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Leasing, SEU e sistemi di accumulo, ecco come si reinventa il fotovoltaico italiano

Con la fine del quinto Conto Energia il fotovoltaico italiano è finito? Una veloce indagine tra le aziende mostra come non sia così. Gli operatori stanno reagendo con creatività alle difficoltà del settore nella 'fase post-incentivi'. Ma per procedere al meglio servono rapide, ragionevoli e stabili scelte normative da parte di autorità regolatrici e della politica.

Con la fine del quinto Conto Energia il fotovoltaico italiano è finito? Decisamente no. Una veloce indagine tra le aziende mostra come si stia reagendo con creatività alle difficoltà del mondo FV post-incentivi, ma che, per procedere al meglio, servano rapide, ragionevoli e stabili scelte normative da parte di autorità regolatrici e politica. Cambia il tipo di impianti realizzati, sempre più legati all'autoconsumo, con ditte che offrono già sistemi di accumulo e cambia anche il modo di venderli.

Anzi, gli impianti c'è perfino chi arriva a “regalarli”. «Ora non esageriamo - precisa Pietro Pacchione di Greenutility - si tratta piuttosto di una sorta di leasing: noi anticipiamo il costo di impianto, pratiche e manutenzione, e vendiamo poi al cliente l’energia solare che usa, a un prezzo fisso per 20 anni, inferiore del 10-30% a quello che pagherebbe in bolletta, a secondo della zona geografica e dei livelli di autoconsumo. L’impianto diventerà poi di proprietà del cliente alla fine del periodo, o verrà riscattato prima, pagando una differenza».

Bello, e perché non lo si fa di routine? «Perché qui si entra nel ginepraio dei SEU (sistemi efficienti di utenza, ndr), gli accordi dove un privato fornisce l’elettricità a un altro. Com’è noto si attende dal 2008 un regolamento che chiarisca alcuni aspetti fiscali e normativi delle SEU, con il risultato che questi impianti si possono fare solo dove l’Agenzia delle Dogane locale riconosce la possibilità che il produttore sia diverso dall’utente, inoltre, per esempio, non è chiaro che fare se questi smette di pagare. L’utente deve poi avere un alto livello di autoconsumo durante il giorno, altrimenti l’accordo non conviene né a lui né a noi. Per massimizzarlo consigliamo e forniamo al cliente anche una serie di soluzioni di domotica che aumentino il consumo elettrico diurno, come pompe di calore, piastre a induzione e interruttori intelligenti che fanno partire certi apparecchi elettrici solo quando l’impianto sul tetto produce abbastanza. L’attuale situazione di alti prezzi dell’energia e basso costo dei moduli consente comunque di applicare spesso questa soluzione, soprattutto fra le imprese: per ora abbiamo attivato due impianti di questo tipo e altri tre sono in cantiere».

Insomma, se il “leasing fotovoltaico” sembra essere l’uovo di Colombo, l’incertezza normativa sui SEU, di fatto, gli tarpa le ali. «In effetti - conclude Pacchione - è bastato che l’Aeeg accennasse all’idea di gravare l’energia auto consumata con gli oneri di rete, un provvedimento che ha ben poche possibilità di essere attuato, per spaventare le banche e bloccare i finanziamenti di leasing, che vengono per ora portati avanti solo da chi dispone di capitali propri».

Concorda su questo aspetto un altro operatore che sta tentando di partire con queste proposte, Pietro Pitingolo, di Suncity. «Secondo me, la cosa peggiore contenuta nelle proposte Aeeg sui SEU, è che si ventila la possibilità di riservare questo settore alle sole utilities che forniscono l’energia dalla rete, escludendo tutti gli altri. L’eventuale applicazione degli oneri all’energia autoconsumata, invece, farebbe sì crescere il costo del kWh solare di 4-5 centesimi, ma lascia comunque un margine di redditività. Al momento il risultato è che le banche tengono in stand by le nostre proposte di impianti in leasing, per timore che vengano approvate norme penalizzanti. Come se non bastasse, è stata approvata a livello europeo quella legge folle dei dazi sui moduli cinesi, arrivata proprio quando, per la crisi economica, era fondamentale tenere i prezzi più bassi possibile. Intanto, comunque, lavoriamo fornendo pacchetti standard di misure, solare incluso, che tagliano i costi dell’energia per imprese di ogni tipo, da hotel a piccole industrie. In Italia si è stati finora così disattenti su questo lato, che spesso si può recuperare l’investimento in efficienza anche solo in 2-3 anni».

