Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

Caro energia: le idee per affrontarlo ... con le fonti rinnovabili

Bisogna togliere alla lobby fossile la bandiera dell’energia a buon mercato, proponendo un piano alternativo, ambizioso e strutturale per il taglio delle bollette elettriche. Dagli oneri di sistema a quelli di rete e di dispacciamento, ecco alcune idee per alleggerire la spesa dei consumatori portando avanti la transizione necessaria verso l'energia pulita.

Il contesto recessivo e la pressione coordinata di industrie energivore e operatori energetici tradizionali hanno imposto il taglio delle bollette quale priorità assoluta di politica energetica. Soprattutto per un paese come l’Italia, che importa quasi l’80% del suo fabbisogno primario, questo cambio di prospettiva rischia di ipotecare non solo gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sicurezza di approvvigionamento, ma anche il costo delle forniture nel lungo termine.

La competizione al ribasso sul costo dell’energia, imposta anche dall’esplosione degli idrocarburi non convenzionali negli Stati Uniti, mina infatti un percorso di disimpegno dalle fonti fossili che, a fronte di un possibile aggravio di breve termine, garantirebbe però energia pulita e a costi ragionevoli in modo strutturale. Pur rigettando questa filosofia miope, è il momento del realismo: le fonti rinnovabili non possono oggi sottrarsi alla sfida della bolletta. Fortunatamente, le caratteristiche strutturali del parco di generazione fanno del nostro sistema elettrico un’arena ideale per raccoglierla.

La bolletta elettrica si compone di quattro elementi, oltre alle tasse: componente energia, costi di dispacciamento, servizi di rete, oneri generali di sistema. Vanno aggrediti tutti. Il taglio della componente energia è l’habitat naturale delle rinnovabili. L’esplosione della produzione a costo variabile nullo ha già portato a una forte riduzione del prezzo all’ingrosso dell’elettricità, per cui la ricetta è facile: continuare ad installare rinnovabili, per quanto possibile dietro il contatore e in assenza di incentivi. L’affermazione dell’Autorità per cui l’autoproduzione non incentivata sfavorisce chi non può adottare soluzioni di generazione distribuita è estremamente debole: agli attuali livelli di penetrazione l’effetto redistributivo su oneri di rete e di sistema è più che compensato dall’ulteriore compressione della componente energia in bolletta. L’imposizione di oneri sull’autoconsumo non aiuta le bollette, ma le zavorra.

Gli oneri di dispacciamento coprono i costi di Terna per assicurarsi contingenti di energia e potenza con particolari specifiche tecniche, al fine dell’equilibrio e della sicurezza del sistema. La crescita delle fonti non programmabili aumenta il fabbisogno di questi servizi e, mettendo fuori mercato gli impianti convenzionali che tradizionalmente li forniscono, può ridurne l’offerta aprendo la strada a manipolazioni del mercato: i costi per gli utenti salgono, come nell’ultimo aggiornamento delle tariffe.

In attesa delle tecnologie di accumulo (stanno arrivando) occorre aprire il mercato dei servizi di dispacciamento alla generazione distribuita programmabile, coinvolgere nel dispacciamento una porzione molto più ampia di utenze in prelievo (aggregate dai grossisti) e utilizzare anche le fonti non programmabili per modulazione e riserva: quando c’è troppo sole e l’elettricità vale poco o nulla, meglio distaccare gli impianti e tenerli in riserva che inondare la rete. Ove questo comporti la perdita di incentivi, li si riconosca piuttosto a fronte del servizio di riserva.

Infine, è ora di mettere in discussione il regime proprietario degli impianti idroelettrici a pompaggio, una risorsa chiave e sottosfruttata. In sostanza, l’Italia è all’avanguardia nella gestione tecnica di un sistema con forte penetrazione di fonti intermittenti, ma nella gestione commerciale siamo ancora alla candela.

Gli oneri di rete remunerano i costi di realizzazione e gestione dell’infrastruttura fisica di trasmissione e distribuzione. Per scelta storica, pur trattandosi di costi largamente fissi, vengono in gran parte imputati in bolletta proporzionalmente ai prelievi dalla rete. Questo è distorsivo: dovrebbero essere applicati in misura fissa sulla base della potenza impegnata, responsabilizzando così le utenze a contenere i picchi di prelievo, anche attraverso l’installazione di sistemi di accumulo. Nel tempo ciò porterebbe a un dimensionamento più efficiente delle reti, oltre che a una stabilizzazione dei flussi di energia (e quindi a minori costi di dispacciamento).

