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Un grande Obama rilancia la battaglia contro i cambiamenti climatici

Il discorso di Barack Obama sulla riduzione delle emissioni di gas serra e sulla politica energetica, a prescindere dagli specifici obiettivi, è un segnale forte alle lobby dei fossili, ai negazionisti del clima e al Congresso. Un messaggio che chiede a tutti di sentirsi coinvolti: un appello alla mobilitazione dei cittadini per stimolare politiche virtuose di imprese e governi locali.

C’era grande attesa per il discorso di Obama sul clima sia per i riflessi sulle politiche interne, sia per le sorti dell’accordo globale sulle emissioni da raggiungere nei prossimi 18 mesi.

La necessità di un segnale forte era auspicata da molti per riuscire a raggiungere l’obiettivo indicato dagli Usa a Copenaghen (-17% al 2020 rispetto al 2005, vedi grafico) ed era largamente prevedibile, visto l’impegno sul “global warming” assunto dal presidente all’atto della sua rielezione e considerate le difficoltà su altri versanti (come il controllo delle armi, Siria, ecc.).

Obama è uno splendido comunicatore e il suo discorso alla Georgetown University, andato oltre le previsioni di larga parte del mondo ambientalista, segnerà il futuro della politica sul clima degli Usa e darà un impulso ad una eco-diplomazia internazionale in panne.

Sull’inutilità di discutere la fondatezza dei rischi il presidente è stato tranchant. Il 97% dei ricercatori è convinto dell’emergenza clima e, del resto,  gli Usa stanno già drammaticamente subendo le conseguenze di un mondo più caldo. Non ha quindi senso di perdersi in discussioni sul ruolo dell’uomo sul clima che assomigliano alle chiacchiere se la terra sia tonda o piatta. Un messaggio ai negazionisti che continuano a influenzare i media con posizioni totalmente isolate tra i climatologi di tutto il mondo.

Occorre dunque agire subito. Ma il presidente sa che il Congresso è bloccato e quindi disegna una strategia di attacco (The President's Climate Action Plan - pdf) su più versanti che prescinde da un improbabile accordo bipartisan. Utilizza le sue leve, ad iniziare dall’Environmental Protection Agency, che già ha emanato norme che dovrebbero raddoppiare l’efficienza dei veicoli per la metà del prossimo decennio, e che ora riceve il mandato di definire limiti alle emissioni delle centrali a carbone.

Obama lancia la battaglia al carbone”, è il commento di molti. E, in effetti, la riduzione delle emissioni di CO2 di un parco obsoleto come quello degli Usa è una priorità assoluta. Vengono poi alcuni annunci, come l’accelerazione delle autorizzazioni di progetti solari ed eolici sui terreni federali e l’impegno a fornire con le rinnovabili il 20% dell’elettricità di tutte le strutture governative entro il 2020 (qui avrebbe potuto osare di più).

Verrà inoltre data assistenza ai piani che diverse città e Stati stanno definendo per limitare i danni dei cambiamenti climatici. New York e New Orleans, ad esempio, hanno già subito impatti per decine di miliardi di dollari e si stanno attrezzando contro i rischi futuri.

Si rivolge poi ai molti Stati che da una costa all’altra si sono dati propri obiettivi sull’efficienza e sulle rinnovabili e alle oltre 1.000 città impegnate a contenere le emissioni climalteranti.  Si deve partire da lì, dalle buone pratiche sul territorio. It’s just time for Washington to catch up with the rest of the country. È il governo che deve inseguire. 

Ma c’è di più. Obama sa che, senza una forte spinta dal basso, i potenti interessi contrari bloccherebbero le politiche più avanzate. Fa quindi appello mobilitazione dei cittadini per stimolare l’avvio di politiche virtuose di imprese, governi locali, del Congresso stesso. Arriva a pronunciare la parola eversiva “Divest”, uno degli slogan di un movimento che sta facendo proseliti in molte università e città statunitensi con l’obiettivo di spostare i propri investimenti dalle multinazionali dei fossili alle rinnovabili.

