete venduta ai prosumer sarà molto più cara di quella per i non prosumer, vorrà dire che chi si autoproduce, ok, sarà un incentivo ad autoprodurre ancora di più, oppure a cercare fra le varie offerte in concorrenza fra loro, la migliore.
E magari lasciando che nel mercato entrino anche nuovi soggetti, per esempio mediatori che acquistano pacchetti di elettricità dalle utility (garantendogli così meglio livelli di produzione costante, o penali se non rispettano quanto promesso di assorbire), e li rivendono al dettaglio ai prosumer. Oppure gestori di impianti rinnovabili con accumulo massivo, che acquistano nei periodi di abbondanza di elettricità e rivendono al dettaglio, immettendo l'accumulato nella rete.

Comunque, c'è una cosa che non capisco: fino a qualche mese fa si installavano GW e GW di FV, in buona parte già destinato all'autoconsumo, e nessuno aveva avanzato il problema del come coprire gli oneri di rete. Ora, che dopo la fine degli incentivi il mercato del FV si è drasticamente ridimensionato, e quindi ci sarà tutto il tempo di ragionare con calma di questi problemi e adattarsi alla nuova situazione, scoppia "l'allarme-oneri".
A me, ma sarò maligno, mi sa tanto di "nuova scusa" per bloccare il FV, ora che quella degli incentivi si è spuntata....

@enry "Un condominio vicino

@enry

"Un condominio vicino a casa mia ha fatto un impianto condominiale partecipato dai condomini da 10 KWp, sutetto...perchè dovresti escludere questi soggetti dal tuo panegirico?"

Ma io non li escludo proprio!... dato che sono la stessa cosa... un condominio avra' almeno 4-6 appartamenti, no?... 10kWp/4 e' l'equivalente di $ famiglie ciascuna con un impianto di 2,5 kWp... non vedo la differenza che abbiano 4 tetti o uno solo in comune.
Boh...

Ricordati di fare due semplici conti di tanto in tanto.

R.

@ alsarago58 - 30/10/2013 -

@ alsarago58 - 30/10/2013 - 14:03

Enrico, aspetta che si diradi il fumo che gli esce dalle narici dalla rabbia, e poi vedrai che RobertoK troverà il tempo di leggere anche il resto dell'articolo, oltre le prime 3 parole dell'introduzione a cui è arrivato finora...
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Eh!... vuoi mettere?... tu invece di fermarti e commentare le prime 3 righe come ho fatto io cosa fai?... commenti la risposta del piccolo genio enry al commento sulle prime 3 righe del sottoscritto!
Hai qualcosa di intelligente da aggiungere?

Vai, pascola.

R.

"L'analogia è rispetto al

"L'analogia è rispetto al comportamento delle grandi utility dell'energia"

Secondo me si fa un po' fatica a discutere di queste cose perchè non si ha una chiara idea della situazione attuale.

Le perfide utilities non traggono guadagno facendo la 'cresta' sui combustibili fossili che importano per produrre energia elettrica. Quindi non è necassariamnete vero che più energia elettrica producono più guadagnano. Le Utilities hanno investito in impianti di generazione e per rimanere sul mercato devono recuperare i costi degli impianti con un tasso di rendimento passabile. Stessa cosa che fanno pure le aziende di distribuzione dell'energia elettrica, hanno un certo rendimento su quanto investito nelle reti elettriche.

Si può fare a meno di questi soggetti? Se la risposta è 'si' perfetto. Se invece la risposta è 'no' perchè ho bisogno anche di 'smart grid' e di impianti di generazione che integrino la mia produzione domestica oppure per backup allora bisogna accettare di doverne pagare i relativi costi... ed all'utility cambia poco se si ripaga il suo impianto vendendo energia tutto l'anno 24h su 24 o fornendo alle utenze disponibilità a produrre energia magari anche solo d'inverno o nelle ore serali.

La questione è che se si parla di 'cambiare paradigma' poi bisogna essere pronti ad accettare i cambiamenti.
Tu ti puoi fare il tuo bell'impianto FV da 3-6 kW con accumulo da 5-10 kWh e sei abbastanza autosufficiente, ma non certo completamente. Devi quindi collegarti comunque alla rete per avere energia elettrica se si rompe l'impianto d'accumulo o per quei tre giorni d'inverno che, sfortuna vuole, fa per tre giorni di fila brutto tempo.
Benissimo, ma devi scegliere: se il tuo impianto domestico non produce e l'accumulo è scarico sei disposto ad assorbire dalla rete al massimo una fornitura di sussistenza, che so, da 1 kW oppure vuoi poter mantenere il tuo livello abituale di consumo e vuoi poter assorbire i tuoi 3-6 kW da rete? Pagherai una tariffa (elevata) in proporzione alla potenza che decidi di poter assorbire (che va a coprire il costo capitale e O&M degli impianti a disposizione e pronti a funzionare per te in caso di necessità) e poi pagherai i cosi variabili legati al costo del metano su quei pochi kWh che assorbirai dalla rete.

Quindi il paradigma cambierà e bisognerà saper scegliere e saper fare i conti, non è che posso diventare prosumer (produce-consumer) "a gratis" come è stato fino ad adesso.

Poi se tutte le famiglie si accontenteranno di connessioni di emergenza da 1 kW gli impianti tradizionali da mantenere in esercizio saranno molti meno di quelli di oggi, se invece gran parte delle famiglie vorrà mantenere lo standard di consumo attuale gli impianti di cui si dovranno ripagare i costi (alle perfide utilities) non saranno molti meno degli attuali.