Anche quando i problemi normativi sui SEU saranno risolti, si spera in modo ragionevole, resterà comunque il problema di massimizzare l’autoconsumo dell’energia solare prodotta. La soluzione più ovvia sarebbe quella degli accumuli. «Che per noi - dice Pitingolo - risultano però ancora improponibili: il loro uso raddoppia il costo dell’impianto».

Non la pensano così a Unendo Energia, società specializzata in grandi impianti FV, dove non sembrano neanche molto preoccupati per le incertezze normative sui SEU: «Noi - dice il direttore marketing Marco Bertolini - abbiamo realizzato un nostro sistema di accumulo con batterie al litio, che proporremo a clienti familiari in comodato d’uso gratuito per 20 anni, insieme all’impianto fotovoltaico. In pratica loro ci cederanno l’uso del tetto e noi installeremo moduli e un sistema di accumulo da 9 kWh, così da coprire con l’energia solare la maggior parte delle esigenze. Un tablet consentirà al cliente di seguire in tempo reale l’andamento di produzione e consumi elettrici e gestirli, in modo da ottenere il massimo dal proprio impianto. Così facendo potremo vendergli i kWh solari a un 30% di sconto rispetto a quelli che comprerebbero in bolletta, consentendo risparmi annuali medi di circa 150 euro per famiglia. Abbiamo già 100 impianti con accumulo pronti e altrettante domande di possibili clienti, contiamo di cominciare ad installarli entro la prossima primavera, per ora solo in Lombardia, ma presto in tutta Italia e, con accumuli più potenti, offrendoli anche a imprese e pubblica amministrazione».

Infine c’è chi punta su una forma “collettiva” di SEU, gli SLD, sistemi con linea diretta. «Dal 2008 installiamo impianti fotovoltaici senza chiedere un centesimo ai clienti, ripagandoci con gli incentivi - spiega Gaetano Galipò di Gammaenergy - vista la nuova situazione stiamo mettendo a punto un progetto diverso, il Green 3.0, in cui un gruppo di utenze, per esempio un piccolo condominio o delle villette, condivide una rete interna di distribuzione, una adeguata potenza fotovoltaica e un’unica connessione comune alla rete nazionale. In una seconda fase, valutati i profili di utilizzo quotidiano dell’energia, prevediamo di aggiungere un sistema di accumulo comune, per aumentare di molto la capacità di autoconsumo. Condividere fra più utenti, moduli, sistema di accumulo e acquisto di elettricità dalla rete, consentirà notevoli economie di scala. I componenti del sistema li forniremo noi, ripagandoci poi vendendo elettricità agli utenti a prezzi concorrenziali con quelli in bolletta. Abbiamo individuato in Sicilia il luogo per il progetto pilota e, se le banche ci daranno fiducia, Green 3.0 dovrebbe diventare realtà entro il 2014».

In conclusione, sembra che la fine degli incentivi più che deprimere gli operatori del settore ne abbia stimolato la creatività. Adesso a ostacolare il mercato del fotovoltaico, crisi economica a parte, sembra essere l’incertezza normativa e i messaggi “ostili” da parte dell’Aeeg, che, scoraggiando il credito, non permettono il decollo della vendita diretta di energia rinnovabile. Se tutto questo, alla fine, dovesse “strozzare nella culla” questa potenziale rinascita, allora sì che i miliardi di incentivi che hanno consentito all’energia solare di crescere saranno stati veramente sprecati.

 

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Commenti

Vedi alsarago, il problema è

Vedi alsarago, il problema è che i tuoi ragionamenti sono FV-centrici e non vedi il quadro d'insieme.

GB, 5 anni di generosi

GB, 5 anni di generosi incentivi hanno portato all'installazione di 531.000 impianti FV su 35 milioni di utenti elettrici, con una produzione di circa 23 TWh su 330 di consumi.