Obama parla poi di uno dei temi più controversi, la “Keystone pipeline”, l’oleodotto che dovrebbe portare il petrolio prodotto dalle inquinanti sabbie bituminose canadesi al Golfo del Messico.  Come era prevedibile, il presidente non prende una decisione netta, ma afferma che il progetto potrà essere realizzato solo se si dimostrerà che non comporterà un peggioramento netto dal punto di vista climatico (impresa improba per i fautori dello sfruttamento delle tar sands).

Infine, è importante l’impatto del discorso a livello internazionale. I critici avevano evidenziato come la riduzione dell’uso interno del carbone negli ultimi due anni aveva comportato un aumento delle esportazione di questo combustibile. Su questo punto Obama prende un impegno forte: non finanziare più centrali a carbone all’estero sprovviste di tecnologia di cattura e sequestro del carbonio, una soluzione al momento solo sperimentale. Se anche la Banca Mondiale seguisse questa linea, gli scenari elettrici cambierebbero molto nei prossimi anni.

Ma il cuore della battaglia sul clima verrà dal raggiungimento di un accordo globale sul clima. Obama vuole che gli Usa riprendano la leadership nelle trattative, una posizione che avvicina la possibilità di un successo entro il 2015. Anche perché la Cina, sempre più lanciata sulle rinnovabili e sulla green economy, ha progressivamente cambiato atteggiamento.

La vecchia Europa, da sempre capofila delle battaglie sul clima, ultimamente si era un po’ appannata come dimostrano le defatiganti discussioni sugli obiettivi al 2030. La nuova posizione Usa rafforzerà la definizione di targets più ambiziosi.

We need a plan to lead the world in a coordinated assault on a changing climateRipartiamo da qua, anche nel nostro paese.





Commenti

La legge del più forte

vivo (da periferia) la vita di una corporate americana. Ho visto le lacrime del board quando il gas costava troppo e ho visto dei timidi cambi di strategia verso mercati tipo energy efficiency e rinnovabile e timidi interessamenti a materie prime su carbonio non fossile. Poi ho visto lente ri-deviazioni fino al completo ritorno al vecchio percorso, mano a manoche lo shale gas veniva avanti. Poi ho visto il borad consigliare al congresso di impedire l'export per lasciare il vantaggio competitovo negli states. Poi, data l'abbondanza di gas, li ho visti cedere un po' nei confronti di chi vuole exportare un po' di gas. Gli states vanno verso 30 anni di energia a buon mercato. E chi li schioda! Ecco perchè solo perdite ingenti nel versante finanza, accompagnato da un po' di supporto popolare, potrebbe far lasciare un po' di fossile sotto ai piedi. Ma non ci scommetto i miei 2 cents.

Obama

Concordo con la maggior parte dei commentatori. Se le chiacchiere di Obama si potessero trasformare in chilowattora, allora si che staremmo a posto!
Di bravi comunicatori ne abbiamo piene le scatole, ci interessano più i fatti.
Obama è quello che a parole difende le rinnovabili, salvo poi autorizzare esplorazioni petrolifere nel Golfo del Messino o in Alaska, shale oil - shale gas e magari pure il carbone!!

la legge del più forte

La mia teoria rimane sempre la stessa. Solo chiacchiere (facendo finta di cambiare, ma in realtà frenando). Un cambio sostanziale può avvenire solo a seguito di molte distruzioni, su più aree geografiche, contemporaneamente (abbiamo poca memoria) coinvolgendo il mondo finanziario e un bel po' di popolazione. Solo questo può accendere qualche piccolo razzo alle spalle di quelli come Obama. Loro hanno un particolare allenamento a salire sui razzi quando capiscono che non ne possono deviare il percorso. Al momento manca il propellente.