E veniamo alla nota dolente degli oneri generali di sistema. Si può fare pulizia su alcune voci, ma il nodo è la componente A3, gli incentivi alle fonti rinnovabili. Ci sono state inefficienze ed eccessi, ma sia chiaro che eventuali tagli retroattivi non hanno nulla a che fare con la politica energetica: è semplicemente un tema di credibilità del sistema paese. Il modo razionale di sciogliere il nodo gordiano è spostare la copertura dell’incentivazione dalle bollette a una carbon tax su tutti gli usi di combustibili: parliamo di 25-30 euro a tonnellata, l’obiettivo iniziale dell’ETS. Sarebbe equa nei confronti degli utenti elettrici (che stanno sopportando in modo preponderante lo sforzo di decarbonizzazione di cui tutti beneficiamo), comporterebbe un taglio netto della bolletta elettrica a particolare beneficio della piccola e media impresa, e soprattutto internalizzerebbe nel costo dell’energia le diseconomie ambientali dell’uso dei combustibili climalteranti. Una carbon tax così concepita sarebbe soluzione radicale e complessa, con vincitori e vinti, ma le attuali criticità del sistema non si trattano con palliativi.

In definitiva, è imperativo che la filiera verde tolga alla lobby fossile la bandiera dell’energia a buon mercato, proponendo un piano alternativo, ambizioso, strutturale e analitico per il taglio delle bollette. I cardini del piano siano la base di un disegno di legge delega, e se il Governo non fosse recettivo si cerchi supporto in Parlamento. Le difficoltà dei produttori convenzionali e degli importatori di gas con contratti a lungo termine sta stritolando l’agenda energetica: è ora di liberarla.





Commenti

i numeri sono altri

nel 2012 il pun è salito grazie a delle dinamiche create dal gas e se non ricordo male c'era di mezzo la Francia, inverno freddo e altri fattori, in ogni caso tutti problemi legati a gas e petrolio.

PUN 2013 70,12

PUN previsto 60,14 per anno prossimo

Riprova

Per me parlano i numeri...

Per me parlano i numeri... presi direttamente dai tuoi dati:

PUN medio 2011 = 72,23
PUN medio 2012 = 75,48

(75,48-72,23)/(72,23) = +4,5 %

"Oggi a fronte di un forte

"Oggi a fronte di un forte calo del prezzo della corrente elettrica, grazie alle rinnovabili, ..."
"I prezzi poi sono scesi grazia anche al mercato libero, ..."

Per l'italia (e solo per l'italia) il PUN del 2012 è cresciuto rispetto al 2011 (del +4,5%).

Ed il prezzo della corrente elettrica agli utenti è ai massimi storici.

"Documentarsi please."

Ecco, appunto!

gulp!!

l'energia costa molto perchè è indicizzata su una serie di prodotti petroliferi laddove non è indicizzata sulle rinnovabili, non saprei come spiegarvelo meglio.

Le bollette care sono mal gestite perchè subiscono da 50 anni questi prezzi. Tutto il resto sono cose non certificate ma inventate di sana pianta.

Oggi a fronte di un forte calo del prezzo della corrente elettrica, grazie alle rinnovabili, si ha un totale costi che è più basso dei prezzi indicizzati sul petrolio e con esclusione della componente a3 di qualche anno fà , prima del 2000.

I prezzi poi sono scesi grazia anche al mercato libero, alcune aziende lo gestiscono con imbrogli abnormi , altre più serie , lo gestiscono migliorando i costi totali, guarda caso quelle che lo gestiscono male si prendono multe ogni hanno per bollette poco trasparenti o altro , continuano perchè le multe sono più basse degli introiti, chi fa i prezzi alti sono alcune aziende italiane che hanno centrali ferme per scelte poco lungimiranti perchè hanno sguazzato nelle scorrettezze certificate, sappiamo che questo è un paese di monopoli e cartelli tra i soliti noti che da un secolo lo devastano .

Che poi le rinnovabili siano state gestite male è un dato di fatto, ma se non ci fosse stata la corsa alle speculazioni non si sarebbe riusciti ad arrivare a questo sorprendente e fantastico risultato, energia a prezzo zero per la seconda volta nella storia ( la prima grazie all'idroelettrico ) , tutto il resto e petrolio ( 50 anni di magna magna ) .