E' una questione prettamente di mercato, per fornirti quel kW di potenza si faranno delle aste (mercato della capacità) dove si chiede... "chi è disposto a GARANTIRE all'utente XY che gli verrà fornito quel kW di potenza elettrica quando ne avrà bisogno? A che prezzo?".... I produttori si faranno i loro conti e poi l'utente XY li pagherà.

Alla fine se ti servirà potenza che arriva da fuori casa la pagherai per quello che il mercato dice che costa, altrimenti ti arrangerai e preparerai tante candele. Ma pensare che le Utilities siano estremamente turbate da un eventuale cambiamento di paradigma mi pare abbastanza opinabile, primo perchè i costi in tariffa non saranno più legati all'energia ma alla potenza fornita, secondo perchè il domestico rappresenta poco più del 20% dei consumi del Paese.... e terzo perchè se serve sistemi integrati di produzione ed accumulo li sanno vendere benissimo anche loro.

Enrico, aspetta che si diradi

Enrico, aspetta che si diradi il fumo che gli esce dalle narici dalla rabbia, e poi vedrai che RobertoK troverà il tempo di leggere anche il resto dell'articolo, oltre le prime 3 parole dell'introduzione a cui è arrivato finora...

Roberto

secondo me sbagli:
vero che sul tetto delle case ci sono circa 0,5GWp
però sul tetto dei piccoli capannoni ci sono impianti da 3 a 20 KWp per 2,5GWp....quindi...ecco, io includerei anche questi piccoli impianti nel discorso. Un condominio vicino a casa mia ha fatto un impianto condominiale partecipato dai condomini da 10 KWp, sutetto...perchè dovresti escludere questi soggetti dal tuo panegirico?

Il punto è che il tuo attacco è passato da "mai fv di notte" a "mai fv con accumuli", adesso siamo a "fv con accumuli", trova le differenze con l'estero...chissà tra qualche anno cosa dovrai inventarti!

poi LA VERITA' E' CHE L'ANALOGIA NON E' COME SCRIVI TU FRA FV IN ITALIA E AUSTRALIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

SEI ANDATO UN'ALTRA VOLTA FUORI TEMA MANNAGGIA A CAPA TUA,
L'analogia è rispetto al comportamento delle grandi utility dell'energia....bastava leggere le prime tre righe dell'articolo per capirlo.

@redazione "Molte le

@redazione

"Molte le analogie tra Australia e Italia rispetto alla diffusione del fotovoltaico,"

Le analogie le vedete solo voi!... l'Australia e' un continente di 9 miiioni di km quadrati a bassissima densita' di popolazione, il contrario dell'Italia, e come dite nell'articolo hanno installato 3 GWp di pannelli sui tetti delle case di 20 milioni di abitanti, noi ne abbiamo solo mezzo GWp con una popolazione piu' di 3 volte maggiore...
Il numero di abitazioni in Australia che potrebbero, e dovrebbero!, approfittare del FV dato che sono lontane da centri abitati, isolate, e che potrebbero utilizzare efficacemente l'accumulo, e' altissimo rispetto a quello italiano.
Per finire (adesso, ma ci sarebbero altre differenze maggiori), l'insolazione australiana e' di molto maggiore di quella italiana, considerando il baricentro della popolazione.... noi abbiamo tanto sole al sud e la maggior parte della popolazione, le abitazioni, al nord!

"Analogie"???... ma dove?

Boh.

R.

Ottima cosa se riesci a

Ottima cosa se riesci a renderti COMPLETAMENTE indipendente dalla rete.
La questione è che se rimani attaccato alla rete (per immettere i kWh prodotti in eccesso che il tuo sistema di accumulo non riesce ad assorbire o per assorbire i kWh per coprire i consumi che l'impianto FV o l'accumulo non riescono a fornire, o per semplice backup di sicurezza) non puoi più pretendere che il costo di questa connessione alla rete sia basso come oggi. Le tariffe di rete devono essere cost-reflective. Benissimo, se tutti i consumi domestici fossero forniti di FV ed accumulo in Italia smetteremmo di importare diversi miliardi di metano dall'estero ogni anno, ma se magari anche solo nei mesi invernali servisse energia da impianti tradizionali il costo di connessione alla rete deve coprire i costi fissi e operativi di quegli impianti che servono a produrre la potenza necessaria. Quindi benissimo FV ma bisogna anche prepararsi a dimenticare costi di connessione alla rete pari a soli pochi euro l'anno.
Semplicemente i costi d'impianto tradizionele si sposteranno dai kWh ai kW di potenza massima prelevata od a costi fissi annui.
Quindi pensarci bene e poi non lamentarsi se i costi di rete variano.....

ECCO COSA SUCCEDEREBBE IN CINA

forse non ci sarebbe il calo dell'8% dell'energia richiesta dalla rete ma certamente una sua stabilità. Speriamo che il governo cinese si impegni a promuovere in modo super massiccio il solare sui tetti cosi avrà: meno inquinamento da carbone, meno dipendenza dall'estero, meno costi per costruire migliaia e migliaia di chilometri di nuove linee elettriche. Per qualche contributo in più ne vale proprio la pena. In più .. dimenticavo.. consoliderebbe in modo definitivo un settore economico (quello della costruzione montaggio smontaggio fine vita pannelli fotovoltaici) che in un periodo di rallentamento dell'economia mondiale per una economia che deve far lavorare centinaia di milioni di persone pena instabilità sociale grave