Queste nuove offerte sono molto interessanti per i clienti, ma molto meno sicure e redditizie per chi le fa e per chi le finanzia (e le banche non è che possono impegnare tutto il loro, scarso, capitale nella ristrutturazione del sistema energetico italiano...) dell'investire in impianti a rendimento sicuro come quelli incentivati.

Quindi, a occhio, si procederà molto più lentamente di prima.
E prima che si accumuli una massa tale da "farsi notare" nel sistema elettrico o magari da eguagliare i 24 TWh (se non ricordo male) già esistenti di autoconsumo, dovuti soprattutto a industrie che si producono parte dell'elettricità consumata, campa cavallo...

"Per lungo, lunghissimo tempo

"Per lungo, lunghissimo tempo il sistema resterà come ora"

beato te che hai tutte queste certezze ma se liberalizzi RIU, SEU, impianti condominiali e simili e contemporaneamente lasci inalterate le tariffe di rete attuali credo proprio che lo status quo cambierebbe piuttosto rapidamente (ed il FV sarebbe l'ultimo dei problemi). Se si cambia la normativa BISOGNA valutarne attentamente le conseguenze (fare quello che non si è fatto incentivando a capocchia il FV).

GB 1) Per lungo, lunghissimo

GB
1) Per lungo, lunghissimo tempo il sistema resterà come ora, con la stragrande maggioranza degli utenti che prende l'elettricità solo dalla rete. Tutti questi allarmi mi sembrano grandemente prematuri.
2) Il sistema deve cambiare per adattarsi alle novità tecnologiche e normative, e credo cambierà molto più rapidamente e razionalmente se spinto dalla "situazione sul campo", che da regolamenti preparati in anticipo da burocrati tra il fuoco incrociato delle lobby.
3) Ripeto quanto scritto nel primo commento.
Se l'energia fornita dalla rete diventerà più cara per questo tipo di installazioni, ok, non c'è problema: questo stimolerà una ulteriore spinta verso l'autoproduzione e indurrà più concorrenza fra le utilities, sia sul versante dei prezzi, che su quello delle innovazioni tecnologiche per operare al meglio ed essere competitivi su questo nuovo tipo di mercato.
L'importante è che non si penalizzi l'energia autoprodotta.

RobertoK
Io forse non leggo le ricerche, ma tu non leggi neanche gli articoli in cui commenti...
1) Queste offerte sono GRATUITE per l'utente, per cui, anche se mi fanno risparmiare l'1% perchè no?
2) Queste offerte sono particolarmente indicate per le imprese, che hanno già un'alta possibilità di autoconsumo dell'energia solare che producono, e il loro futuro (e anche presente, nel caso della Unendo) punta all'uso di accumuli, per massimizzare l'energia autoconsumata.

Faccio notare che contrariamente a quanto accade di solito, in questo caso fra fornitore e cliente non c'è conflitto di interessi: tutti e due guadagnano dall'aumento della quota autoconsumata e quindi faranno di tutto per aumentarla il più possibile.
E' una situazione molto insolita, che potrebbe portare a una sorta di "reazione a catena" nel mercato dell'energia...

Evgalois: se le offerte delle utilities diventassero troppo esose, sicuramente appariranno figure intermedie di mediazione, che venderanno "pacchetti" di kWh a questo nuovo tipo di acquirenti.
O nuove utilities che, grazie a impianti progettati apposta per la rapida variazione dell'offerta (per esempio accumuli massivi di energia rinnovabile acquistata durante le ore di picco produttivo), serviranno direttamente questo tipo di mercato, se le vecchie utilities lo snobberanno o lo perderanno.

"Evgalois, queste sono

"Evgalois, queste sono società relativamente piccole, credo che per metterti a fare il mediatore di elettricità hai bisogno di ben altre dimensioni, capitali e numero di clienti."

Niente affatto. Io-utente sono una realtà piccola. Loro andando a gestire un quartiere o una schiera di villette, sarebbero una realtà sicuramente più grande, con maggiore potere contrattuale del singolo utente.