L'energia oggi è consumata di più perchè abbiamo molti più elettrodomestici, poi la gente si spaventa ma dimetica che ha 10 elettrodmestici in più e un condizionatore in ogni stanza, prima c'era un condizionatore ogni 5 appartamenti.

La carbon tax sarebbe giusta e sarebbero giusti i provvedimenti per incentivare la mobilità elettrica, ma il governo Monti con il premio per la mobilità, ha messo una piccola note che dice: avrai 5000 euro di incentivo se rottamerai un auto di 10 anni di vita, chi ha un auto in Italia che ha 10 anni?? non le aziende chiaramente.

Cercare ancora la scusa delle rinnovabili è la solita storia , in realtà c'è la crisi che mette a nudo certe spese ma una azienda oggi anche pagano l'energia a costo zero fallirebbe perchè arretrata e non supportata dalla ricerca, o credi a Letta che dice alle aziende di assumere perchè hanno tolto gli sgravi fiscali?? ma non diciamo sciocchezze per favore.

Le azeinde italiane chiudono perchè producono beni e servizi obsoleti e prodotti dai loro colleghi ( italiani e non ) in Cina a prezzi 10 volte inferiori, ecco l'Italia, e oggi, voi anti rinnovabili anche senza incentivo, volete distruggere l'unico settore che ha avuto una fortissima crescita supportata dalla ricerca. L'Italia è un paese di persone che vogliono restare sedute sulla poltrona a comandare, prendere le pensioni d'oro ( informati meglio Alsarago ), che la corte costituzionale ha riconfermato abolendo il prelievo deciso l'anno scorso a quelle oltre i 90.000 euro, e voi ve la prendete con le rinnovabili..ehehehe!! paese di Arlecchino e Pulcinella, bellissimo ma impossibile.

Documentarsi please.

Sono d'accordo con Alsarago e

Sono d'accordo con Alsarago e con le conclusioni dell'articolo.

E' imperativo che gli operatori prendano l'iniziativa e propongano un approccio sano e sostenibile per far sopravvivere le rinnovabili attualmente presenti e al tempo stesso alleggerire il peso crescente che l'energia sta avendo sulla nostra economia.

"Il costo dell'energia è al

"Il costo dell'energia è al ribasso grazie alle rinnovabili , tale costo ha già ammortizzato la componente A3, ha prodotto 100 mila posti di lavoro"

Ma quando mai? la componente A3 é aumentata costantemente,passando da 1,816 nel 1° trimestre 2012 a ben 2,639 nel 1° trimestre 2013. In un solo anno il valore é più che raddoppiato, ed é proprio l' anno del definitivo Boom delle rinnovabili. Fai 2+2.
E veniamo ai posti di lavoro. Sai quante aziende che lavorano nel campo del fotovoltaico hanno dichiarato la non solvenza? Guarda qui:

http://ademontis.wix.com/tecnologieambientali#!fotovoltaico-debiti-e-aziende-fallite/c24kr

Guarda quante nell' anno di boom del fotovoltaico.
State ancora a perde tempo con l' illusione del sole. Povera italia.

Caro Giacomo nel 2010-2011 è

Caro Giacomo nel 2010-2011 è stata commessa una ingiustizia, riversando risorse pubbliche ingenti e ingiustificate su chi ha approfittato allora (legittimamente) della perdita di controllo sugli incentivi e, soprattutto, da chi è stato pure beneficiato (e ancora non si è capito da chi e a che titolo), del decreto Salva Alcoa.
Quando delle risorse pubbliche vengono distribuite ingiustamente, si può anche decidere a posteriori di ripensare a quella distribuzione e cercare di rimediare a favore di chi soffre oggi, come avvenuto senza tanti discorsi e rimorsi, per esempio, con le pensioni.
Sia poi questo o meno, il fattore decisivo dell'alto costo dell'energia in Italia (per me la responsabilità di gran lunga maggiore ce l'ha l'eccessiva dipendenza da combustibili fossili ancorati al prezzo del petrolio e al monopolio di fatto di alcune società su parti importanti di questo mercato), non cambia nulla nel fatto che c'è una ingiustizia da sanare.

