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La guerra a rinnovabili e autoconsumo spiegata con la bici

La proposta dell'Autorità per l'energia di far pagare gli oneri di sistema anche sull'energia autoconsumata è una grave minaccia per la generazione distribuita da rinnovabili. Con un esempio molto semplice e un position paper più tecnico Ater spiega perché sarebbe ingiusto e dannoso per il Paese e il sistema energetico.

La proposta dell'Autorità per l'energia di far pagare gli oneri di sistema anche sull'energia autoconsumata è una minaccia pesante per la generazione distribuita da rinnovabili. Mette a rischio il modo efficiente e sensato di produrre energia da rinnovabili senza bisogno di incentivi: produrla laddove serve, senza passare per la rete. Su queste pagine ne abbiamo parlato ampiamente (vedi qui). Ater, l'associazione dei tecnici delle energie rinnovabili, contribuisce al dibattito con un esempio molto semplice e un position paper più tecnico (allegato in basso), spiegando perchè far pagare gli oneri sull'autoconsumo sarebbe ingiusto e dannoso per il Paese e per il sistema energetico.

È meglio continuare a bruciare gas e carbone di pochi o utilizzare risorse rinnovabili per tutti? Oggi alcuni impianti ad energia rinnovabili non hanno più necessità di incentivi rispetto all'acquisto di energia dalla rete, per la maggior parte proveniente da fonti inquinanti. Tutti felici quindi, perché globalmente si inquina meno e si spende meno. Tutti eccetto quei pochi che hanno investito in grandi centrali inquinanti e che vedono erosa la loro aspettativa di vendita sul mercato del'energia elettrica. Vogliamo raccontarvi i fatti partendo da un esempio, forse un po’ fantasioso, forse provocatorio, ma forse no. Lo deciderete alla fine del ragionamento.

Supponiamo che domattina decidessimo, per risparmiare benzina e per non inquinare, di andare in bicicletta al lavoro perlomeno quando possibile. Supponiamo che questo comportamento virtuoso venisse, nel giro di qualche tempo, adottato da una parte sempre più grande di cittadini che lasciando parcheggiata la propria auto, o anche riducendo la richiesta di mezzi pubblici, eviteranno globalmente di consumare carburante e soprattutto di inquinare in atmosfera.

Sarebbe molto bello. E’ il Protocollo di Kyoto che chiede dal 1997, a noi paesi industrializzati, di ridurre le emissioni climalteranti responsabili dei cambiamenti climatici. E’ la stessa Europa d'altronde che ce lo impone con le Direttive e le relative sanzioni in caso di non raggiungimento delle quote di emissione massime prefissate. Siamo, del resto, noi cittadini che abbiamo fatto una scelta chiara e decisa verso le fonti rinnovabili con un NO secco al nucleare in favore di una generazione sempre più verde, libera, distribuita sul territorio a misura di utenza.

Tutti contenti quindi, o meglio quasi tutti. Ovviamente quei pochi che traevano legittimamente profitto dalla vendita del carburante vedono erosa una parte di entrate, e probabilmente dovranno scontare un allungamento nei tempi di ritorno sull’investimento fatto. Ma fin qua nulla di strano, capita e deve succedere sul libero mercato. Supponiamo quindi che a questo punto, per compensare questi mancati guadagni causati dai ciclisti ecologici venga alzato il prezzo di vendita del carburante a scapito degli utilizzatori tradizionali. E anche questo ci sta, è regola di buon senso oltre che applicazione del principio comunitario secondo chi più inquina più deve pagare.

Cosa succederebbe se, invece, queste mancate vendite di carburante venissero risarcite dai veri diretti responsabili, ovvero i virtuosi ambientalisti su due ruote? E paradossalmente con una tassa proporzionale ai chilometri verdi percorsi, ovvero ai consumi evitati? E questo solo per l’incapacità di un sistema diventato obsoleto e troppo lento per rispondere alle nuove impellenti dinamiche ambientali ed economiche.

E’ una storia surreale? Un’iperbole di fantasia? Bene. Vediamo cosa sta accadendo oggi nella realtà. L’AEEG, l’Autorità di garanzia del mercato dell’energia italiano, sta affermando da qualche mese in maniera sempre meno vaga, che il dispositivo di gestione del sistema elettrico nazionale è oggi troppo a favore delle rinnovabili. Una legittima valutazione. Ma va curiosamente oltre il suo ruolo nel momento in cui fornisce al legislatore suggerimenti non richiesti per modificare le regole, affinché i costi di mantenimento e sviluppo della rete e del sistema elettrico globale (in massima parte costituito da centrali alimentati da fonte fossile) non siano più ripartiti in base ai prelievi di elettricità dalla rete, ma anche sui consumi di tutti coloro che si autoproducono l’energia di cui hanno bisogno con un proprio impianto ad energia rinnovabile.

Un’idea singolare, ma le cui implicazioni sarebbero spaventose. Si tratterebbe di una tassa mascherata e retroattiva per tutti coloro che virtuosamente hanno investito i propri soldi in impianti a fonti rinnovabili per i propri autoconsumi (dal piccolo impianto familiare al grande impianto industriale) e che vedono cancellato con un colpo di spugna l’atteso e sacrosanto ritorno economico. Un atto che avrebbe la facoltà di minare l’essenza stessa della tanto auspicata, generazione distribuita, sostenibile e democratica, libera e alla portata di tutti.