I motivi per cui non lo fanno sono ovvi, e non ho nemmeno bisogno di scriverli. ;)

Bah, mi pare che ci sia una

Bah, mi pare che ci sia una certa miopia nell'affrontare la questione. Tu hai un sistema che dal punto di vista normativo, economico, fiscale è stato impostato considerando che la maggior parte delle utenze assorbe l'energia elettrica che gli viene fornita da aziende di vendita. Benissimo cambiare l'impostazione e desiderare che le utenze siano meno consumer e più prosumer ma poi se (che so) cambia in aumento il costo fisso della connessione non lo puoi considerare come un attacco ai legittimi interessi degli autoproduttori. In sintesi: se vuoi che cambi il sistema benissimo, ma nel mondo reale non puoi pretendere che cambi solo dove piace a te.

@alsy "Qui ci sono società

@alsy

"Qui ci sono società che affermano di poter far scendere il costo dell'elettricità di un bel po', anche del 30%"

Leggi bene!... 30% di risparmio annunciato SULL'AUTOCONSUMO... e la forchetta di risparmio e' del 10-30%... toh... hai preso, per puro caso, il valore massimo!

Riprova.

R.

@ evgalois - 15/10/2013 -

@ evgalois - 15/10/2013 - 19:06

Alsarago,
gb sta semplicemente dicendo che l'ipotesi fatta dai proponenti ha senso fintanto che rimane confinata ad una piccola percentuale di utilizzatori. Perchè riesce a pagare l'accesso alla rete come un consumatore "standard", per il quale l'accesso alla rete costa molto poco.
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Esatto!... tra l'altro e' quello che dice lo studio di UBS che e' stato presentato e citato molte volte qui su QE... ma certe persone, come quella alla quale hai risposto, non leggono mai gli studi per intero, si limitano a scegliere le figure che gli fanno comodo a supporto delle loro testi farlocche.
E' un classico caso di "first mover", il vantaggio scende in maniera direttamente proporzionale alla potenza installata... i primi, quelli che noi in Italia chiamiamo "i piu' furbi" (alsy e' uno di questi), hanno tutti i vantaggi, gli altri devono accontentarsi di meno.
Pensare, come fanno i pasdaran del FV, che la rete debba essere li a disposizione senza preavviso, quando serve e "a bocca desidera", con tutte le centrali termiche in stand-by per coprire i capricci meteo e' pura follia... ma, si sa, il confine fra follia e normalita' e' sbiadito per quelli che sognano ad occhi aperti.

Sono anni che cerco di spiegare al soggetto in questione che E' FISICAMENTE IMPOSSIBILE mandare avanti un paese come l'Italia col 100% di rinnovabili, credi che l'abbia capito? E' una mission impossible...

R.

Evgalois, queste sono società

Evgalois, queste sono società relativamente piccole, credo che per metterti a fare il mediatore di elettricità hai bisogno di ben altre dimensioni, capitali e numero di clienti.
Comunque mi pare che quello che speri sia l'evoluzione naturale del sistema, solo che, prima, deve crescere la massa critica degli impianti che hanno bisogno di questo servizio e delle società che lo offrono: se si tarpa le ali al cambiamento prima ancora che parta, non ci arriveremo mai a quel momento.

Io ho un sospetto: che in realtà questo mercato faccia molta gola alle utilities (qualche articolo fa era il responsabile della ricerca di Enel a ipotizzare che questo fosse il futuro per la sua azienda) e che quindi si stia preparando il terreno perchè lo percorrano solo i giganti con i loro tempi (pachidermici), modi (arroganti), e solita finta competizione con relativi cartelli di prezzo, eliminando la fastidiosa concorrenza di questi nanerottoli entusiasti e creativi che, crescendo potrebbero dargli molto fastidio...

"Qui ci sono società che

"Qui ci sono società che affermano di poter far scendere il costo dell'elettricità di un bel po', anche del 30%, per famiglie e imprese, senza oneri per lo Stato o per la collettività. Dovremmo stappare lo champagne e tifare per loro."

Per quanto mi riguarda, basterebbe poco per dissipare tutti i dubbi: più che offrire il leasing del solo impianto FV, dovrebbero proporsi come fornitori di energia fuori-tutto. Starà poi alla società massimizzare la rivendita dell'energia prodotta col FV o accedere alla rete (a sue spese con il proprio contratto) per rivenderti l'energia. L'utente vede e paga solamente la società, mentre il rapporto con l'Enel (per intendersi) è solo della società.