Anche se poi l'A3, in assoluto e in un'ottica storica, non è la principale responsabile degli alti costi attuali dell'energia italiana, è però indubitabile che per molte imprese piccole e medie (quelle che non godono di esenzioni come i grandi consumatori elettrici) il peso della A3 sia diventato molto gravoso, sommandosi a tutto il resto. E anche se le compensazioni date dalle rinnovabili, in parte coprono la spesa extra (ma spesso lo fanno in modo difficile da quantificare e molto indiretto, come per i minori costi sanitari), all'imprenditore già in difficoltà per tasse, concorrenza straniera e calo dei consumi, quello che interessa è veder ridurre da subito la bolletta, per sopravvivere.
Del resto i conti si fanno presto: in Italia ci sono 23 milioni di famiglie. La famiglia media paga circa 80 euro l'anno per gli incentivi alle rinnovabili, quindi tutte insieme contribuiscono per circa 1,9 miliardi di euro alla spesa: chi paga gli altri 8 miliardi? Le aziende piccole e medie. Forse un carico (ulteriore) di 8 miliardi sarebbe stato sopportabile in tempi normali, ma oggi rischia di non esserlo e comunque costituisce un facile bersaglio per interventi rapidi di alleggerimento, a costo politico basso.

Per rimediare alla distorsione degli incentivi, anch'io, come ho scritto, preferirei soluzioni più lungimiranti e razionali, come una carbon tax (ben fatta, però...), ma visto chi abbiamo al governo e visto che una decisione in merito agli incentivi arriverà probabilmente in autunno, se non in agosto, quando tutti sono distratti, inviterei gli operatori del settore delle rinnovabili a non limitarsi a esorcizzare l'ipotesi di un taglio retroattivo, perchè altrimenti finirà come con le continue modifiche ai vari conti energia e l'emanazione di provvedimenti ammazza rinnovabili del recente passato, con gli operatori delle rinnovabili che protestavano e protestavano a decisioni prese, senza riuscire a smuovere di un millimetro i politici ispirati dalle lobby dell'energia fossile.

Meglio quindi se si muovono in anticipo su questo tema, non contando come soluzione, come fai tu, sull'avvento del mondo perfetto, ma giocando la partita nel mondo reale, dove ci sono forze potentissime che giocano contro, nell'ottica quindi del "contenimento del danno" (per esempio, accordandosi perchè una parte del ricavato di una riduzione degli incentivi passati o loro maggiore tassazione, vada a finanziare l'imprenditoria giovanile nel settore delle rinnovabili) .

PS: ieri la Borsa di Madrid è crollata, trascinata in basso dai titoli di imprese dell'energia, dopo che sono uscite voci su una prossima e profonda riforma del sistema energetico del paese. Secondo te chi e come pagherà? E se lo farà Madrid, quanto ci vorrà perchè Italia segua?

O Alsarago

ma è inutile che continui a cercare il problema dove non c'è, lo hanno scritto, te lo hanno detto con dei dati reali e certificati e tu continui ancora, ma allora o ci fai o ci sei..scusa un pò.

Il costo dell'energia è al ribasso grazie alle rinnovabili , tale costo ha già ammortizzato la componente A3, ha prodotto 100 mila posti di lavoro, ha contribuito ad emettere meno Co2, ha contribuito a ridurre i malati di cancro, ha contribuito a creare un indotto enorme dove la ricerca fà altrettanto, riduce l'impatto sul clima, contribuisce a far risparmiare anche chi lo ha montato sul suo tetto e tu continui ancora, ma allora davvero sei poco credibile.

La carbon tax è giusta e serve per ridurre tutto ciò che è negativo per il clima e per le centinaia di voci/ragioni che ti stanno spiattellando davanti e che sono provate matematicamente e scientificamente, non solo ma la benzina costa tanto perchè ha accise enormi e altro che componente A3

Dai dai continua con la componente A3 che tra un pò dirai che il petrolio per i tuoi autrasportatori aumenta per colpa del fotovoltaico.

Ma nn ci faccia ridere.

In Italia và riformata tutta la gestione dell'energia perchè mal gestita ( Monopoli di stato ancora esistenti ) ...ti ricordo poi che chi gestisce l'elettricità si sta muovendo per vendere impianti fotovoltaici nel frattempo che voi petrolfuns continuate a cercare di abbindolare il prossimo.