ATER, Associazione Tecnici Energie Rinnovabili

Il position paper di Ater in cui si spiega la questione nel dettaglio (pdf)

 

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credit photo: Don Grimberg via flickr





Commenti

Ma infatti nel documento

Ma infatti nel documento (pag. 6) è scritto che i SEU sono esentati (come prevede la legge). Ciò che l'AEEG fa non è applicare gli oneri all'energia autoconsumata per i SEU, ma proporre di farlo in avvenire.
Cioè proporre al Parlamento (o, per precisione, valutare se proporre) di cambiare la legge in tale direzione.
Del resto questo è un Documento di Consultazione, quindi la sede giusta per proporre ipotesi.
E' a questa ipotesi, nella forma prevista della risposta alla richiesta di osservazioni, che si può avanzare obiezioni a questa valutazione dell'Autorità che escluderebbe un decisivo vantaggio per i sistemi diffusi di autoconsumo in favore del modello tradizionale. Nel far ciò limitando la concorrenza (AGCM) e allontanando la "parity" proprio quando sono stati fatti enormi investimenti per renderla possibile.

Vi sottopongo un mio dubbio,

Vi sottopongo un mio dubbio, perchè vedo che tutti ribadiscono che l'AEEG sta proponendo di far pagare gli oneri su tutta l'energia consumata.

In realtà però se si legge pag. 33 del DCO 209-13 (andando dunque oltre alla lettura delle premesse e delle introduzioni varie) si trova che per SEU e SESEU "le componenti tariffarie (ivi inclusi gli oneri generali di sistema) espresse in centesimi di euro/kWh siano applicate: ... all’energia elettrica PRELEVATA" e non a quella consumata come invece proposto per gli altri ASSPC.

Cosa ne pensate?

Daniele, credo sia solo

Daniele, credo sia solo l'energia autoconsumata, perchè l'altra, immessa in rete, finirà nella bolletta di qualcuno che ci pagherà gli oneri.

Se facessero pagare gli oneri su tutta l'energia FV prodotta, quella immessa in rete li pagherebbe due volte...ora non esageriamo con le punizioni per il solare...

domanda

Io non capisco però. L'AEEG vuole fare pagare gli oneri di sistema sull'energia prodotta e direttamente autoconsumata (ad esempio in una bella giornata di sole) o su quella scambiata (ad esempio prelevata dalla rete la notte e poi rimborsata con SSP)? Ho letto anche gli articoli precedenti ma non ho capito bene. Qualcuno potrebbe spiegarmelo per favore?

Evgalois, mi hai preceduto,

Evgalois, mi hai preceduto, stavo per scrivere che appunto il mio paragone della bicicletta è più calzante di quello dei pomodori, perchè il punto non è rimborsare i venditori del calo di vendite del prodotto, ma il fatto che il costo delle infrastrutture grava sempre più su chi usa l'auto (o la rete elettrica) a tempo pieno, e sempre meno su chi usa sempre più la bicicletta (o il fotovoltaico).
L'idea dell'AEEG di rimediare caricando la produzione FV degli oneri di rete e sistema, corrisponde a quella di dotare (a spese del proprietario) ogni bicicletta del suo bel contatore, per caricare sui chilometri che compie pedalando, il costo delle infrastrutture di approvvigionamento e distribuzione della benzina.
Ma sia nel caso della bicicletta che del fotovoltaico, non si capisce la logica del penalizzare chi ha compiuto un "sacrificio" economico e che usa una risorsa innocua e gratuita (propri muscoli o luce solare) per attrezzarsi in modo da non usare più una risorsa fossile, andando nella direzione auspicata, a parole, da tutti i governi mondiali.

Il paragone della bicicletta

Il paragone della bicicletta è più che calzante ma manca un pezzo per completare il paragone con le rinnovabili.

Il venditore di carburante, che si ritrova a vendere molta meno benzina, viene però obbligato a mantenere intatta l'infrastruttura di pompe di benzina e persino l'infrastruttura di raffinazione e trasporto deve rimanere dimensionata come se l'usassero tutti.

Perchè se piove per 3 settimane gli utenti di bicicletta devono poter usare l'auto e trovare la benzina immediatamente, negli stessi posti e nella stessa quantità.

Nel paragone incompleto dell'articolo, l'obbligo a mantenere pompe di benzina e produzione sarebbe l'obbligo per le fonti fossili a fornire energia elettrica quando il fotovoltaico non può produrre per stagione e/o tempo avverso. Infatti chi ha un impianto non collegato alla rete non ha certo niente da temere.

E'vero!

Confermo!!! La metafora della bicicletta è di un utente, la si è letta qualche giorno fa tra i commenti ad un altro articolo di QualEnergia!

Anche se quella dei pomodori coltivati nell orto, da tassare perche il facinoroso che lo fa pretende di usare solo saltuariamente il supermecato e il fruttivendolo, rimane la mia preferita.. :-)

Ehi, quelli dell'Ater mi

Ehi, quelli dell'Ater mi hanno fregato la metafora!

Vedere commenti in: http://qualenergia.it/articoli/20130529-oneri-sull-autoconsumo-il-fotovo...

La mia versione era anche più raffinata...voglio che i diritti d'autore! ;-)