Vorrei essere ottimista come

Vorrei essere ottimista come Silvestrini, ma non credo proprio che Obama abbia la voglia e la forza di mettersi contro il Congresso e le varie lobby energetico-industriali, in un momento di appena ritrovata e timida crscita economica, per fare sul serio.

Perchè fare sul serio, in questo campo, vorrebbe dire non solo (eventualmente) bloccare il Keystone, ma anche proibire l'uso di derivati delle tar sands.
Vorrebbe dire non solo fare bei discorsi generici sul "futuro dei nostri figli", ma spingere perchè le compagnie americane e del resto del mondo, evitino di andare a trivellare nell'Artico.
Vorrebbe dire non solo alzare gli standard delle centrali a carbone, ma anche ostacolare l'export di carbone, altrimenti, come si è già visto, invece di bruciarlo negli Usa lo bruciano altrove, con effetti nulli.
Vorrebbe dire evitare di buttare via 8 mld di $ in sostegno ai progetti per il sequestro della CO2, che si sono dimostrati solo un modo per far guadagnare tempo all'industria dei fossili, evitandogli di dover fare scelte risolutive.

Insomma, Obama, continua a camminare sul filo della vaghezza e dell'ambiguità. Vedremo come metterà in pratica questi principi nei 3 anni di mandato che gli restano, ma se dovessi puntare su una casella, sceglierei quella del "Aspettarsi poco o niente"...

.... e intanto bene o male

.... e intanto bene o male fanno, decidono, costruiscono (i privati).
Da noi si continua a giocare a poliziotto buono (Minambiente) e poliziotto cattivo (MiSE)ed infelicemente si decresce.

E' bello leggere i vostri

E' bello leggere i vostri editoriali a commento di eventi potenzialmente epocali come questo, perche' al contrario della stampa legata a/finanziata dalle lobby dei fossili/nucleare voi siete equilibrati e completi.

Per puro caso nella finestrella "Find" di Firefox avevo la parola "nuclear" gia' scritta per una precedente ricerca... ho schiacciato "next" e nel testo del vostro articolo non c'e' una sola occasione nella quale l'abbiate (e Obama di riflesso l'abbia) nominata. OK, mi sono detto, e' veramente diventato "verde".

Poi scarico le 21 pagine di testo presidenziale, e cosa trovo?

Questo...(maiuscole mie, sia chiaro)

"By doing so, we will continue to drive American leadership in clean energy technologies, such as efficient natural gas, NUCLEAR, renewables, and clean coal technology."

... questo...

"This includes investment in a range of energy technologies, from advanced biofuels and emerging NUCLEAR technologies – including small modular reactors – to clean coal"

... questo...

"Support for the safe and secure use of NUCLEAR power"

... questo...

"NUCLEAR Power. The United States will continue to promote the safe and secure use of NUCLEAR power worldwide through a variety of bilateral and multilateral engagements. For example, the U.S. NUCLEAR Regulatory Commission advises international partners on safety and regulatory best practices, and the Department of Energy works with international partners on research and development, NUCLEAR waste and storage, training, regulations, quality control, and comprehensive fuel leasing options. Going forward, we will expand these efforts to promote NUCLEAR energy generation consistent with maximizing safety and nonproliferation goals."

Ah!... se qualcuno in redazione ha tempo potrebbe magari avvisare anche l'utente "enrico" di quanto ha detto Obama sul "Nxxxxxx"? Grazie.

R.

Confronti (impietosi!)

Per essere certi della sua più completa sincerità bisognerebbe entrare nel suo cervello. Comunque averlo, in Italia, un Premier che facesse un discorso così !!

Concordo in pieno con una

Concordo in pieno con una vostra affermazione: Obama è uno splendido comunicatore !!!

A parole è bravissimo e riesce a farsi perdonare (anche da voi) che nei fatti fa quasi sempre il contrario.