Artizzu esclude la

Artizzu esclude la possibilità che si metta mano retroattivamente agli incentivi del Fv, dicendo che bisognerebbe invece puntare pagarli tramite una carbon tax.

Io potrei anche essere d'accordo sul principio, ma non sul considerare questa una proposta pratica, perchè:
1) Comunque la carbon tax risulterebbe più pesante del lecito, dovendo rimborsare anche gli incentivi esagerati del 2010-11
2) Le possibilità che si carichino ulteriormente i carburanti fossili sono praticamente zero: con i fossili si muove l'autotrasporto e si appesantirebbe il prezzo di tutto quello che acquistano le famiglie (soprattutto le più povere), per eliminare 7 euro al mese di bolletta elettrica. Le imprese forse sarebbero anche contente, avendo consumi elettrici ben più pesanti sul loro bilancio, le famiglie no di certo.
3) Continuando così, Spagna docet, lasciando marcire la situazione, finirà che si arriverà a un colpo di mano per disperazione, con tagli drastico retroattivo di tutti gli incentivi o forme più sfumate, di tassazione degli stessi. I tempi non sono adatti ai distinguo e presto diventerà chiaro che alleggerire le imprese dei miliardi di sostegno alle rinnovabili, è una strada politicamente percorribile, andando a colpire un settore debole e non molto numeroso, anche a costo di una certa perdita di credibilità internazionale (tanto, peggio di così...)

Quindi, io, come già feci nel 2010-11 avvertendo gli operatori del FV di intervenire loro, visto che non ci pensava il governo, per limitare la follia in corso, invece di far finta di nulla, consiglierei alle associazioni del settore di giocare di anticipo e proporre loro dei sistemi per limitare da subito il peso degli incentivi, anche correndo il rischio di creare un precedente.

Se non si vuole fare un taglio tout court degli incentivi, si possono trovare formule diverse che portino allo stesso risultato complessivo.

Per esempio aumentando il prelievo fiscale sui grandi impianti (tutti o solo quelli che ricevono incentivi sproporzionati rispetto al loro costo, se comparati a quelli degli anni precedenti o successivi), e destinando i proventi alla riduzione della A3. Si tratta di una perequazione, non di una rapina...

Oppure evitando di pagare ai produttori incentivati (sempre tutti o solo quelli del periodo incriminato), la parte derivata dalla vendita del kWh in Borsa, che potrebbe finire invece in un fondo per la riduzione delle bollette elettriche delle imprese. Insomma, già si paga il loro MWh in bolletta 300-350 euro, bisogna pure aggiungergli i 60-70 del PUN?

O, almeno, facendo pagare ai produttori da rinnovabili non programmabili, i costi di sbilanciamento che provocano, così da spingerli a migliorare i sistemi di previsione e dotarsi di sistemi di accumulo.

Insomma, si riuscisse in qualche modo a recuperare rapidamente circa 1 mld degli incentivi annuali e trasformarli in uno sconto sull'elettricità per la sola industria, probabilmente si darebbe una mano al sistema produttivo e si eviterebbe che in futuro, di fronte all'aggravarsi della crisi, si intervenga con mano ancora più pesante.

per adesso

conosciamo soltanto la natura ( che storpiatura questo nome in questo contesto ) dei prenditori legati al petrolio.

Artizzu guarda sempre avanti...

... e io leggo sempre con molta attenzione e rispetto ciò che scrive, però questo articolo lo prendo più come una provocazione. Ma è sicuro di conoscere bene la natura degli imprenditori (prenditori?) delle rinnovabili in Italia e non?

Una idea che mi è sempre

Una idea che mi è sempre sembrata buona, ma che, per quanto ne so, non viene applicata (ma lo potrebbe essere in futuro se ci fosse il "capacity payment"), è quella delle "centrali virtuali: in pratica accordi fra centrali rinnovabili programmabili, geo,idro o bio, e non programmabili, vento, sole, di potenza pressochè uguale.
Le "centrali virtuali" garantiscono una produzione base load, anche sul mercato del dispacciamento, compensando la presenza della fonte non programmabile, con quella programmabile, oltre a potenze di picco più elevate quando servono e sono presenti entrambe le fonti.
L'accoppiata mi sembra particolarmente adatta per le bio, che quando c'è la fonte non programmabile, possono risparmiare il combustibile, e utilizzarlo quando l'altra viene a mancare.