Evgalois, lo so cosa voleva

Evgalois, lo so cosa voleva dire GB.

Ma francamente sono un po' sorpreso da tutte queste preoccupazioni: il problema non era l'alto costo dell'elettricità?

Qui ci sono società che affermano di poter far scendere il costo dell'elettricità di un bel po', anche del 30%, per famiglie e imprese, senza oneri per lo Stato o per la collettività. Dovremmo stappare lo champagne e tifare per loro.

Visto che per arrivare a questo punto abbiamo speso un'enormità, direi che, anche per far fruttare quell'investimento, AEEG e politica dovrebbero favorirle in tutti i modi la possibilità che questi piani si concretizzino, non tentare di rimandarli o bloccarli, traccheggiando con i regolamenti, facendo oscure minacce o fasciandosi la testa con problemi che cominceranno a farsi notare, forse, nel 2020.

Se l'energia fornita dalla rete diventerà più cara per questo tipo di installazioni, ok, non c'è problema: questo stimolerà una ulteriore spinta verso l'autoproduzione e indurrà più concorrenza fra le utilities, sia sul versante dei prezzi, che su quello delle innovazioni tecnologiche per operare al meglio ed essere competitivi su questo nuovo tipo di mercato.

Insomma, sono un po' irritato (non con te o con GB, ma con l'aria che tira): ci hanno fatto una testa così con i terribili incentivi per il FV e sull'energia che cresceva di prezzo per colpa loro.
Ora che sta arrivando (con sorprendente rapidità) il momento di raccogliere i frutti di questo sforzo, recuperare la spesa e far scendere il costo dell'energia, si continua a spostare l'asticella perchè questo non avvenga...

Alsarago, gb sta

Alsarago,
gb sta semplicemente dicendo che l'ipotesi fatta dai proponenti ha senso fintanto che rimane confinata ad una piccola percentuale di utilizzatori. Perchè riesce a pagare l'accesso alla rete come un consumatore "standard", per il quale l'accesso alla rete costa molto poco.

Facciamo per assurdo il caso opposto, tutta l'Italia adotta quel modello di produzione e consumo, cioè finchè c'è sole autoconsumo, altrimenti prendo dalla rete. E' evidente che per il produttore "fossile" l'onere maggiore non è il costo di produzione dell'energia, ma mantenere la capacità di produrla per tutta Italia senza preavviso e mantenere una rete in grado di trasportarla.

E' chiaro che il caso reale è ben diverso da questo caso limite. Era solo per spiegare che cambiando modello energetico passeremo dal pagare principalmente "a consumo" al pagare principalmente una "flat".

GB, hai ragione. Gli

GB, hai ragione. Gli operatori intervistati nell'articolo, continuano ingenuamente a pensare che la politica energetica italiana sarà portata avanti nell'ottica di valutare quali fonti energetiche siano più utili allo sviluppo del sistema paese in termini di indipendenza, economicità e creazione di posti di lavoro innovativi.
Gli ingenui non si rendono conto che invece saranno adottati criteri puramente ragionieristici e di nessuna lungimiranza, per impedire i loro progetti e non disturbare troppo le lobby dell'energia fossile, che già strepitano in Italia e in Europa perchè si abbatta a fucilate la colomba delle rinnovabili, prima che prenda troppo il volo...

"[...] un piccolo condominio

"[...] un piccolo condominio o delle villette, condivide una rete interna di distribuzione, una adeguata potenza fotovoltaica e un’unica connessione comune alla rete nazionale"

Bene, ma bisogna mettere in preventivo che quella connessione alla rete nazionale che oggi è molto economica domani non lo sarà più. Quella connessione fa la funzione di un impianto di backup che produce energia quando il FV non è sufficiente a coprire la domanda quindi nell'ipotesi di un riordino della rete costerà molto di più di ora. Quando ci sarà il sistema d'accumulo la funzione della connessione alla rete sarà sempre di backup di emergenza e quindi costerà il giusto. Nell'articolo mi sembra si continui a ragionare come se fosse scontato per il FV poter contare su botte piena + moglie ubriaca ... mah.